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L'Unione alla ricerca del modello danese
Licenziamento veloce e sussidi generosi?
L'ipotesi della «flexicurity» contrapposta alla legge 30
L'associazione «Nuovi lavori» invita a Roma un socialdemocratico
danese. Treu applaude, Sacconi accende il disco sulla bontà della
legge «Biagi»
AN. SCI.
La flessibilità non piacerebbe più nemmeno alle
imprese: ieri l'associazione «Nuovi lavori» di Giuseppe De Rita e
Raffaele Morese ha presentato un'indagine compiuta presso 1000
aziende. Sarebbe emerso che nelle imprese si è creata una vera e
propria «enclave» di precari dura a morire, in una percentuale
stabilizzata (gli intervistati sarebbero intenzionati a non
ampliarne l'area), ma anche dannosa per la qualità del lavoro.
Sarebbe pari al 27% della forza lavoro (dunque quasi un lavoratore
su tre, non affatto bassa) e avrebbe speranza di stabilizzazione
solo un lavoratore su quattro. E' poco interessante approfondire
quanto queste intenzioni di abbandonare la flessibilità siano
credibili (il mondo delle imprese italiane è tristemente noto a
tutti i lavoratori), piuttosto si è discusso sulla possibilità di
una via di uscita dal binomio flessibilità/precarietà alla presenza
di un esponente del partito socialdemocratico danese, Kim Mortensen,
che è anche membro della commissione lavoro del parlamento del suo
paese. Secondo Mortensen, è possibile legare il massimo della
flessibilità al massimo della sicurezza e della competitività, basta
fare come in Danimarca: tasse alte, welfare solido, dialogo sociale
e contrattazione nazionale, e il quick firing (licenziamento
veloce). La Danimarca ha portato la disoccupazione al 4%, il tasso
di occupazione è sopra il 70%, ci sono 800 mila cambi di lavoro ogni
anno (pari al 25% dell'occupazione complessiva), è tra i primi 5
paesi al mondo per competitività nella classifica dell'Ocse. Sarebbe
la «flexicurity», la «terza via» del mercato del lavoro.
Il sottesegretario al welfare Sacconi, di fronte a tanta
spiegazione, difende la legge 30 (lui la chiama «Biagi»): spiega che
«colpevolmente» il governo non ha realizzato gli ammortizzatori
sociali, ma che mancano solo quelli. Poi, certo, l'Italia
crescerebbe di più se le parti sociali recepissero nei contratti la
riforma degli orari dettata dalla Ue, insomma se i lavoratori si
flessibilizzassero ancora di più. Quanto alla precarietà, non è vero
che è aumentata: resta un rapporto di tempi indeterminati superiore
a quelli a termine. Il solito disco rotto.
Tiziano Treu, ex ministro del lavoro della Margherita, apprezza
molto di più la relazione del danese, perché è quello che vorrebbe
per l'Italia: certo, il quick firing a suo parere può essere
un'ipotesi solo con uno stato sociale forte come quello danese. Treu
dice che «la precarietà è invece cresciuta in questi anni, anche se
per ora lo stock dell'occupazione complessiva non lo segnala a
pieno: infatti è nei nuovi flussi che si registra una attivazione di
contratti a termine ormai superiore agli indeterminati». E' vero
anche che, come conferma la stessa indagine presentata ieri, buona
parte del 27% di rapporti precari registrati sono di tipologie
contrattuali anteriori alla legge 30 (il 17,6% contro il 9,2% delle
nuove tipologie), e dunque la «Biagi» avrebbe solo confermato una
precarietà già inaugurata dal passato governo di centrosinistra.
Savino Pezzotta, segretario della Cisl, dice che la legge 30 è
un'«incompiuta», poiché mancano gli ammortizzatori sociali, ma
soprattutto che bisogna parlare dell'Italia che non cresce: «I
futuri governi ci devono dire quali politiche economiche più
generali vogliono attivare per far ripartire il paese». Maurizio
Beretta, direttore di Confindustria, ha chiuso affermando che dal
punto di vista delle imprese la legge 30 «funziona bene nelle parti
in continuità con la passata legislazione, mentre stenta a decollare
sulle nuove tipologie di lavoro». E ha ribadito le richieste degli
industriali: meno Irap, «perché non può essere il mondo delle
imprese a farsi carico della sanità», meno tasse sul lavoro e dunque
sì a un drastico abbassamento del cuneo fiscale; più ore di lavoro e
flessibilità degli orari.
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