Indietro sui turni, ci vorrebbe il referendum
MARIO GAETA *


Sulla flessibilità Alberto Bombassei ha idee precise: «il settore delle tlc ha preso la strada giusta, dovrebbero farlo anche gli altri». Non mi stupisce che il vicepresidente della Confindustria tiri la coperta dalla sua parte, ma vale la pena tornare sul rinnovo contrattuale delle telecomunicazioni. Come è noto le segreterie nazionali di categoria hanno siglato l'intesa per il rinnovo del contratto di lavoro delle tlc, mi sembra però giusto mettere in evidenza che sull'orario di lavoro i contrasti nella delegazione del Sindacato Lavoratori Comunicazione sono stati forti e mantenuti fermi sino all'esito conclusivo del negoziato.

L'aver accettato di calcolare l'orario medio di lavoro su base semestrale (con la previsione di arrivare a 12 mesi concordandolo a livello aziendale) e di cancellare il limite del tetto delle ottanta ore di straordinario nel trimestre, prefigura, senza dubbio, un'estensione della flessibilità in un settore dove, già ora, è assente la concreta possibilità di intervenire sulla prestazione lavorativa. Ripeto qui quanto ho sostenuto nella delegazione trattante: il solo «esame congiunto», che nulla ha a che vedere con la contrattazione, in un settore in cui lo sciopero è limitato per legge e si può realizzare solo quando l'azione unilaterale dell'impresa è già agita risultando così del tutto depotenziato, risulta inefficace. L'aver quindi ceduto altra sovranità sulla flessibilità dell'orario di lavoro senza contrappesi negoziali, costituisce, di fatto, una seria lesione contrattuale, che nel caso delle tlc assume carattere più dirompente che in altri settori. Il segretario generale Emilio Miceli sostiene che i problemi di questo settore sono altri che l'orario: mi permetto però di evidenziare che con la firma di questo accordo, peggioriamo per tutti la normativa sull'orario, subiamo richieste di flessibilità sul part time e non consentiamo invece al lavoratore d'aumentare la quota del suo orario di lavoro (la così detta clausola di recesso).

Diciamolo, questo rinnovo contrattuale che era partito con l'auspicio di strutturare il contratto del 2000 e d'alzare l'asticella dei diritti, di fatto, si è concluso sull'orario di lavoro con l'esito opposto, nonostante si passi da otto a 11 ore d'intervallo tra un turno di lavoro e l'altro.

Purtroppo nella delegazione dello Slc non si è voluto sentire ragione e la cosa incredibile, visto il prevedibile uso politico che ne sarebbe stato fatto - vedi per l'appunto Bombassei - è che la spinta all'accelerazione per la chiusura della vertenza veniva, durante la fase finale della trattativa, attribuita alle confederazioni che intendevano, così, favorire la chiusura della vertenza contrattuale dei metalmeccanici!

Bombassei introduce anche il tema del salario e lo collega a quello delle flessibilità: più si lavora e maggiormente si guadagna. In sostanza dice al sindacato che l'unica riforma della contrattazione accettabile per Confindustria, è quella di liberare le mani del padrone sulla prestazione lavorativa, perché è da quest'ultima e non dal contratto nazionale che arrivano gli aumenti salariali.

Tralascio le implicazioni sulla modifica del sistema contrattuale, ma vorrei sottolineare, perché se ne parla a sproposito, che nel caso delle tlc non c'è stato il presunto scambio salario/flessibilità - preteso invece nel negoziato dei metalmeccanici - per la semplice ragione che abbiamo lasciato sul campo l'aumento salariale derivante dalla produttività e tutto questo nell'unico settore sensibilmente cresciuto e ancora in crescita.

Infine, sull'ipotesi di accordo siglato voteranno, con voto palese (salvo che il 25% chieda il voto segreto) solo i lavoratori che parteciperanno alle assemblee. A nulla è valsa la richiesta avanzata di tenere un vero e legittimo referendum.

Per quanto mi riguarda questa conclusione contrattuale mette in luce due questioni non più rinviabili e sulle quali va intrapresa una serrata discussione e una necessaria lotta politica. Mi riferisco alla questione della democrazia, alla verifica dei mandati, alla composizione delle delegazioni trattanti, al conflitto e all'autonomia di questo sindacato.

La seconda risiede nel sistema di relazioni industriali sorto nel 2000 con la nascita del contratto delle Telecomunicazioni, avvenuta senza il coinvolgimento dei lavoratori e dei sindacati rappresentativi di coloro a cui sarebbe poi stato applicato, un contratto che ha determinato un doppio regime contrattuale duro da digerire per tutti gli assunti dopo il 2000, un sistema vincolante e blindato che esclude una qualsiasi autonomia agita dal basso. Un sistema che ha già provocato sensibili lacerazioni tra sindacato e lavoratori e una piattaforma contrattuale approvata da poco più di 16 mila lavoratori dei 130 mila del settore.

*Segretario Slc Milano e responsabile regionale Tlc

10 Dicembre 2005