| Roberto Farneti
Gli articoli pubblicati dal Corriere della Sera, anche in
prima pagina, contro Giovanni Nàccari, responsabile
dell’ufficio giuridico della Cgil, fanno parte di «una
campagna di denigrazione che la Cgil deve respingere». A
pochi giorni dall’inizio del congresso di Rimini, si
riaccende la polemica tra il leader della Fiom, Gianni
Rinaldini, e il segretario generale della Cgil Guglielmo
Epifani. Al leader dei metalmeccanici non è piaciuto il
cinismo con cui Corso Italia ha preso le distanze dai
contenuti di una circolare interna, poi rimbalzata su
internet, in cui Nàccari polemizza con le tesi sostenute sul
quotidiano di via Solferino e in alcuni libri
dall’economista ed editorialista Pietro Ichino, definite
parte di una campagna «che si pone in netta antitesi
soprattutto con le politiche sindacali, contrattuali e con
le politiche del diritto, anche prospettiche della nostra
organizzazione».
E’ successo che i toni della circolare sono stati
utilizzati dal Corsera per dipingere una Cgil intollerante,
impegnata nel «mettere al bando le idee del giuslavorista».
Accusa chiaramente infondata, dal momento che lo scopo della
circolare, dichiarato in modo esplicito, era proprio quello
di suscitare un dibattito, ricordando che esistono altri
giuristi e intellettuali, ignorati dalla grande stampa,
perfettamente in grado di confutare opinioni legittime ma
considerate sbagliate - altrettanto legittimamente - dalla
Cgil. Invece di prendere le parti del proprio funzionario,
Epifani ha ritenuto più utile frenare la polemica sul
nascere dando ragione al Corsera.
Il segretario confederale, Paolo Nerozzi, si è quindi
affrettato a telefonare a Ichino per esprimergli la propria
solidarietà personale e quella di Epifani. «Quel manoscritto
- dichiara Nerozzi - è stato fatto circolare a titolo
personale e certo non esprime la linea della Cgil». Per
chiudere il caso, riferisce il Corriere della Sera, si è
pensato anche alle dimissioni di Nàccari. Ipotesi smentita
dall’interessato.
Scuote la testa Rinaldini: «Le posizioni sostenute da
Ichino - ricorda il leader della Fiom - vanno in direzione
opposta alle posizioni espresse da tutta la Cgil nel
dibattito congressuale e sono quindi incompatibili con
queste ultime. Pertanto, chiedere le dimissioni di Naccari
rappresenta un atto assolutamente incomprensibile per
un’organizzazione come la Cgil». La polemica è servita, ma a
Corso Italia non c’è alcuna voglia di replicare. L’unico a
parlare è Nerozzi: «Non c’è stata nessuna richiesta di
dimissioni di Nàccari da parte della segreteria», precisa.
Una vicenda che conferma i difficili rapporti tra Fiom e
Cgil, evidenziati dal botta e risposta tra Epifani e
Rinaldini al congresso dei metalmeccanici di Montesilvano. A
Rimini, dall’uno al 4 marzo, si celebrerà il 1° congresso
unitario dopo 15 anni, ma di sicuro non ci si annoierà.
|