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XVIII Congresso Territoriale Fiom Parma – teatro Cinghio, Parma – 30 novembre e 1 dicembre 2005
DOCUMENTO POLITICO
Di fronte all’affermarsi della competitività estrema e della globalizzazione economica dei mercati che caratterizza un capitalismo sempre più aggressivo, il XVIII Congresso Territoriale della Fiom di Parma ritiene di dover sostenere un punto di vista alternativo e pone come principio fondamentale il rifiuto incondizionato di guerra e terrorismo. La pace è un valore assoluto ma siamo consapevoli che non possono esistere né pace né legalità senza giustizia sociale. Pensiamo che la CGIL debba operare all’interno della CES e della CISL internazionale affinché il movimento sindacale agisca globalmente per affermare i principi di un nuovo modello di sviluppo mondiale alternativo a quello liberista. A tale scopo, va cambiato profondamente il giudizio su questa Europa, che, invece di svilupparsi in un’Europa solidale, garante dell’estensione dei diritti del lavoro e dello stato sociale in una prospettiva antiliberista che si affranchi dai vincoli di Maastricht e dal patto di stabilità, rischia di essere sede di sperimentazione di politiche liberiste sul modello americano, come dimostrano la direttiva Bolkenstein e quella dell’orario di lavoro. Il capitalismo si sta avviando verso una nuova fase di ristrutturazione, che, mantenendo in alcuni casi il lavoro, lo rigoverna con maggiore flessibilità e discrezionalità retributiva e minore contrattazione, ricostruendo la propria competitività attraverso l’attacco al contratto nazionale, l’abbassamento dei salari, la riduzione della spesa pubblica sociale a favore del mercato. Anche nel documento della Confindustria di Montezemolo dello scorso 22 settembre, l’attacco al salario, agli orari e alle condizioni di lavoro avviene in nome della crescita di competitività e sancisce indubbiamente la crescita del potere delle imprese di decidere senza contrattazione. Quel documento rappresenta il chiaro tentativo di Confindustria di dettare i contenuti e le regole attraverso la riproposizione di un patto sociale basato su un tipo di concertazione che rischia di essere al ribasso rispetto allo stesso Protocollo del 23 luglio 1993. Confindustria, infatti, parla, addirittura, di un “nuovo patto costituzionale”, che si esplica, in definitiva, nella messa in discussione del diritto di sciopero, della libertà di azione sindacale nei luoghi di lavoro, della natura stessa del sindacato, che da democratica e negoziale diverrebbe, attraverso l’applicazione dell’arbitrato e degli enti bilaterali, puramente di apparato burocratico e di servizio, in cui autonomia, democrazia e contrattazione sarebbero ridotti ad un rattrappito ed avvilente ricordo. Per queste ragioni, non deve trattarsi di rinviare la definizione di nuove regole pattizie quando sarà al governo il centro-sinistra; il XVIII Congresso della Fiom di Parma ritiene improponibile un nuovo negoziato sul sistema delle regole, indipendentemente da quale sarà il prossimo governo, poiché una simile strada proporrebbe nuovamente uno scambio ai danni dei diritti e delle conquiste dei lavoratori. Abbiamo espresso un giudizio conclusivamente e complessivamente negativo del Protocollo del 23 luglio 1993, pensiamo che se ne debba uscire ma che non lo si possa fare attraverso un nuovo accordo quadro centralizzato. Dal protocollo Scotti del 1983 in poi questi patti hanno peggiorato i diritti, i salari e le condizioni contrattuali precedenti. Il XVIII Congresso Territoriale della Fiom di Parma ritiene, invece, che si debba ricostruire la contrattazione attraverso vertenze nazionali e aziendali, con una pratica sindacale fondata sul confronto tra le parti, la partecipazione dei lavoratori, il conflitto e la democrazia. Il contratto nazionale deve abbandonare i vincoli determinati dall’inflazione, facendo propri i criteri del potere d’acquisto e delle quote di produttività, e rivendicare l’aumento dei salari reali e la redistribuzione della ricchezza, fermo restando che il sistema di regole contrattuali deve essere unico per tutti, la Fiom ritiene prioritario definirne ruolo, compito e funzioni, essendo ormai evidente la crisi dell’attuale sistema contrattuale. Rispetto al quadro della situazione economica e sociale, al fine di distribuire la ricchezza e l’aumento delle retribuzioni reali, saranno le organizzazioni sindacali di categoria a decidere come equilibrare le proprie richieste a livello nazionale. Per questo la CGIL deve porsi come obiettivo anche l’abrogazione della Legge 30 , così come la progressiva riduzione dell’orario di lavoro, per un modello basato sulla qualità del lavoro compatibile con la qualità della vita che caratterizza un paese civile e non sulla quantità di ore lavorate. La CGIL deve propugnare l’abrogazione della legge Moratti sulla pubblica istruzione, poiché scuola, formazione e cultura devono essere sottratti dal dominio del mercato e perché l’aziendalizzazione del sistema scolastico è nemica del diritto allo studio e alla formazione permanente per tutti; perché la qualità della scuola è sintomo dello stato di salute di un sistema sociale democratico e non puo’ essere ridotta ad un fattore di competitività economica; perché occorre innalzare l’obbligo scolastico a 18 anni e non in alternativa alla formazione professionale. Inoltre, la CGIL deve porsi come obiettivo l’abrogazione della legge Bossi-Fini sull’immigrazione e la chiusura dei centri di permanenza temporanea, per rilanciare una regolamentazione dei flussi basata sull’accoglienza e la collaborazione e non come fonte di dumping sociale. Tutta questa legislazione ha ripetutamente messo in discussione l’assetto della nostra Carta Costituzionale del 1947 e la recente modifica costituzionale proposta dal Governo ed accolta dal Parlamento non rappresenta che l’atto finale di questo percorso, contro il quale occorrono, appunto, gli strumenti dell’abrogazione e del voto negativo al prossimo referendum confermativo. E’ necessario ripristinare e garantire il diritto ad un sistema sanitario e ad un sistema pensionistico pubblici per tutti gli italiani e i migranti. Occorre garantire il diritto alla casa con politiche serie di rilancio dell’edilizia popolare e di lotta alla speculazione edilizia. Occorre perseguire un diverso modello di sviluppo che garantisca la difesa dell’ecosistema, delle risorse naturali e dei beni non rinnovabili, perseguendo una crescita compatibile con l’ambiente ed i diritti delle persone; un modello che non si puo’ certo raggiungere perseguendo strategie competitive fondate sulla compressione dello stato sociale, del costo del lavoro e del ricatto occupazionale. Occorre fermare i processi di delocalizzazione ed i licenziamenti, investire nella ricerca e nello sviluppo, rilanciare il ruolo centrale dell’intervento pubblico a partire dalla FIAT, ponendo fine alle liberalizzazioni e al mercato nei settori strategici di trasporti, energia, comunicazioni, ricerca scientifica. Tutti questi obiettivi non possono essere ottenibili senza un fisco giusto, progressivo, che attinga risorse maggiormente dalle classi abbienti e anche attraverso una specifica tassazione dei capitali finanziari, per garantire uno stato sociale pubblico e solidale. Risulta, inoltre, evidente, che a livello di contrattazione aziendale, la funzione partecipativa dei premi ad obiettivi è stata assolutamente insufficiente. I contratti di secondo livello, oltre al premio di risultato e al suo consolidamento, devono cercare di aumentare le retribuzioni avendo principalmente come riferimento i temi dell’organizzazione del lavoro; perciò: l’ambiente di lavoro, la produttività, la qualità e la professionalità nei luoghi lavorativi. Il premio di risultato dovrà, inoltre, basarsi su parametri certi, sui quali sia evidente la partecipazione dei lavoratori; questi non dovranno essere legati a meri indicatori di presenza od a fattori strettamente economici e saranno modulati in base alle condizioni aziendali. Il conflitto, la democrazia e l’indipendenza del sindacato sono condizioni indispensabili per realizzare questi obiettivi, contrattando e confliggendo indipendentemente dai governi e senza subalternità al mercato ed alla politica delle imprese. Nel rispetto delle norme statutarie della Fiom eper estendere e rafforzare le regole democratiche nei posti di lavoro e tra le stesse organizzazioni sindacali, si ribadisce la necessità di una prassi di consultazione basata sul referendum dei lavoratori sempre e comunque; dell’elelezione delle Rsu fondata su criteri di assoluta rappresentatività; di arrivare ad una legge nazionale che contenga gli elementi sopra descritti e che non sia sottoposta ai veti delle singole organizzazioni sindacali; organizzazioni sindacali che sono chiamate a contribuire per predeterminare in modo unitario le linee della legge stessa. Visti gli esiti del presente congresso, inoltre, in cui molti lavoratori iscritti hanno lamentato l’assenza di una vera informazione sulle varie proposte delle tesi congressuali e di un vero confronto durante lo svolgimento stesso delle assemblee congressuali di base, sarà necessario valutare nuovi e più efficaci metodi e forme di coinvolgimento dei lavoratori nelle diverse fasi congressuali se non vogliamo che un momento di alta democrazia e partecipazione, come dovrebbe essere quello del congresso Cgil, diventi un semplice e sterile rituale per gli addetti ai lavori.
Parma, 1 dicembre 2005
La Commissione Politica: Bertinelli Ugo, Cleri Marco, Farese Giuseppe, Fellini Davide, Ianni Bianca Maria, Lucero de Cavalcanti Lucia, Pistonesi Giannino, Talignani Massimiliano, Zanardi Paolo
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