Il Paese è al bivio

 

Un paese "al bivio", che ha bisogno di un "profondo cambiamento di volontà, indirizzi, scelte, strumenti e priorità", altrimenti "è destinato a restare indietro e dividersi". Questo il giudizio del segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani nella relazione d'apertura del congresso nazionale a Rimini. "Un giudizio impietoso, ha detto Epifani, ma che non si basa su un pregiudizio ideologico e di parte. 'Quando anni fa avvertimmo il rischio di declino industriale - ha proseguito il segretario generale -, vi fu chi ci spiegò che l'Italia era alla vigilia di un nuovo boom economico. Era però chiaro a tutti che non era colpa della Cina e dell'euro, perché gli altri paesi europei continuavano comunque a crescere'. Epifani ha poi aggiunto che 'stamani è arrivata la notizia che il paese è fermo, che il pil 2005 è pari a zero'. Aggiunge poi che 'i cinque anni di questa legislatura presentano la crescita media più bassa di tutta la storia d'Italia'. 

Il leader della Cgil traccia anche un bilancio di questi cinque anni di governo. 'Il bilancio di questi cinque anni ci dice onestamente che il disegno di far ripartire il paese con la riduzione delle tasse e i premi fiscali verso patrimoni e rendite, e con la riduzione dei diritti del lavoro è fallito', ha detto dal palco, ricordando come sono altrettanto fallite le scelte di cancellare il dialogo sociale, il confronto con le controparti, il rispetto verso la funzione collettiva della rappresentanza sociale. Ha poi aggiunto: 'Più individuo, più patrimoni, più mercato senza regole non sono la soluzione ai problemi del paese, ma componenti più profonde della sua crisi'. Epifani quindi invita tutti a rimettere al centro il lavoro e la sua qualità, 'determinando le condizioni per una via alta allo sviluppo, fondata sull'innovazione, la ricerca, la conoscenza, il trasferimento tecnologico'. Epifani è poi tornato sulla critica al governo: "Il disegno di far ripartire il paese con la riduzione delle tasse e i premi fiscali verso patrimoni e rendite, e con la riduzione dei diritti del lavoro è fallito". A pagare il prezzo più alto "è stato il Mezzogiorno, soprattutto i giovani del sud in cerca di lavoro. Il governo ha tentato di presentare un'immagine del paese dove l'occupazione cresceva, in realtà l'aumento degli occupati è dovuto alla regolarizzazione degli immigrati e confronti più omogenei delle statistiche mostrano invece una riduzione delle unità lavorative".

Epifani ha continuato ricordando che 'l'Italia è ultima in aumento della produttività, crescita della competitività globale' e in molte altre classifiche, mentre l'Italia è prima 'in inquinamento, costo dell'energia, debito pubblico, rischi di povertà, incidenti e morti sul lavoro, mentre è seconda per disoccupazione giovanile'. Da qui una forte bocciatura dell'attività del governo: 'L'Italia resta su un piano inclinato, questi cinque anni hanno aggravato la nostra condizione'.


Un nuovo patto fiscale

Epifani ha quindi avanzato la proposta di un 'nuovo patto fiscale'. Occorre reperire risorse 'da destinare agli investimenti, all'istruzione, al welfare', occorre 'ripristinare una giustizia fiscale nel nome del principio che chi più ha più paga, che non vi debbono essere più condoni, che va combattuta l'evasione'. Per Epifani occorre anche 'riequilibrare la tassazione fra rendite, patrimoni e redditi da lavoro' e 'restituire il drenaggio fiscale e sostenere anche fiscalmente i rediti da pensione' e 'operare una fiscalizzazione contributiva sui salari più bassi'. Ha poi aggiunto: "Su questo terreno, se Cisl e Uil fossero d'accordo, come penso, insieme dovremo fare il primo passo, ossia chiedere al governo che uscirà dalle elezioni, se avrà questi obiettivi nei suoi impegni di programma, un confronto in questa direzione, dando la disponibilità a negoziare e a definire, se ve ne saranno le condizioni, un accordo di legislatura". Per la Cgil questo significa "che non vi potranno essere due tempi, prima il risanamento e poi il resto, e che il governo dovrà in questo modo sostenere esplicitamente i redditi da pensione e quelli da lavoro dipendente".


Andare oltre la legge 30
Riguardo le leggi approvate dal governo, Epifani, dopo aver bocciato quella sul risparmio e la riforma Moratti della scuola, ha aggiunto che bisogna 'andare oltre la legge 30, ribaltandone la filosofia, cancellando tutte le norme che precarizzano il rapporto di lavoro, favoriscono la destrutturazione dell'impresa e indeboliscono la contrattazione collettiva'. Il leader della Cgil ha poi aggiunto che la normale forma di lavoro debba essere il contratto a tempo indeterminato, limitando altre forme di contratto all'eccezione e "qualificando le forme di ingresso al lavoro con effettivi e qualificati percorsi formativi". Per Epifani non dovranno più esservi "costi diversi e più bassi per le forme di lavoro flessibili".


L'Unione risponde alle nostre richieste

La proposta politica della Cgil viene avanzata anzitutto al centrosinistra, dice Epifani dal palco di Rimini. 'Quasi un anno fa i dodici segretari confederali indirizzarono una lettera a Prodi esprimendo preoccupazione per la situazione del Paese e chiedendo un programma di radicale cambiamento. Oggi che il programma dell'Unione è stato varato, la Cgil può dire di trovarvi una risposta positiva a quella lettera. Di scoprirvi una valutazione dello stato del paese comune, una volontà di cambiare rapidamente, per non rassegnarsi al declino, una disponibilità a un rapporto positivo con le organizzazioni sindacali'. Epifani ha detto che pesa 'sull'Unione una grande responsabilità, che si può definire storica: quella di fare prevalere nel consenso democratico la necessità di questa svolta, e in questo caso di assicurare con serietà e rigore l'opera della ricostruzione'. per questo, la Cgil chiede al futuro governo dell'Unione 'non una politica dei cento giorni, ma dei tremila'.


Il contratto nazionale resta centrale
Riguardo la contrattazione, Epifani ha detto che per la Cgil 'il contratto nazionale resta la forma più moderna ed efficace per regolare norme, diritti e doveri del rapporto di lavoro su tutto il territorio nazionale e per concorrere alla difesa e all'incremento in maniera uniforme del potere di acquisto delle retribuzioni. Senza questo, la media delle retribuzioni è destinata inevitabilmente ad abbassarsi'. Epifani ha quindi ribadito che 'il sistema di regole contrattuali deve essere uno per tutti i settori pubblici e privati' e che il livello nazionale 'non può essere messo in alternativa alla qualificazione della contrattazione decentrata, scelta oggi ancor piu' importante e fondamentale di fronte alle trasformazioni nell'organizzazione del lavoro, nei confini dell'impresa, e nella condizione dei lavoratori'. Epifani ha anche detto che il documento inviato da Confindustria ai sindacati sulla riforma del modello contrattuale non lo convince: "Il contratto nazionale è visto in modo troppo parziale e riduttivo. In tema dei conflitti di lavoro, la Confindustria propone interventi che ne restringono unilateralmente il ricorso, chiede arbitrati obbligatori e sorvola sulla responsabilità che le imprese hanno avuto nel determinarli. Infine, insiste molto sulle politiche di riduzione del cuneo fiscale contributivo e di vantaggi fiscali per il Mezzogiorno. Su questo il confronto può invece essere reciprocamente utile".


Unità sul modello contrattuale

Riguardo la questione della riforma del modello contrattuale, Epifani ha detto che 'non servono scorciatoie', bensì occorre 'avere pazienza e riprendere il filo della ricerca unitaria'. Ha poi aggiunto, rivolgendosi ai vertici di Confindustria, Cisl e Uil presenti in sala: 'Davvero non vedo scorciatoie. Trattare senza merito condiviso non ha senso. Espone il sindacato a rischi di accordi separati o al fallimento del confronto, sottrae ai lavoratori la possibilità di condividere una proposta di riforma e di convalidare la scelta'. Epifani ha ricordato che 'vi sono differenze anche tra le posizioni di Cgil, Cisl e Uil', non soltanto quindi con Confindustria, e 'come sempre, in presenza di opinioni diverse, le distanze possono ridursi o allargarsi secondo le volontà e la disponibilità dei rispettivi punti di vista', ma che 'se c'è davvero interesse su questi temi il confronto e il lavoro devono andare avanti, senza farsi condizionare dai problemi su cui oggi non c'è ancora accordo. In caso contrario, nella logica del tutto o nulla, ci ritroviamo il nulla'. 

La Cgil
Il segretario ha quindi esortato la confederazione ad "avere la forza di guardare dentro di sé e riprogettare se stessa, la propria organizzazione, le proprie modalità di lavoro". "Siamo una struttura organizzativa - ha detto il segretario - mutuata dalla storia del fordismo, e pur confermando le due matrici storiche delle strutture di categoria e di quelle orizzontali, dobbiamo realizzare forme di lavoro a rete e sinergie, capaci di rappresentare quel mondo del lavoro che non incontriamo, affermando realmente una centralità dell'azione e del progetto nel territorio". Per Epifani, su questi problemi, "è giusto prevedere una conferenza organizzativa apposita, che questa volta non possiamo più rimandare".

'Va fatto ogni sforzo perché il congresso nazionale possa chiudersi nel segno dell'unità' ha detto Epifani dal palco, ricordando che 'tutti i congressi svolti si sono chiusi con documenti unitari. Solo in tre congressi c'è stata una differenzazione del voto delle liste per l'elezione dei comitati direttivi. Resta inteso che il nostro congresso è libero e sovrano e deciderà in piena autonomia e responsabilità'. 

Il congresso del Centenario
In conclusione, Epifani ha ricordato che questo Congresso cade nell’anno del Centenario della Cgil. Ha quindi ripercorso brevemente la storia della Cgil, “che non è solo la nostra ma appartiene a tutti” ha detto: il fascismo, gli scioperi del 1943-45, le figure di Argentina Altobelli, Giuseppe Di Vittorio, Bruno Buozzi, i morti di Marcinelle e di Portella della Ginestra, gli anni del terrorismo fino all’uccisione di Marco Biagi. “Questa storia non è la storia di una parte del paese, o una storia minore, ma costituisce la nostra identità storica e la nostra comune democrazia. E’ la radice della nostra libertà” ha detto Epifani. E ha così chiuso il suo intervento: “A conclusione del documento congressuale abbiamo scritto che il progetto per il paese si rivolge ai giovani, al loro futuro, alle loro legittime attese. A maggior ragione, alle tante e ai tanti che non si rassegnano, come i ragazzi di Locri, è dedicato questo nostro Xv Congresso”.

 

(www.rassegna.it, 1 marzo 2006)