|
'Le entusiastiche dichiarazioni del
Ministro Maroni sull'estensione del diritto alla
totalizzazione dei contributi per i collaboratori sono
ingiustificate'. E' quanto sostiene la segreteria nazionale
di NIdiL-Cgil, il sindacato degli atipici, a proposito del
decreto legislativo sulla totalizzazione dei contributi
approvato ieri dal Consiglio dei Ministri. Il provvedimento
dovrebbe consentire ai lavoratori di ottenere un'unica
pensione anche se hanno svolto attivita' diverse, con
iscrizione a piu' enti pensionistici. Ma per Nidil il
decreto 'non risolve, ancora una volta, la questione
previdenziale dei lavoratori parasubordinati'. Infatti - si
legge in una nota del sindacato - 'mentre il Governo
sottolinea che ora i collaboratori potranno mettere insieme
i vari spezzoni di contribuzione per avere una pensione,
dimentica che i limiti imposti dal decreto escluderanno dal
diritto alla totalizzazione moltissime collaboratrici e
collaboratori. In particolare, aver innalzato a sei anni di
contribuzione il requisito minimo per il diritto alla
totalizzazione, pregiudica ulteriormente la possibilità dei
collaboratori di accedervi: questi lavoratori fanno fatica a
mettere insieme anche pochi anni di contributi penalizzati
dal meccanismo di accredito dei contributi, dalla
discontinuità lavorativa non coperta da contributi
figurativi e, soprattutto, dai compensi che in media non
superano i 13.000 euro annui. Solo la possibilità di sommare
tutti i periodi di contribuzione - spiega Nidil -,
indipendentemente dalla loro durata, avrebbe realmente
consentito l'accesso alla totalizzazione ai tanti
collaboratori che possono far valere nella gestione separata
dell'Inps solo due o tre anni di contributi. 'È netto,
dunque, il nostro dissenso sul provvedimento approvato -
conclude il sindacato - che, pur proclamando il contrario,
di fatto nega il diritto alla totalizzazione ai
collaboratori, soprattutto a quelli più deboli'. |