Un venerdì 13 nero per la contrattazione in Poste Italiane

 

Venerdì 13 gennaio è stato sottoscritto un accordo tra Poste Italiane e le organizzazioni sindacali, CSL, CGIL, UIL, UGL, CISAL, CONFSAL, sul “consolidamento” del rapporto di lavoro tra Poste e gli ex CTD riammessi in servizio.

Una breve ma doverosa premessa: nell’ultimo anno l’azienda Poste è stata costretta a riammettere in servizio circa 16000 ex Contratti a Tempi Determinati che avevano fatto causa per irregolarità nell’assunzione, vincendo in sede giudiziale al primo o secondo livello; un numero appena inferiore di contrattisti, nel frattempo ha iniziato il ricorso, o la causa è stata respinta, in secondo grado, dal Tribunale.

L’autorità giudiziaria, nelle sentenze positive al CTD ricorrente, aveva stabilito oltre all’assunzione, che l’azienda dovesse: - liquidare il trattamento economico per il periodo intercorso tra l’ultimo licenziamento e la riammissione in servizio - il personale fosse reintegrato nella sede in cui aveva svolto il contratto a tempo determinato-.

 Con l’accordo del 13 gennaio si stabilisce la disponibilità dell’azienda a non ricorrere ai livelli processuali superiori a patto della RINUNCIA del personale riammesso:

-          Agli effetti giuridici ed economici della sentenza

-          Ad azionare ogni vertenza, diritto o rivendicazione giuridica, ricollegabile alla riammissione

Gli ex CTD assunti, hanno circa tre mesi per esprimere la loro rinuncia agli effetti della sentenza, sottoscrivere l’accordo di conciliazione presso le sedi territoriali dell’Unione Industriale, accettare il luogo di lavoro stabilito in sede regionale dall’azienda; inoltre l’accordo comporta la perdita dell’anzianità precedente alla riammissione e la restituzione di TUTTI, gli importi effettivamente liquidati da Poste Italiane (quindi la restituzione al lordo degli arretrati economici stabiliti con la sentenza del tribunale)

L’accordo sottoscritto stabilisce inoltre che a livello nazionale sarà istituita un’unica graduatoria cui attingere sia per le esigenze stabili sia flessibili, composta dal personale ex CTD non riammesso, graduatoria che opererà a livello regionale, per decadere a fine a giugno 2009; per chi sarà assunto da questa graduatoria non sarà applicato l’art. 23 comma 3° del Contratto Nazionale del Lavoro (passaggio dal part-time al full-time)

  

Considerazioni sull’accordo

L’esame di tutto il testo dell’accordo sottoscritto da Poste ed OOSS, delle sue conseguenze sindacali e soprattutto delle sue ripercussioni sulla vita reale di 16000 donne e uomini, comporterebbe troppi elementi che non possono essere trattati sinteticamente, presenterò solo quattro fattori oggettivi che comportano un giudizio negativo:

-          L’accordo è stato sottoscritto con Poste Italiane, un’azienda con bilancio economico a positivo, con una redditività in costante crescita (primo semestre 2005: MOL + 16,8%)

-          L’azienda ha ridimensionato in circa 10 anni il proprio personale di 80000 unità

-          La restituzione degli importi sarà al lordo, non la somma netta consegnata agli aventi diritto, (per una migliore comprensione: ogni lavoratore dovrà restituire in forma rateizzata un importo che varia mediamente tra 10000 e 30000 euro)

-          L’accordo prevede una deroga al CCNL per le future assunzioni

 

I fattori qui espressi, indicano solo una parzialità, di un giudizio complessivamente e pesantemente negativo. La segreteria nazionale della SLC CGIL, dopo aver sottoscritto l’accordo in questione, dà indicazione agli ex CTD riammessi, di valutare singolarmente, caso per caso, se avvalersi della transazione o continuare la strada giudiziaria, sostenendo che l’accordo non è vincolante e per il lavoratore esiste: “Piena libertà di scelta”. La SLC nazionale, ha espresso un giudizio positivo sul verbale sottoscritto; non sono neppure considerate ed analizzate, le conseguenze della personalizzazione nei percorsi d’assunzione dei dipendenti, né è valutato negativamente un accordo che nei fatti rende inapplicabili sentenze emesse da tribunali, cui erano ricorsi migliaia di lavoratori per difendere i loro diritti.

 Il 27/1/ 06 si è svolta l’assemblea regionale piemontese delle OOSS firmatarie, per presentare l’accordo, un giovane lavoratore nel suo intervento ha dichiarato: “ CHE POSTE ITALIANE MI CHIEDA IL PIZZO PER CONSOLIDARE L’ASSUNZIONE, M’E’ COMPRENSIBILE, CHE QUESTO AVVENGA CON LA FIRMA DEI SINDACATI, MOLTO MENO; MA SOPRATTUTTO TROVO INACCETTABILE CHE LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI NON CAPISCANO, CHE NON E’, ALMENO PER ME, UN PROBLEMA DI SOLDI DA RESTITUIRE. QUESTO ACCORDO LEDE LA MIA DIGNITA COME LAVORATORE E COME PERSONA, IO M’INDIGNO PERCHE VOI QUESTO NON RIUSCITE NEPPURE A COMPRENDERLO”

Questo ragazzo intende proseguire nel ricorso legale, fino in Cassazione, non solo gli auguro di vincerlo e che rimanga un mio collega, ma spero che non si scoraggi e demorda: la sua battaglia per la dignità è anche la nostra.

                                             

 

                                                                                                     Delia Fratucelli

                                                                                        RSU Poste, SLC-CGIL Torino