IL CONTRATTO DELLE TELECOMUNICAZIONI

Democrazia e salario: le vittime di questo rinnovo contrattuale? Come valutare l'ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale delle telecomunicazioni? A queste due domande risponderanno le prossime assemblee dei lavoratori. Resta il fatto che il testo dell'accordo siglato è insufficiente rispetto ai contenuti della piattaforma rivendicativa e alle aspettative dei lavoratori, in particolare sui temi primari come il recupero salariale, le condizioni di lavoro, la precarietà e le relazioni industriali riferite al ruolo delle Rsu.

In questi anni le aziende hanno ridotto gli investimenti, attuato scorpori, esternalizzazioni, forti accentramenti organizzativi e una continua riduzione di costi, soprattutto quello del lavoro. A fronte di tutto ciò, e favorite dal sistema di relazioni industriali introdotto con il contratto del 2000, i gruppi principali (Telecom Italia e Vodafone) hanno ottenuto importanti profitti - sconosciuti ad altri settori - che però non trovano riscontro in un miglioramento dei servizi, in uno sviluppo dell'apparato produttivo e nelle condizioni salariali e di lavoro dei propri dipendenti.

A tutto questo l'ipotesi di accordo sul rinnovo contrattuale non fornisce risposte, semmai, adeguandosi al contenimento dei costi subisce l'impostazione padronale. Esito preannunciato dalla condivisione delle organizzazioni sindacali (a un mese dalla sigla dell'intesa contrattuale) del piano industriale di Telecom Italia, azienda che rappresenta oltre il 70% del settore, che prevede un ulteriore ridimensionamento attraverso una mobilità professionale in uscita di circa 3500 lavoratori. Un piano industriale di pura impronta congiunturale.

Orari flessibili e precarietà

Non si trattava quindi di contrastare una richiesta di flessibilità - del resto già altissima nel nostro settore - o di intralciare possibili prospettive di sviluppo delle aziende, ma di attivare un legittimo diritto di contrattazione degli aspetti che riguardano la vita lavorativa e di salvaguardare e garantire i posti di lavoro.

Chiedevamo maggiore sovranità su orari, organizzazione del lavoro, condizioni di lavoro e invece ci sembra d'averne ceduta - con il calcolo della settimana lavorativa su 6 mesi invece che gli attuali 4 e l'aver eliminato il vincolo delle 80 ore di straordinario nel trimestre aumenta la discrezionalità delle imprese sull'uso della forza lavoro - e le modifiche apportate non vengono neanche bilanciate da un maggiore potere negoziale delle Rsu, per le quali viene invece confermato il solo ruolo di consultazione.

Chiedevamo più salario e invece abbiamo lasciato sul campo un bel pezzo della nostra rivendicazione nonostante i lavoratori del settore l'avessero già giudicata insufficiente, tanto, che in Lombardia avevamo richiesto 130 euro contro i 115 della piattaforma.

A nulla è servita la forte critica riservata alla piattaforma rivendicativa, approvata da poco più del 10% dei lavoratori del settore. Questo avrebbe dovuto indurre le organizzazioni sindacali a impegnarsi per la concretizzazione di risultati all'altezza dei problemi esistenti nel settore e per ricomporre un rapporto sindacato lavoratori già compromesso dall'accordo del 2000 ma anche da una pratica sindacale successiva del tutto inadeguata.

E' vero, il rinnovo contempla delle scelte, ma a noi non sembra che gli aspetti positivi di questa ipotesi contrattuale giustifichino l'introduzione di aspetti regolatori della legge Biagi, un'insufficiente soluzione salariale e la mancata conquista di potere negoziale sulle condizioni di lavoro, soprattutto nei call center. Parallelamente al giudizio sul merito dell'accordo, esprimiamo anche un giudizio sul metodo, ossia sulla partecipazione dei lavoratori e delle Rsu in tutta questa vicenda contrattuale. Di fatto ci troviamo per l'ennesima volta a giudicare un atto negoziale senza che prima le segreterie nazionali abbiano verificato i mandati con le Rsu e i lavoratori.

Il nodo della democrazia

Ora i lavoratori possono solo «prendere o lasciare», assumendosi una responsabilità che sarebbe giustificata solo se prima fosse stato verificato con loro il mandato a sottoscrivere l'ipotesi d'accordo. Di fatto perdura in questo settore una pratica che nega il concorso dei lavoratori e delle Rsu e il rammarico è tanto più forte se si pensa alla riuscita dello sciopero nazionale e alla grande manifestazione di Milano.

Pertanto, la questione è che chi ha firmato l'ipotesi d'accordo l'ha fatto per conto dei lavoratori e non con loro e quindi è stato sottratto a questi ultimi il diritto di decidere se la vertenza contrattuale andava chiusa o lasciata aperta fino a quando i risultati fossero stati considerati soddisfacenti.

Non si è voluto fare neanche il referendum, che avrebbe coinvolto sicuramente più lavoratori e avrebbe certificato il valore dell'intesa raggiunta. Questo pone senza dubbio un problema circa la validazione degli atti negoziali del sindacato.

A prescindere da come andrà la consultazione, invitiamo le segreterie nazionali del settore a convocare un'assemblea nazionale di tutte le Rsu per affrontare i problemi relativi al sistema di relazioni industriali e i percorsi democratici garanti dell'effettiva rappresentanza dei lavoratori.

*** I promotori: Rsu Telecom Lombardia: E. Bellocchio, R.Comelli, R. Fontanella, B. Zoia, R. Talia, D. Giuliani, A. Gallo, D. Paladini, M. Tommasin, A. Galli, L. Pini, B. Manfredi, M. Balconi, E. Ferrero. Rsu Vodafone Milano: M. Piga, G. Marceddu, A. Ferretti, R. Piazzola, F. Pelizzoni, F. Briccarello A. Rizzi. Rsu Tim Lombardia: S. Cambiè, G. Rinaldi. Rsu Wind Milano: M. Dotti, C. Bolognini, M. Busnengo, A. R. Cerbero, L. Del Buono, S. Iol Lonati, G. Zannuto.

Rsu Tim Emilia Romagna: G. Barletta, F. Scala, P. Busi, E. Del Monte. Rsu Telecom Emilia Romagna: A. Fabianelli. Telecom Italia Lombardia: G. Gerra, L. Marisi, P. Pisoni, E. Gosio. M. G. Lanfredi, C. Rubagotti, D. Barcella. Rsu Vodafone Roma: A. Valentini, G. Vetrugno, A. Bolli, R. Di Palma, A. Sciacca, F. Sciarpelletti. Rsu Tim Lazio: R. De Angelis Rsu Vodafone Milano: A. Rizzi. Telecom Sicilia: G. Sole

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