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NURSING-UP ANOMALIA SELVAGGIA DI UN SINDACATO NEO-CORPORATIVO
SINDACA$O di Marco Prina* - Redazione Lavoro e Salute - gennaio 06
Sono anni che crescono. Come numero di iscritti, come consensi, come rsu. Parliamo del Nursing-Up, ufficialmente “sindacato” degli infermieri, delle caposale, dei dirigenti infermieristici e delle vigilatrici d’infanzia, fondato a Roma nel lontano 1997. Tanto per intenderci, nelle ultime elezioni delle Rsu a livello nazionale hanno avuto un incremento dei consensi superiore del 100%, passando da quasi 5 mila del 2000 a ben 13 mila preferenze nel 2004, ma senza superare l’agognata soglia del 5% che li farebbe divenire automaticamente “sindacato maggiormente rappresentativo” titolato a partecipare e siglare contratti nazionali (secondo la vigente legge sulla rappresentanza sindacale…) e assestandosi su un ben misero 3,02%. In ogni caso hanno più che raddoppiato i propri esponenti nelle rappresentanze sindacali aziendali del comparto sanità passando dai 100 rsu del 2000 ai 260 attuali. Un bicchiere nel mare ma pur sempre un bicchiere. E’ dunque un sindacato giovane, che si autodefinisce “autonomo” dai partiti e forse anche da altro, ma che ha trovato spesso come propri referenti “istituzionali” alcuni esponenti di Alleanza Nazionale seduti in parlamento. Un sindacato per lo più nordista, o centro-nordista, visto che al sud è poco sviluppato e – addirittura – nelle isole privo di rappresentanze sindacali. Forte nella provincia di Trento, Valle d’Aosta, e in Piemonte dove gode di una relativa crescita d consensi, specie negli ospedali più grandi (Molinette, CTO). Ma capace di trovare accoliti fra gli infermieri più giovani, neo-laureati; mettendo radici nei luoghi della formazione (l’università), delle dirigenze infermieristiche (alle Molinette, al CTO, al Mauriziano) e dei quadri intermedi (caposale); in grado di far formazione esso stesso (corsi accreditati ECM, gratuiti per gli iscritti, che fan sempre gola) e quindi di dare orientamento e fare opinione utilizzando tutti i canali a propria disposizione. Un sindacato che fa dell’interesse di corporazione (infermieristica) una bandiera da staccare dalle altre figure tutelate e rappresentate sindacalmente nella sanità pubblica, per farne un sindacato separato, con contratto separato, con fondi di remunerazione e normative separate. Insomma, vogliono inseguire la figura dei medici anche su questo terreno scivoloso del “separati si vince”, partendo dal banale calcolo che i soldi sono pochi e tanto vale non condividerli con altri (anche se quegli “altri” partecipano direttamente o indirettamente alla cura e assistenza dei cittadini che ricorrono al Servizio Sanitario Nazionale). Peccato che i medici hanno un consolidato potere contrattuale che gli deriva da una storia nazionale plurisecolare che affonda le sue radici nell’Italia dei comuni e delle libere università (Salerno, Bologna, Padova, Pavia…), che passa per le rivoluzioni giacobine del XVIII-XIX secolo e finisce nelle torbide vicende della Massoneria di quest’ultimo dopoguerra. I signori medici fanno capo a una vecchia corporazione, mentre gli infermieri no, sono ben altro. Quello che ci propone il Nursing-Up è piuttosto un sindacato degli egoismi capace di tradurre in rivendicazioni anche gli umori peggiori che albergano nella categoria, come ad esempio la diffusa diffidenza rispetto ai nuovi infermieri immigrati provenienti dai paesi dell’est europeo o dal sud america, rinnovando vecchi refrain che si usavano guarda caso ancora dieci anni fa contro gli infermieri che provenivano dal sud d’Italia (la proprietà della lingua, la preparazione, la capacità di saper interagire con i “nostri” malati, ecc.). Da simile brodo di cultura non possono che emergere pratiche discutibili, come quella di voler far fronte alla carenza di organico e al malcostume di molte ASL di ricorrere al caporalato per coprire i turni, con geniali richieste di favorire le “prestazioni aggiuntive” del personale già in organico (vedi il caso del CTO e delle Molinette). Poi, però, se si perdono gli appoggi in regione, come è capitato in Piemonte, ci si inventano gli scioperi di corporazione, mai organizzati prima in ben cinque anni di disastrosa amministrazione della Sanità da parte di AN. E così il Nursing-Up con non neanche otto mesi di gestione della Sanità in Piemonte da parte del centro-sinistra ha trovato in un colpo solo le energie per organizzare il primo sciopero regionale della categoria, portando 300 persone in piazza... Il pretesto è stato quello di non essere stati ricevuti dall’assessore Valpreda. Le motivazioni dello sciopero sono le più varie, raccogliendo punti condivisi da tutti (carenza di organico, caos nella distribuzione dei carichi di lavoro, retribuzioni basse rispetto al lavoro concretamente svolto) con altri ben più discutibili (divise vecchie e strappate, mancanza di spogliatoi, mensa inaccessibile, mobilità interna) che rimandano a una maggiore peso e capacità di contrattazione aziendale che evidentemente nelle rappresentanze del Nursing manca. Questo è ancor più vero se si pensa che certe rivendicazioni mal riposte rischiano di dare un’immagine della categoria ben più degradata di quello che per altri versi già sembra, ovvero di far sembrare gli infermieri un popolo di accattoni buono solo a chiedere soldi e a monetizzare tutto quello che fa. Ma evidentemente il problema del Nursing-Up in questa fase è di emergere come sindacato degli infermieri, comunque sia. Vale pure inventarsi un conflitto con l’attuale assessorato. E in tale strategia dell’emersione rientra l’assalto alla rielezione del collegio infermieri (Ipasvi) del Piemonte avvenuta di recente. Qui a colpi di denuncia pubblica sui giornali, chiamate della polizia, infermieri imbarcati sui pulmann, con la conta e riconta delle schede, sono riusciti a conquistare la maggioranza del collegio, mettendo l’ex-presidente Piccoli in fisica minoranza, con tanto di strascichi polemici e incivili exploit degni dei peggiori congressi dei post-fascisti o dei socialisti rinnovati. La conquista del collegio è stata cantata sopra le righe come una grande vittoria, giocata sulle spalle della maggioranza astensionista degli infermieri, non a caso. La conquista del collegio apre la possibilità ad una maggiore egemonia sulla categoria, giocata con i soldi delle nostre quote, spianata con il controllo degli organi informativi del collegio. Anche da questo lato inizieranno a battere il tamburo. E per ora hanno incominciato con le prime dichiarazioni della nuova presidente Simona Frigerio che con un discorso border-line ha aperto il suo ufficio al suono della battaglia contro l’impiego di manodopera infermieristica straniera di cui non viene testata la conoscenza professionale e della lingua italiana. Almeno Piccoli si preoccupava anche delle condizioni di lavoro e supersfruttamento di questi lavoratori, ed era capace di denunciare il ruolo torbido di certe cooperative di … caporalato, fino ad essere il primo ad accorre al capezzale di Abdel, l’infermiere pestato a sangue dal suo capo della cooperativa per la quale aveva prestato servizio presso l’ASL 4. Dubitiamo che il Nursing-Up abbia nella gestione del collegio questa predisposizione universalistica, temiamo piuttosto – in vista del perseguimento della sua strategia neocorporativa – un incrudimento di certe tematiche relative alla tutela dell’infermiere laureato, bianco, ben qualificato e ben collocato all’interno della dirigenza infermieristica. Agli altri poche briciole e giusto la cedola della quota annuale. Forse ci sbagliamo, ma crediamo che questo Nursing sia destinato a durare, dimostrando il peggio di sé, sia per quello che riguarda la tutela del lavoro, sia per quello che riguarda la tutela della professione infermieristica.
* Infermiere professionale asl 3 Torino - RSU-CGIL
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