Ridateci la Scala mobile
(12 marzo 2006)
E' partita ieri la raccolta di firme
sulla proposta di legge di iniziativa popolare per
l'istituzione di «una nuova scala mobile». E val la pena di
dare visibilità a questa impresa che ha il merito di mettere
fra i piedi dei «programmi» delle forze politiche, e delle
convenienze dei grossi sindacati confederali, un problema
cruciale che affligge da tempo lavoratori e pensionati: il
declino del loro reddito. La proposta di legge è aggiornata
alle condizioni attuali del lavoro: e infatti all'articolo 1
chiarisce che si tratta di adeguare automaticamente alla
crescita dell'inflazione registrata dall'Istat sia le
«retribuzioni» dei lavoratori «dipendenti» pubblici e
privati, sia dei cococo e cocopro, e dei soci di
cooperative.
A sottoscrivere la proposta, già depositata alla Corte di
Cassazione, è la galassia di sindacati di base, dalla
Cib-Unicobas a Cnl, Cub, Sincobas, Sult, Confederazione
Cobas, e - unica nella Cgil - la Rete 28 Aprile. Aderiscono
Attac, associazioni dei comsumatori e degli inquilini,
Action, Asia, Unione inquilini, e tra le forze politiche Prc,
Pdci, Verdi, e Socialismo 2000 (la sinistra Ds che fa
riferimento a Cesare Salvi).
Merito di questa iniziativa è il segnalare una causa precisa
in quel dato che molti deprecano: ossia la discesa
dell'Italia al 12° posto, davanti solo a Portogallo e
Grecia, per la consistenza dei salari reali - in un'epoca in
cui aumentavano altrove in tutt'Europa.
Questa causa, è la perdita costante di potere d'acquisto
subita da salariati e pensionati (-13,3% gli impiegati, - 9%
gli operai) a partire da quell'accordo del `92 tra il
governo Ciampi, la Confindustria e Cgil, Cisl, Uil, che
eliminò la scala mobile e perfezionò poi l'anno dopo la
sanzione degli accordi centrali sulla «politica dei
redditi».
La scala mobile fu sostituita dalla «contrattazione», che
doveva strappare nel confronto con gli imprenditori un
risarcimento del potere d'acquisto perduto, misurandosi
addirittura con un indice finto: l'«inflazione programmata»
stabilita dai governi, ben lontana dall'inflazione reale.
Questo è costato lotte infinite e scioperi, per non riuscire
mai a raggiungere l'obiettivo. Ora c'è da chiedersi perché
Cgil, Cisl, Uil non accolgano questa proposta di legge: una
spiegazione può essere la relativa generale maggior
debolezza sindacale che fa preferire la legittimazione a
essere titolari di una trattativa sull'inflazione nei
contratti nazionali, perché non sono in grado di dedicarli
al recupero di altre voci del salario.
Carla Casalini (IL Manifesto 11 Marzo 2006)
fonte: http://www.ilmanifesto.it/