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Congresso Cgil a Torino Alla fine è successo che, per fare rispettare il voto degli iscritti, i sostenitori delle tesi di Rinaldini (che a Torino ha ottenuto il 40% dei consensi) hanno dovuto presentare una lista alternativa del 3%. Ancora una volta non si può non denunciare un congresso condotto non sulla base dei risultati del voto degli iscritti ma di un patto pre-congressuale tra la maggioranza di Epifani e Lavoro e Società. A Torino, Le tesi di Rinaldini hanno ottenuto il 39% dei consensi mentre la tesi di Patta non arriva al 10%. Ciò nonostante, nella formazione del direttivo provinciale ai sostenitori delle tesi di Rinaldini è stato proposto di accettare una rappresentanza attorno al 9%, per lasciare a Lavoro e Società, nonostante l'evidente perdita di consensi, la stessa rappresentanza del precedente congresso. Una soluzione fuori logica che non rispettava negli organismi dirigenti della CgilL Torinese una adeguata e corretta rappresentanza del voto degli iscritti. A questo punto i sostenitori delle tesi di Rinaldini hanno quindi dovuto presentare una lista alternativa a partire dai delegati presenti al congresso (una presenza inferiore ai consensi effettivamente ottenuti in ragione dell'impossibilità, imposta con una decisione del direttivo nazionale Cgil, di collegare automaticamente il voto alle tesi all'elezione dei delegati al congresso) Alla fine i risultati sono stati, su 106 componenti il direttivo provinciale, 85 sono andati alla lista legata alla nuova maggioranza in Cgil (63 a Epifani più 22 a Lavoro e Società) e 21 alla lista collegata alle tesi di Rinaldini. Praticamente un 19%. Sempre meglio del 9% proposto inizialmente ma sicuramente al di sotto del 40% dei consensi espressi dagli iscritti. Di questa sitruazione si è lamentato Epifani (presente al congresso) che alla fine ha dichiarato "Finito il congresso dovremo riflettere su come la nuova Cgil incorpora i nuovi pluralismi. A me dispiace questa contrapposizione. Non e' la prima volta che avviene ma finora erano state piccole cose, come la Fiom del Veneto e di Padova. Torino e' la terza Camera del Lavoro d'Italia e questo ha un peso anche per me, perche' lo ritengo legittimo, ma non sono convinto che sia stata la scelta migliore. Spero e penso che possa essere un tema di riflessione per tutti''. Epifani fa bene a lamentarsi ma dovrebbe dare un nome ed un cognome alla causa che ha prodotto questo suo dispiacere. Epifani dovrebbe cioè dire se secondo lui i congressi si fanno sugli affidamenti (precongressuali) tra pezzi delle burocrazie sindacali o tenendo conto degli iscritti. Nel primo caso ha poco da stupirsi. Nel secondo caso dovrebbe lamentarsi di come in Cgil a Torino si sia dimostrata indisponibile a riconoscere valore al 40% ottenuto da Rinaldini e quindi comprendere la presentazione di una lista alternativa (prevista dal regolamento) e non lamentarsene. Ma in reltà Epifani è dispiaciuto del fatto che la sua attenta regia congressuale (quella basata sul patto precongressuale con l'ex minoranza di Lavoro e Società) non regge alla prova dei fatti se non per via coercitiva. Non ha retto di fronte al voto degli iscritti e sta producendo malumori ed irregolarità nel suo volersi imporre comunque e dovunque. Epifani non dovrebbe neppure scervellarsi troppo nella ricerca di nuove regole per "incorporare" (noi diremmo "rappresentare" che è molto più corretto) i diversi pluralismi. La Cgil per fortuna ha un regolamento congressuale, sulla carta molto democratico, discusso e votato dai suoi organismi dirigenti..... basterebbe rileggersi quello. L'unica cosa che è fuori dal regolamento Cgil non è la possibilità di presentare liste del 3% ma quel patto precongressuale che Epifani e Patta non hanno neppure voluto discutere nè tanto meno votare in occasione del direttivo nazionale che, invece e guarda caso, ha discusso e votato un regolamento congressuale che andrebbe difeso e non massacrato come invece sta avvenendo. A meno che Epifani, sulla scia di esempi poco illustri in materia di manomissione di regole elettorali pensate e disfatte a seconda di come fa comodo (vedi Berlusconi) non pensi ad una riforma delle regole congressuali in modo da rendere esigibile in futuro una pratica di Patti precongressuali che renderebbe inutile e puramente simbolica la stessa scadenza congressuale liberando così le burocrazie sindacali dall'onere di doversi sottoporre a periodica verifica tra i lavoratori che hanno affidato loro il mandato a rappresentarli. Staremo a vedere .... ma crediamo si stia aprendo, anche sulle regole interne alla Cgil, una battaglia non semplice nè facile da cui dipenderanno anche le forme del modello sindacale di prossimi anni. E questo, tra verifica del modello contrattuale e riforma del patto sulle regole della rappresentanza con Cisl e Uil riporta la discussione sui rischi mai sopiti di una deriva neocorporativa dello stesso sindacato. 18 gennaio 2005 Coordinamento Rsu
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