O con Ichino o contigui al terrorismo...
 
 
Giorgio Cremaschi

Raramente Il Giornale e Il Corriere della Sera si trovano dalla stessa parte, ma questa volta è avvenuto. Entrambi i quotidiani hanno sferrato un duro attacco contro il coordinatore della Consulta giuridica della Cgil, reo di aver scritto una circolare interna dura nei confronti delle posizioni di Pietro Ichino.

Si può sempre discutere dei toni con cui si argomenta e a maggior ragione dissentire da quello che viene affermato, ma non si può mai inquinare questo con altro. Il Giornale accosta questa polemica a quella che oppose Sergio Cofferati a Marco Biagi e così fa una doppia infamia per come interpreta il passato e per come lo utilizza nel presente.

Il Corriere non parla di questo, ma insomma… la sostanza è che l’opposizione alle legittime tesi liberali e liberiste (quel noto sovversivo di Eugenio Scalfari le ha definite anche peggio) di Pietro Ichino diventa contigua all’estremismo o peggio ancora.

E’ bene allora essere chiari e non lasciare nulla al non detto. Tempo fa Pietro Ichino denunciò pubblicamente minacce alla sua persona. Su questo ha tutta la nostra piena solidarietà e chi lo minaccia è un nemico suo e nostro. Ma non possiamo certo permettere a costoro di decidere sui contenuti della nostra discussione. Per cui la solidarietà personale non cancella di un millimetro il più profondo disaccordo con un’impostazione che mette in discussione alla radice il ruolo e la funzione del contratto nazionale di lavoro.

Sul Corriere è stato scritto che la circolare incriminata non rappresenta la linea della Cgil. E’ sempre antipatico, nel 2006, sentire questo linguaggio da secolo scorso. In ogni caso in tutti i documenti congressuali della Cgil, in tutte le tesi, anche in quelle alternative fra loro, non c’è nulla che autorizzi ad ipotizzare la benché minima apertura da parte della Cgil verso le tesi di Pietro Ichino. Se qualcuno oggi vuole ripensarci è libero di farlo, ovviamente sul piano personale. Ma se vuole che questa diventi una posizione del sindacato, allora deve chiedere di riconvocare il congresso della Cgil da capo e presentare una posizione diversa da tutte le altre. E’ persino scontato, invece, che il congresso nazionale del primo sindacato italiano confermi il rifiuto senza se e senza ma di quelle tesi oggi così calorosamente sostenute dal Corriere della Sera.
 

La circolare “anti-Ichino” divide la Cgil
 
La Fiom critica Epifani: una campagna di denigrazione da respingere
 

Roberto Farneti


Gli articoli pubblicati dal Corriere della Sera, anche in prima pagina, contro Giovanni Nàccari, responsabile dell’ufficio giuridico della Cgil, fanno parte di «una campagna di denigrazione che la Cgil deve respingere». A pochi giorni dall’inizio del congresso di Rimini, si riaccende la polemica tra il leader della Fiom, Gianni Rinaldini, e il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani. Al leader dei metalmeccanici non è piaciuto il cinismo con cui Corso Italia ha preso le distanze dai contenuti di una circolare interna, poi rimbalzata su internet, in cui Nàccari polemizza con le tesi sostenute sul quotidiano di via Solferino e in alcuni libri dall’economista ed editorialista Pietro Ichino, definite parte di una campagna «che si pone in netta antitesi soprattutto con le politiche sindacali, contrattuali e con le politiche del diritto, anche prospettiche della nostra organizzazione».

E’ successo che i toni della circolare sono stati utilizzati dal Corsera per dipingere una Cgil intollerante, impegnata nel «mettere al bando le idee del giuslavorista». Accusa chiaramente infondata, dal momento che lo scopo della circolare, dichiarato in modo esplicito, era proprio quello di suscitare un dibattito, ricordando che esistono altri giuristi e intellettuali, ignorati dalla grande stampa, perfettamente in grado di confutare opinioni legittime ma considerate sbagliate - altrettanto legittimamente - dalla Cgil. Invece di prendere le parti del proprio funzionario, Epifani ha ritenuto più utile frenare la polemica sul nascere dando ragione al Corsera.

Il segretario confederale, Paolo Nerozzi, si è quindi affrettato a telefonare a Ichino per esprimergli la propria solidarietà personale e quella di Epifani. «Quel manoscritto - dichiara Nerozzi - è stato fatto circolare a titolo personale e certo non esprime la linea della Cgil». Per chiudere il caso, riferisce il Corriere della Sera, si è pensato anche alle dimissioni di Nàccari. Ipotesi smentita dall’interessato.

Scuote la testa Rinaldini: «Le posizioni sostenute da Ichino - ricorda il leader della Fiom - vanno in direzione opposta alle posizioni espresse da tutta la Cgil nel dibattito congressuale e sono quindi incompatibili con queste ultime. Pertanto, chiedere le dimissioni di Naccari rappresenta un atto assolutamente incomprensibile per un’organizzazione come la Cgil». La polemica è servita, ma a Corso Italia non c’è alcuna voglia di replicare. L’unico a parlare è Nerozzi: «Non c’è stata nessuna richiesta di dimissioni di Nàccari da parte della segreteria», precisa. Una vicenda che conferma i difficili rapporti tra Fiom e Cgil, evidenziati dal botta e risposta tra Epifani e Rinaldini al congresso dei metalmeccanici di Montesilvano. A Rimini, dall’uno al 4 marzo, si celebrerà il 1° congresso unitario dopo 15 anni, ma di sicuro non ci si annoierà.