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Maroni frega i cassintegrati
Una circolare del ministro del welfare
equipara i cassintegrati ai lavoratori in mobilità, facendo perdere
il diritto al posto nell'impresa. Se non accettano una nuova
offerta, a termine e pagata fino al 20% in meno, sono obbligati a
lasciare l'impiego
ANTONIO SCIOTTO
Nuovo colpo basso da parte del ministero del
lavoro, che dopo aver sfornato la legge 30 si diletta ogni tanto a
partorire piccoli mostri. Quella di ieri è una vera «fregatura»
rifilata dal ministro Roberto Maroni ai lavoratori in cassa
integrazione, giustificata con il principio della
«responsabilizzazione del dipendente» e abbellita con l'ennesimo
termine inglese, che fa sempre tanto figo: è il welfare to work,
l'assistenza pubblica concepita non come mero assistenzialismo, ma
come sostegno che si può perdere se non ci si attiva. Con una
circolare, il ministro ha determinato quello che era il principio
già fissato nella legge 291 del 2004: il lavoratore in cassa
integrazione straordinaria che rifiuterà un'offerta di lavoro
«congrua» rispetto alla sua professionalità (su quanto sia
effettivamente «congrua» torneremo in seguito), perderà il sussidio
di cassa integrazione. Non è ancora chiaro (su questo la circolare è
aperta a diverse interpretazioni) se dovrà tornare in carico
all'impresa o se perderà il posto immediatamente, ma è subito
evidente che si è violato un principio fondamentale che differenzia
la cassa integrazione straordinaria dalla mobilità: con la cig
straordinaria, infatti, il lavoratore è ancora dipendente
dell'impresa, e finito lo stato di crisi ha diritto a riprendere il
posto; con la mobilità, il rapporto di lavoro si considera già
concluso, e dunque si è disponibili in pieno per il rientro nel
mercato. E' chiaro che tutti gli strumenti di reinserimento già
esistenti fossero finora indirizzati a chi si trovava nella seconda
condizione, mentre con l'iniziativa del governo si fa un grande
favore alle imprese, che in questo modo possono facilmente liberarsi
dei cassintegrati e dei relativi costi (la cig è parte a carico
dell'impresa e parte dell'Inps).
Ma non basta, perché la questione è ancora più pericolosa: infatti
per il ricollocamento si potranno attivare anche le agenzie di
lavoro temporaneo, e dunque un'azienda prima di licenziare potrà
fare un piano ad hoc studiato a tavolino con le società di
lavoro interinale, concordando futuri contratti «spazzatura» da
offrire ai propri licenziandi. La circolare parla di offerte
«congrue», ma include tra queste anche quelle con retribuzione fino
al 20% più bassa e anche a termine, minimo di 9 mesi. «Dunque -
spiega Alessandro Genovesi, del dipartimento politiche attive del
lavoro Cgil - si potrà dare il caso in cui decido di licenziare un
tot di persone e faccio un piano con un'agenzia di lavoro
temporaneo: questa mi assicura che offrirà 800 euro a chi ne
guadagnava 1000, con missioni di 9 mesi e un giorno. Problema
risolto: i lavoratori perderanno il diritto alla cassa integrazione
straordinaria e soprattutto quello al posto di lavoro nella impresa
di provenienza, e saranno obbligati ad accettare un contratto meno
retribuito e precario».
«D'altra parte - continua Genovesi - anche se si risolvesse
l'ambiguità contenuta nel testo, e il lavoratore tornasse in carico
all'impresa in caso di rifiuto dell'offerta, in ogni caso l'azienda
potrebbe attivare i licenziamenti collettivi: quindi a pagare
sarebbe comunque il dipendente. A parte tutte le ipotesi sulla
futura applicazione, la cosa più grave è il principio: equiparare
chi è in cassa integrazione straordinaria per crisi o
ristrutturazione di un'azienda - e in questo periodo sono molti -
con chi è già in mobilità, negando il diritto al rientro».
Oltretutto, la circolare estende la validità della norma anche a chi
ha attivato la cassa integrazione precedentemente alla sua entrata
in vigore, dunque si può immaginare quante imprese (e agenzie di
lavoro interinale) siano pronte a godere della «manna» promanata
tanto generosamente dal governo.
Tra tutte, potrebbe essere più che interessata la Fiat: come si
ricorderà, da tempo è in ballo la querelle sulla concessione
o meno della mobilità lunga, sulla durata di un'eventuale cassa
integrazione straordinaria o meno: la circolare potrebbe risolvere
il problema alla radice, poiché molte centinaia di lavoratori già in
cassa straordinaria potrebbero essere costretti a rinunciare al
sussidio (e al posto in Fiat) per accedere a qualche contratto
«spazzatura».
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