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Rinaldini chiede alla Cgil
regole certe per il congresso
di Roberto Farneti
«Mi riservo di verificare se esiste ed è stato rispettato un
rapporto corretto tra voto degli iscritti, delegati e
formazione degli organismi dirigenti». Gianni Rinaldini,
segretario generale della Fiom, utilizza la platea del
congresso dei metalmeccanici dell'Emilia-Romagna, in corso a
Cervia, per lanciare l'allarme in vista del quindicesimo
congresso nazionale del più grande sindacato italiano, in
programma a Rimini dall'1 al 4 marzo. «E' bene che si sappia
fin da subito, e non dopo - avverte Rinaldini - che se
risultasse fortemente indebolita la rappresentanza delle
tesi alternative che ho presentato, e viceversa risultassero
sovrarappresentate altre tesi, si aprirebbe inevitabilmente
al congresso nazionale un problema democratico di vita
interna della Cgil, perché fino a prova contraria democrazia
vuol dire una testa-un voto».
Principale destinatario del messaggio, per forza di cose, è
il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, che
vede traballare l'impostazione unitaria del congresso (per
la prima volta dopo 15 anni Corso Italia celebrerà la
propria assise senza documenti contrapposti) a causa dello
scontro a sinistra. Tesi alternative sono state infatti
presentate, oltre che da Rinaldini, anche da Gian Paolo
Patta, leader di "Lavoro Società". I congressi di base, che
si sono conclusi a dicembre, hanno assegnato alle tesi del
segretario della Fiom (la 8a sui modelli contrattuali e la
9b sulla democrazia) rispettivamente il 15, 3% e il 14, 5%
dei consensi, mentre la tesi 9a di Patta ha ottenuto il 10%.
Tutto ciò apre un problema politico, dal momento che "Lavoro
Società", in virtù del patto sottoscritto con la maggioranza
di Epifani prima dell'avvio della fase congressuale, avrebbe
diritto in teoria a mantenere il proprio 20% dei
rappresentanti negli organismi dirigenti.
Il "patto dei 12" è però contestato da Rinaldini: «Mi
risultano strani - afferma - ragionamenti che paiono
prescindere, in alcune strutture territoriali e regionali,
dal voto reale espresso dagli iscritti e questo non è
accettabile. Anche sui delegati mi giungono notizie
preoccupanti». Il segretario della Fiom cita il caso di
Torino, città in cui il congresso della Cgil non si è chiuso
unitariamente riguardo l'elezione dei gruppi dirigenti. «I
sostenitori delle mie tesi - racconta Rinaldini - hanno
fatto la lista del 3% a fronte del fatto che, rispetto ad un
consenso che avevamo ricevuto del 40%, era stata proposta
una rappresentanza del 20%. Mi risulta che quello che è
accaduto a Torino non è un fatto isolato».
Rinaldini riconosce la necessità della presenza, tra i
criteri per la definizione delle rappresentanze, «di un
elemento correttivo rispetto a quello del meccanismo
democratico puro, che tenga conto degli equilibri e dei
rapporti tra le diverse strutture territoriali e le
categorie». Altrimenti, per assurdo, si potrebbe arrivare a
direttivi regionali composti all'80% da una sola categoria.
Tuttavia il principio da cui si parte nei congressi della
Cgil, insiste il segretario della Fiom, è «ogni iscritto è
una testa e un voto». Rinaldini dice di non pensare alla
presentazione di documenti alternativi, «ma allo stato -
ripete - non escludo che si apra un problema rispetto alla
pratica democratica della Cgil».
Il dibattito in Cgil è seguito con attenzione anche da
Rifondazione comunista. Secondo Paolo Ferrero «Rinaldini
pone un problema vero e importantissimo, cioè la relazione
tra i gruppi i dirigenti e le opinioni espresse dagli
iscritti nei congressi. La relazione tra voti ottenuti e
rappresentanza negli organismi dirigenti sappiamo bene che
non è meccanica, ma certo - osserva Ferrero - non può
scomparire».
In assenza di un accordo a livello nazionale, s'infiamma lo
scontro nei congressi regionali. Occhi puntati, in
particolare, su quello della Lombardia, che si è aperto ieri
a Mantova. Basti dire che nei giorni scorsi Patta ha fatto
inviare dal suo avvocato una lettera di contestazioni alla
segretaria regionale Susanna Camusso e al segretario
generale Guglielmo Epifani.
Sempre ieri a Taormina (Messina) è partita l'assise
regionale della Cgil siciliana, e anche lì le acque sono
agitate. Nei giorni scorsi il segretario nazionale della
Fiom, Giorgio Cremaschi, ha presentato ricorso alla
commissione nazionale di garanzia «per l'anomala
partecipazione al voto in alcune regioni», molto più alta
rispetto alla media di altre regioni, «in particolare, di
quelle più sindacalizzate». Tra le situazioni "anomale",
Cremaschi indica «quella della Sicilia».
Note: Liberazione, 26-Gennaio-2006
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