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CGIL
Ichino ottiene le scuse («anche eccessive»)
Sotto pressione da parte del Corsera per la
«riforma del modello contrattuale»
MARINA DELLA CROCE
C'è da restare perplessi, diciamo così. Pochi
giorni fa Giovanni Naccari, responsabile dell'ufficio giuridico
della Cgil, spedisce una «circolare» alle strutture per segnalare
che il sindacato si trova di fronte a una «campagna di stampa che
mette in profonda discussione il ruolo del sindacato confederale, il
sistema della contrattazione collettiva e le regole della
rappresentanza». Poiché, oltretutto, si è arrivati a sostenere che
«la legge 30 non avrebbe precarizzato il mercato del lavoro e che
c'è addirittura a sinistra un vuoto di idee» in proposito, verranno
messi a disposizione della discussione interna alcuni contributi in
materia di lavoro, diritti, riforma della contrattazione. Il primo
testo è, ahinoi, un articolo del prof. Piergiovanni Alleva,
ordinario di diritto del lavoro all'università di Ancona, pubblicato
da il manifesto il 17 febbraio scorso («La legge Biagi e le
alternative possibili»). Il Corriere della sera ci costruisce
sopra un attacco in piena regola a Naccari (e quindi alla Cgil),
colpevole di «chiedere di mettere al bando le idee del giuslavorista
Pietro Ichino e di altri intellettuali `eretici'». Un articolo di
pessimo gusto, in cui ci si attarda a ironizzare sulle preferenze
musicali di Naccari e le sue doti di «provetto ballerino»; ma che
sortisce il risultato voluto, ovvero le scuse della Cgil nei
confronti di Ichino, le dimissioni di Naccari messe a disposizione
dell'organizzazione, l'intangibilità del giuslavorista
(incidentalmente anche editorialista del Corsera). E
ci consta che parecchie redazioni, in queste ore, siano sottoposte a
pressioni per «trattare» la notizia in modo adeguato e, ovviamente,
nella stessa direzione. Qualcuno sospetta che ci sia anche un umano
- ma non commendevole - desiderio di pubblicizzare meglio l'ultimo
libro del professore.
La reazione difensiva della Cgil appare però sproporzionata. Anche a
giudizio dello stesso Ichino («Epifani e Nerozzi hanno ritenuto di
giustificarsi perfino eccessivamente...»). Si mormora, ma si mormora
soltanto, che in tal modo si sia cercato di prevenire il ripetersi
della situazione in cui si era trovato Cofferati: le sue vecchie
critiche a Enzo Biagi erano state strumentalizzate - dopo
l'uccisione del professore - come un'involontaria indicazione di un
«nemico del popolo». Se così fosse, però, da oggi in poi nessuno -
nella Cgil, ma più in generale nella sinistra - potrebbe più
criticare una qualsiasi proposta (di destra, moderata o centrista)
in materia di lavoro e diritti.
Se n'è accorto il segretario dei metalmeccanici Cgil, Gianni
Rinaldini, secondo cui quella contro Naccari è «una campagna di
denigrazione che la Cgil deve respingere». Anche perché «le
posizioni sostenute da Ichino vanno in direzione opposta alle
posizioni espresse da tutta la Cgil nel dibattito congressuale e
sono quindi incompatibili con queste ultime. Pertanto, chiedere le
dimissioni di Naccari rappresenta un atto assolutamente
incomprensibile per un'organizzazione come la Cgil».
Non è la prima volta, non sarà l'ultima. Ma è evidente il tentativo
di condizionare le scelte che la Cgil deve compiere nei prossimi
mesi, ma già la prossima settimana nel congresso di Rimini.
Confindustria - che, sembra di ricordare, ha qualche esponente di
rilievo nel patto di sindacato che governa il Corsera - vuole
una «riforma del modello contrattuale» che riduca di molto il ruolo
del contratto nazionale. Il programma dell'Unione, da parte sua, tra
la prima versione e l'ultima ha perso per strada alcuni pezzi
importanti, proprio in materia di lavoro. Come la modifica del
decreto 66/2003 in materia di orario di lavoro (anche 13 ore al
giorno!), l'art. 3 sulla parità economica tra dipendenti
dell'azienda-madre e dell'azienda-figlia, salute e sicurezza sul
lavoro, ecc. Lo scenario non è bello. Comincia a somigliare a una
tenaglia.
Sindacato, Rinaldini
Posizioni Ichino in direzione opposta a dibattito
congressuale Cgil. Chiedere dimissioni Naccari è atto
incomprensibile |
“Considero
priva di senso la polemica che si è aperta sulla lettera di
Giovanni Naccari, dell’Ufficio giuridico della Cgil.” Lo ha
detto il segretario generale della Fiom-Cgil, Gianni
Rinaldini.
“E’ necessario distinguere - ha aggiunto - tra i toni più o
meno condivisibili della lettera e la campagna che si è
sviluppata nei confronti di Naccari. Una campagna di
denigrazione che la Cgil deve respingere.”
“Resta il fatto - conclude - che le posizioni sostenute da
Ichino vanno in direzione opposta alle posizioni espresse da
tutta la Cgil nel dibattito congressuale e sono quindi
incompatibili con queste ultime. Pertanto, chiedere le
dimissioni di Naccari rappresenta un atto assolutamente
incomprensibile per un’organizzazione come la Cgil.”
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