Sulla lettera di Susanna Camusso (cgil Lombardia) a Liberazione e Manifesto

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Solo un piccolo commento alla lettera, che pubblichiamo per onore di cronaca perchè ognuno possa sapere del punto di vista della maggioranza Cgil in Lombardia sul congresso Lombardo.

Tra le varie cose che dice, Susanna Camusso si lamenta del fatto che la maggioranza, ad un certo punto della discussione si era in effetti resa disponibile ad una mediazione che tenesse conto, non solamente della platea congressuale ma anche del voto degli iscritti.

Si dimentica però di dire per colpa di chi questa mediazione non è diventata poi una base per la ricerca di una soluzione condivisa. Il fatto è che la mediazione proposta dalla Camusso non prevedeva una supremazia di lavoro e Società sulle tesi di Rinaldini che con il 20 % dei consensi (contro il 13 di Patta) ne aveva tutto il diritto.

Il diniego di Lavoro e Società ad accettare il terreno proposto dalla Camusso, essendo il suo obiettivo quello di esigere il "quantum" previsto dall'ormai sempre più famigerato patto precongressuale,  è stato l'elemento scatenante alla presentazione delle liste contrapposte.

La Camusso quindi non può mettere tutti sullo stesso piano, e sopratutto non può nascondere anche le responsabilità della maggioranza che con il 70% della platea congressuale non può ritenersi estranea, visto che alla fine non è riuscita a svincolarsi pure lei dalle pretese dei Pattiani che volevano avere, con solo il 13% dei consensi, oltre il 20% dei posti.

coordinamento rsu

 

Gli equilibri nella Cgil
Susanna Camusso segretario generale Cgil Lombardia


Gentili direttori, ho letto con attenzione la cronaca di sabato del congresso della Cgil Lombardia esclusivamente dedicata al voto sugli organismi: una riduzione del nostro congresso dettata forse dall'obbedienza alla regola del «quando si litiga c'è notizia»? Ho notato che tra le fonti domina Maurizio Zipponi, che si è limitato a passare giovedì dal congresso per farsi sostituire da un altro nella delega. Non sottolinerei questo aspetto se non fosse per il fatto che a lui vengono attribuite frasi come: «è stata una mascalzonata a opera dei soliti noti», (ma noti a chi?), che suonano come un insulto all'intero congresso. La ricostruzione poi avviene a partire dall'attribuzione alla maggioranza della responsabilità di non avere trovato un accordo. Versione che non corrisponde al vero. Questo mi obbliga a due precisazioni: 1. sulla maggioranza abbiamo svolto diverse proposte; l'ultima prevedeva la maggioranza al 67,7%. Si può pensare che non fosse adeguata, ma certo evidenziava la volontà di equilibrio per tutte le parti in causa. Il rifiuto non è certo stato della maggioranza proponente! 2. Se il voto ha senso nelle assemblee, ha altrettanto senso nella platea congressuale, composta di donne e uomini- non di robot telecomandati - che hanno votato scegliendo e giudicando l'andamento del congresso. La stessa cronaca conferma che tutti i congressi si sono conclusi unitariamente: sono proprio quei congressi che hanno determinato la platea di quello regionale. Allora, è unitaria o no? La Cgil, per fortuna, deve rappresentare l'insieme delle sue strutture (categorie, camere del lavoro), in ragione dei propri iscritti. L'alterazione di questa scelta metterebbe in forse la confederalità della nostra organizzazione, che non può essere - proprio perché organizzazione e non forza politica - solo somma di « voti politici», ma anche espressione del voto in rappresentanza della forza organizzata (iscritti) di tutte le strutture. Chi usa il termine strappo democratico dovrebbe ricordarsi dell'accordo condiviso dallo Spi (sindacato pensionati) con la Cgil, che prevede che lo Spi abbia solo il 50% dei delegati a favore delle categorie degli attivi, e una presenza al massimo del 25% negli organismi dirigenti. Perché allora continuare a fare una discussione che nega un'informazione basilare, e cioè che la non coerenza tra voto totale e platee è data dal fatto che le tesi Rinaldini hanno concentrato il loro consenso in una categoria e, in Lombardia, in due territori? Da qui il tema della composizione confederale. Certo la Cgil deve riflettere su quali nuove regole propone un congresso unitario e inusuale come il 15.mo, ma se il presupposto è che l'unità politico-organizzativa della confederazione deve essere un onere della sola maggioranza, sorgono dubbi di non poco conto sul fatto che questa sia la premessa non a un governo unitario, ma alla precostituzione di una minoranza che la stessa scelta delle tesi sembrava negare.


Susanna Camusso segretario generale Cgil Lombardia