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Cooperative - Unipol
- BNL
pubblicato su http://www.attac.it/
il 2 marzo 2006
Dopo i pronunciamenti dei vari organi d’informazione e degli uomini
politici penso sia opportuno aprire una riflessione su questa
vicenda.
1) in quale contesto socio economico siamo ? siamo, da un punto di
vista ufficiale, in una fase di transizione da un’economia mista ad
una di mercato. In realtà viviamo la ristrutturazione del capitale
che si trova a dover fare i conti con una produzione con un basso
valore aggiunto (vedi mancanza di innovazioni rivoluzionarie e
mutamenti nei rapporti di scambio ) ed il tendenziale azzeramento
delle distanze che attraverso la finanziarizzazione, quindi la
traduzione in danaro di ogni fattore produttivo, permette una rapida
delocalizzazione industriale.
2) il processo di concentrazione e complessificazione delle
attivita’ economiche tende sempre più a disgiungere i possessori di
capitale dai gestori dell’attività produttiva da cui il dilagare di
amministratori delegati e manager vari che si possono
tranquillamente assimilare a moderni soldati di ventura.
3) I principi del movimento cooperativo enunciati nel 1936 dal
congresso di Parigi dell’Alleanza Cooperativa Internazionale e
gradualmente recepiti nelle legislazioni nazionali sono:
libera ammissione dei soci
controllo democratico
ristorno
interesse limitato al capitale
neutralità politica e religiosa
vendita a contanti
sviluppo dell’educazione
In questo quadro, che ho estremamente sintetizzato si inserisce la
nostra vicenda
b) le cooperative sono società a capitale variabile caratterizzate
dallo scambio mutualistico. Ossia l’attività deve essere a vantaggio
dei soci o svolta direttamente dai soci a seconda se si tratta di
cooperative di consumo o di produzione
c) pagate le tasse (IPEG e IRES ) l’utile nelle cooperative viene
accantonato in sospensione d’imposta a riserva indivisibile dedotto:
il 3% da versare al Fondo nazionale per la promozione cooperativa,
il 30% accantonato sempre ogni anno a riserva legale, un eventuale:
ristorno, remunerazione del capitale e dividendo ( nelle misure
previste per legge art.2514 c.c. )
d) allo scioglimento della cooperativa l’intero patrimonio deve
essere devoluto a fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo
della cooperazione ( art.2514 punto d )
e) questo meccanismo della non distribuzione degli utili, ma del
loro reimpiego nella cooperativa permette di capitalizzare le
aziende e di trasferire il patrimonio da una generazione all’altra
di soci
E’ dunque chiaro che le cooperative non hanno nulla a che vedere col
concetto di carità, ma col concetto di scambio mutualistico ossia di
attività a favore dei soci che sono i proprietari della cooperativa
e gl’imprenditori di se stessi. Il fatto che generalmente le
cooperative abbiano iniziative a favore di terzi, le quali vanno
dall’ospitare gratuitamente nei propri locali le bande musicali al
sostenere economicamente iniziative a favore del terzo mondo o
donare ai comuni opere d’interesse collettivo, è la conseguenza del
fatto che sono figlie delle vecchie società di mutuo soccorso.
Infatti nel movimento cooperativo s’incontra normalmente la
convinzione che si può svolgere un’attività economicamente valida
senza sfruttare il prossimo; ciò a condizione che siano cooperative
vere e non un paravento per usufruire di agevolazioni varie.
MA ALLORA COSA È CAPITATO?
Molto semplice: la regola per una banca è imprestare i soldi a chi
li ha ossia a colui che può garantirne la restituzione; l’adozione
dei parametri di Basilea 2 non fa che razionalizzare questo
concetto. Un’azienda se non vuole essere marginale deve poter
investire per stare sul mercato ed in ogni caso ha bisogno di un
volano finanziario di cui sovente non dispone che in parte (è
significativo l’indice d’indipendenza finanziaria delle aziende
italiane, le cooperative rientrano nella fascia medio bassa ) È in
questo quadro che le cooperative aderenti alla Lega delle
Cooperative e Mutue hanno deciso attraverso l’UNIPOL, che è una spa
con la maggioranza del capitale posseduto dalle cooperative, di “
comprare “ la Banca Nazionale del Lavoro.
Quindi: le cooperative posseggono il 100 per 100 della loro
finanziaria HOLMO che detiene il controllo di FINSOE (finanziaria
partecipata anche da altri soggetti tra cui il Monte dei Paschi )
che a sua volta possiede oltre il 50 per cento di UNIPOL Occorre
osservare:
1) se le cooperative controllassero la BNL si avrebbe una situazione
atipica perchè un sistema di aziende che non è strutturato per
distribuire utili, ma per patrimonializzare, verrebbe ad avere un
peso rilevante nel sistema finanziario del paese
2) il sistema cooperativo non è un’azienda ma una galassia d’imprese
operanti in tutti i settori per cui dal punto di vista della
concorrenza è difficilmente attaccabile mentre può dare fastidio.
Infatti tra cooperative vale il principio della solidarietà, non per
salvare quelle decotte che si mettono in liquidazione volontaria o
coatta, ma per affrontare difficoltà o risolvere problemi comuni ad
esempio approvvigionamenti.
3) I fatti su cui la Magistratura indaga non sono caratteristici del
movimento cooperativo, ma potrebbero dirsi caratteristici del
sistema economico sociale in cui viviamo ed è su questo che vale la
pena di riflettere.
A mio avviso parlare di codice etico è come gettare fumo negli occhi
e la stessa cosa vale per la moralizzazione della politica. In
questa vicenda penso che occorra analizzare :
le cause del venir meno di un effettivo controllo dalla base anche
nel movimento cooperativo e quindi la tendenza a delegare
a chi conviene che il movimento cooperativo non controlli una grande
banca
la scelta dei dirigenti su quali basi viene fatta? E’ opportuno un
avvicendamento negl’incarichi?
gli organi di controllo, comprese le società di revisione, quali
limiti evidenziano ?
Invece di parlare di separazione tra politica ed economia non
sarebbe opportuno ribadire il contrasto tra interessi privati e
funzioni pubbliche ?
la privacy? se si opera per il meglio non c’è nulla da nascondere.
Il problema non sta forse nella strumentalizzazione e nella penuria
di momenti collettivi, non mediatici, di approfondimento e dibattito
dei problemi?
IN CONCLUSIONE
La conclusione della vicenda UNIPOL-BNL che si sta delineando vede
una generale soddisfazione: tutti guadagnano. In realtà dal punto di
vista economico ciò è vero, ma da un punto di vista se non vogliamo
chiamarlo politico diciamo socio-economico è altrettanto vero? Se lo
slogan “ un altro mondo è possibile” non è una semplice utopia, ma
una strada lungo la quale si costruiscono soluzioni che permettano
una maggior vivibilità di questo mondo, dobbiamo dire che la
soluzione della questione Unipol - Bnl è stata una sconfitta del
movimento cooperativo. Infatti, sì, le cooperative portano a casa un
pò di soldi, ma nel contempo viene affermato che pur operando in un
libero mercato esse non hanno le condizioni per entrare nella grande
finanza. Questo ci fa constatare ancora una volta che chi opera
fuori dalla logica del profitto visto come arricchimento individuale
non è in armonia col sistema e quindi non può partecipare a pieno
titolo alla competizione economica. Infatti le cooperative ricavano
dal loro operare dei profitti, ma essenzialmente li capitalizzano in
modo collettivo in quanto patrimonializzazione dell’impresa, è
questo che non può essere accettato.
Penso che prendendo spunto da questa vicenda e considerato che la
insufficiente patrimonializzazione delle aziende è un problema reale
il quale rende difficoltosi gli investimenti, si potrebbe esaminare
una proposta che ponga in sospensione d’imposta sino al 50% degli
utili investiti in azienda con il vincolo, in caso di liquidazione,
della devoluzione della riserva che si verrebbe a creare nel tempo,
ad un fondo per lo sviluppo industriale. È una proposta da valutare
sotto vari aspetti tra cui l’impatto fiscale, ma penso valga la pena
di ragionarci sopra.
Giovanni Cotto, Attac Torino
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