|
cara cgil, dove vai? di Franco Cilenti - editoriale di Lavoro e Salute- Torino gennaio 06 Ho partecipato a diversi “congressi di base” della Funzione Pubblica per presentare le due tesi alternative a quelle di Epifani sulla contrattazione e sulla democrazia sindacale. Pochissimi partecipanti, stantia partecipazione al dibattito sul documento generale e un’andazzo burocratico nell’organizzazione da parte dell’apparato nella preparazione e nella conduzione di una obbligato passaggio di consultazione degli iscritti. Veramente qualcosa di preoccupante per le sorti di questo nostro sindacato che pur continua a rappresentare l’anello democratico di congiunzione tra il sociale e la politica. Ripeto, tutto pare già deciso, sotto la cappa di piombo di una scelta “unitaria” fatta nelle stanze della dirigenza nazionale, mentre nel funzionariato delle categorie territoriali (per intenderci, quello che lavora a contatto con i lavoratori) e nei luoghi di lavoro ancora si continuava a credere che nella cgil ci fosse una pluralità di opinioni e proposte prima da sottoporre ai lavoratori e ai pensionati e poi da portare a sintesi nel congresso nazionale. Macchè, tutti noi non eravamo al passo coi tempi......dei dirigenti. Insomma, per dirla in parole povere, nella Cgil sembra tutto già deciso, per non decidere, in attesa dell’esito delle elezioni politiche di aprile. Gli apparati funzionariali e i gruppi dirigenti resteranno gli stessi per confermare un ruolo poco contrattuale e molto concertativo con il probabile “governo amico”. Una storia già vista negli anni 90! Dall’esito dei congressi di base, dallo svolgimento dei congressi di categoria e confederali si deduce che le questioni dirimenti: la fatua contrattazione del presente, l’attacco al contratto nazionale, il tema della democrazia interna e nel rapporto con i lavoratori, la tragica condizione del lavoro oppressa tra precarietà e salario decrescente, sono fuori dalla portata di chi è fuori dall’attuale sfera dirigente e quindi di tutto ciò si sceglie di non parlare, e rinviare tutto a dopo le elezioni. E allora perchè tutta questa sceneggiata delle assemblee precongressuali? Ovviamente era un passaggio “democratico” indispensabile per certificare un preventivo accordo sugli equilibri interni all’attuale gruppo dirigente e la pressione fortissima degli apparati, tesa ad ostacolare la presentazione delle Tesi alternative del segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini - che chiedono una discussione franca su contrattazione, democrazia, su come si ricostruisce concretamente il conflitto - la dice lunga sulla volontà di ritornare alla ragion d’essere di un sindacato, e della Cgil in particolare, quella di contrattare a partire dalle reali condizioni di vita e di lavoro per poi ritornare al giudizio dei lavoratori con uno strumento di democrazia diretta qualè il referendum su piattaforme e accordi nazionali e aziendali. La scelta di acconsentire a fare un congresso unitario si è rivelata, alla prova dei fatti, una scelta ingenua e sbagliata da parte di chi, dall’accordo del 23 luglio 1993 sulla concertazione in sostituzione della contrattazione, si è sempre posto in maniera critica verso le scelte del gruppo dirigente, da Cofferati in poi. La centralizzazione burocratica della Cgil, sempre più subordinata alle logiche di sindacato parapolitico e di “Ente di Servizio” imposte da Cisl e Uil, paradossalmente contraddittoria con le mobilitazioni per l’articolo 18 e contro il “patto per l’italia”, è un processo decennale che ha trasformato la Cgil sempre più in una lobby politicosociale verso i DS e la Margherita, prossimi conviventi nel “Partito Democratico”, piuttosto che uno strumento di contrattazione, dove contano sempre meno non solo i lavoratori ma anche gli stessi delegati dei posti di lavoro e iscritti. La convinzione che la scelta di un “congresso unitario” sia stata una scelta sbagliata per la Cgil è confermata, come accennavo all’inizio, dal fatto che la partecipazione alla discussione ed al voto non raggiunge i livelli del precedente congresso. E’ diffusa la sensazione di essere chiamati a partecipare ad un congresso con esiti già predeterminati, eppure le tesi alternative 8 (su una vera contrattazione) e 9 (sul parere vincolante dei lavoratori tramite il referendum) presentate da Rinaldini hanno avuto un insperato successo, forte e genuino date le condizioni sfavorevoli alla libera discussione. Questo esito dei congressi di base pone le basi per la continuazione di una battaglia a viso aperto nel nostro sindacato, con l’immediata costituzione di una nuova sinistra sindacale intorno al cuore della Cgil rappresentato dalla Fiom e dalla miriade di delegati RSU, di tutte le categorie, che non ci stanno al ruolo di “impiegati” di un carrozzone simil Ente assistenziale quale rischia di diventare la Cgil con le migliaia di funzionari assoggettati alla linea e redditati delle quote di oltre cinque milioni di iscritti. Dopo il preelettorale congresso nazionale la battaglia sui punti di dissenso, sui quali sono state presentate le Tesi alternative, continuerà per ridare alla Cgil una natura sindacale capace di costruire contratti concreti e diretti alla salvaguardia del lavoro e delle condizioni di vita dei lavoratori e dei pensionati, cioè quella base primaria per saper affrontare con forza le problematiche connesse alla precarietà e flessibilità (vedi legge 30), per prospettare un futuro ai lavoratori oppressi dai contratti atipici e per dare una speranza ai disoccupati con una nuova politica occupazionale, a partire dall’obiettivo delle 35 ore a parità di salario. Ci saranno gli spazi per questa una battaglia di democrazia nella Cgil “unitaria” che uscirà dal congresso? Non saremo spettatori, ma ancor di più non fare da spettatori i lavoratori più sindacalizzati e agli altri più sensibili alle condizioni del lavoro e ai diritti contrattuali.
|