04 Gennaio 2006 - 20:33
 
 

dal blog sulle telecomunicazioni: http://telefoniaflessibile.splinder.com/

 

TOSCANA?
LIVORNO NON E' IN TOSCANA? PER CASO L' SLC/TOSCANA NON E' QUELLA CHE HA COMBINATO L'OPERA DESCRITTA DALL'ARTICOLO QUI SOTTO? L'SLC TOSCANA DOVREBBE PREOCCUPARSI DI DARE SMENTITA AL MANIFESTO PER LA FIGURA FATTA DEL SUO SEGRETARIO REGIONALE!

Livorno, il numero erede del 12 sfrutta i lavoratori della Telegate.

Alleato all'892424 di Seat Pagine Gialle
Il sindacato dice sì alla massa di contratti a progetto. Un accordo firmato da Cgil, Cisl e Uil ha dato il via all'abuso sui dipendenti mascherati. Zero diritti per tutti

A Torino l'accordo «buono» grazie alle battaglie di Fiom e Nidil. Dopo anni di scioperi, cause e proteste, soltanto contratti subordinati. Bandito il cocoprò

di TOMMASO TINTORI

LIVORNO
Nella sede torinese dell'Unione industriali abbondano risate e pacche sulle spalle quando il discorso scivola sull'apertura di Telegate a Livorno. Nessuno avrebbe mai pensato di poter irrompere nella «rossa» e operaia Livorno con le istituzioni di centrosinistra e Cgil, Cisl, Uil favorevoli ai peggiori contratti della legge 30. C'è riuscita Telegate, società tedesca leader nel mercato dell'informazione telefonica con compartecipazioni in altre società di tutta Europa. In Italia la maggior parte del capitale sociale di Telegate è della Seat Pagine Gialle (al 70%). Gestisce il servizio «Pronto Pagine Gialle 89.24.24» e, a partire dallo scorso ottobre, anche il «12.40», che sostituisce il vecchio «12» di Telecom Italia ed è reclamizzato da una scimmietta. Ufficialmente, Telegate ha aperto un nuovo call center nella frazione di Guasticce perché ha ritenuto che fosse la soluzione ottimale in termini di costi, logistica e dimensioni territoriali.

In realtà, la società non aveva alcuna intenzione di trasferirsi a Livorno. «Telegate voleva raddoppiare a Torino, dove ha già da diversi anni un call center - ci spiega Antonio Citriniti, della Fiom torinese - ma i molti contenziosi che i lavoratori hanno aperto con l'azienda, hanno spinto quest'ultima a cercare terreno fertile altrove. L'hanno trovato a Livorno - precisa polemicamente Citriniti - grazie all'appoggio determinante dei sindacati confederali».

I contenziosi di cui parla Citriniti vertono sull'utilizzo dei cocoprò (contratti a progetto). La Fiom torinese, insieme al Nidil Cgil, sta da tempo portando avanti una battaglia legale perché sostiene che i cocoprò sono a tutti gli effetti lavoratori dipendenti. Una trentina le azioni legali in corso e ad agosto la prima vittoria. Una sentenza a suo modo «storica», perché crea il precedente: Telegate è stata condannata per abuso di ricorso al contratto precario. Protagonista una giovane donna a cui dovranno essere pagati i danni morali, la differenza salariale e i contributi relativi ai 12 mesi svolti al call center: ma, sopratutto, dovrà essere assunta a tempo indeterminato. Insomma, è stato riconosciuto come il contratto di cocoprò mascheri mansioni del tutto identiche a quelle di un lavoratore fisso. «Questa sentenza - spiega Citriniti - avrà la funzione di testa di ponte. Non è un caso che successivamente sia stato sancito un accordo che impedisce a Telegate di assumere cocoprò, e permette assunzioni solo per subordinati, anche se a tempo determinato (6 mesi prorogabili di altri 6). Ma non solo: ai 100 che già hanno il contratto a tempo indeterminato, se ne aggiungeranno 45 che al momento hanno un rapporto a termine; a 80 degli attuali 150 cocoprò verrà garantito il passaggio a tempo determinato per 6 mesi. Ai restanti 70 circa, che non volevano più lavorare a Telegate, è stato elargito un riconoscimento economico (4 mila euro per 2 anni di lavoro, 2 mila per almeno 1 anno)». «Non è stato facile - continuano alla Fiom - fermare l'azienda quattro volte per 24 ore: scioperi riuscitissimi».

Telegate ha dovuto ben presto chiedersi come risolvere una grana che rischiava di allargarsi a macchia d'olio. Ha perciò pensato bene di evitare di «raddoppiare» su Torino, provvedendo a esportare a Livorno le stesse condizioni di lavoro. Ma con due aggravanti: l'assunzione del personale come poligrafici (a Torino sono inquadrati come metalmeccanici) e il totale disinteresse dei sindacati.

Giovanna, 30 enne livornese, è «della prima infornata», come ama lei stessa definirsi. Ha un cocoprò di un anno - tra i più lunghi - e viene definita una «fortunata» dai colleghi. «Il sindacato non si è mai fatto vedere se non al tavolo delle trattative. Visti i risultati era meglio che non si presentasse neanche lì. Il mio salario? Meno di 500 euro per 20 ore settimanali, ma la cosa che mi ferisce maggiormente è non avere alcun diritto, neppure quello, perdonatemi il gioco di parole, di poter rivendicare i miei diritti. Mi riferisco alle ferie, alla malattia e pure allo sciopero, perché se sciopero non guadagno: per l'azienda è come se fossi rimasta a letto a dormire. E la vuoi sapere la chicca? I festivi non vengono conteggiati come straordinario».

Ma quali caratteristiche ha il centralinista tipo? Secondo il collettivo Precari Autorganizzati (PrecAut) di Livorno, l'unico gruppo che è stato al fianco dei lavoratori Telegate, la quasi totalità dei centralinisti ha un'età compresa tra i 20 e i 40 anni ed oltre il 90% è laureato o laureando. Ma soprattutto, quanti sono? Secondo Piero Nocchi, segretario provinciale Cgil, «cento, forse centocinquanta». «Un centinaio», per Nicola Triolo, segretario Slc Cgil, entrambi presenti, lo scorso agosto, alle trattative. Triolo cade dalle nuvole quando gli diciamo che da una chiacchierata appena fatta vis à vis con Maurizio Asei, elemento di vertice nel management del nuovo call center, è emerso come la cifra si attesti sui 250, ormai prossima ai 300, tutti (meno i 12 dirigenti assunti all'inizio) con contratto a progetto e quasi tutti a 3 o 6 mesi. «Non lo sapevo - commenta Triolo - anche perché gli accordi presi con l'azienda erano altri».

Quali accordi? «Nei 36 mesi concessi all'azienda per potersi insediare sul territorio - spiega Triolo - abbiamo stabilito quattro fasi. La prima scadenza, fissata per marzo 2006, prevedeva che entro quella data Telegate si avvalesse di non più di 60 collaborazioni a progetto a fronte di almeno 30 assunzioni a tempo determinato». Ovviamente il problema non sono i 300 lavoratori a fronte dei 90 pattuiti, ma la proporzione tra i precari e gli stabili, ben lontana anche dal già pessimo rapporto di 2 a 1.

Il segretario provinciale Cgil non conferma e non smentisce: tutto passa attraverso i «forse», i «mi sembra», i «se ben mi ricordo» o i «non ricordo». «Abbiamo sottoscritto un accordo - sostiene Nocchi - per cui ogni 3 o 4 mesi, non ricordo bene, parte dei contratti a progetto si trasformano in tempo determinato e poi in apprendistato». Quale sarà fra un anno il rapporto fra precari e assunti? «Non so, perché in questa fase non è possibile sapere quanto lavoro può essere presente su Livorno, lo verificheremo solo strada facendo». Sui motivi che hanno portato Telegate ad affacciarsi su Livorno, invece, Nocchi ha un'idea ben precisa: «Queste aziende hanno logiche di mercato che impongono di essere presenti in più località. E Livorno risponde alle loro esigenze come formazione di base, basti pensare all'università di Pisa. Posso dire che come Cgil abbiamo chiesto che introducesse varie tipologie di contratto: quelli a progetto, quelli a termine e quelli di apprendistato».

Per quanto riguarda l'apprendistato (al momento, comunque, assente all'interno del call center), sempre all'Unione industriali di Torino circola un'altra battuta: sembra che i sindacati, durante le trattative, abbiano "imposto" all'azienda l'adozione di almeno una forma meno precaria di contratto e che i dirigenti di Telegate abbiano colto la palla al balzo proponendo l'apprendistato senza alcuna obiezione da parte dei sindacati stessi. «Il contratto di apprendistato è ancor peggiore di quello a progetto - spiega un incredulo Citriniti - perché l'apprendista, il primo anno, percepisce solo il 60-70% dello stipendio e i contributi pensionistici sono pagati dallo Stato, cosicché i costi per l'azienda risultano irrisori. Non solo: ha un orario molto vincolante, e guadagna meno del cocoprò, perché sarebbero assunti a 4 ore giornaliere».

Al di là del discutibile accordo siglato dai sindacati, un po' tutti si chiedono cosa succederà ora che, abbattuto il muro di gomma dietro al quale si trinceravano sia l'azienda che i sindacati, è emerso il mancato rispetto dell'accordo sulla cosiddetta «prima fase». «Siamo ben consci che la qualità del lavoro offerto da Telegate è bassa - afferma Nocchi - e nessuno pensa che questo sia il lavoro del futuro, ma non potevamo certo permetterci, come Cgil, di perdere questo treno e, come città, di dare un'immagine di rifiuto degli investimenti».

Per l'assessore provinciale alle attività produttive, Marcello Canovaro, il call center offre invece opportunità di lavoro per molti giovani, come ha dichiarato alla stampa locale un paio di mesi fa, «perché permette loro di fare esperienza in un campo innovativo e qualitativamente nuovo». Neppure i dirigenti di Telegate si erano spinti tanto: per loro, come dichiarato nei giorni dell'insediamento, «è un tipo di lavoro che calza a pennello per gli studenti universitari che vogliono avere qualche soldo in tasca ma anche disponibilità di orari».

Ad agitare ancor più le acque, la decisione di non rinnovare un centinaio di cocoprò, in scadenza l'8 gennaio. PrecAut sta organizzando un presidio di protesta per sabato 7: si chiede per tutti l'assunzione con contratti stabili.

il manifesto - 3 gennaio 2006