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L’articolo di Cremaschi sul contratto delle Tlc ha ovviamente toccato chi, invece, quell’accordo lo difende. La risposta a Cremaschi, pubblicata a firma del Segr. Generale Slc E.Miceli, sul Manifesto del 10 dicembre, è uno spaccato interessante per capire la filosofia a cui fanno riferimento i comportamenti contrattuali in Cgil. Miceli, infatti, col suo articolo, ancora meglio di quanto era riuscito a fare Cremaschi nel suo articolo sul Manifesto, smaschera l’inconsistenza della linea contrattuale della maggioranza Cgil, presentandola per quello che è, ossia, un cercare il “meno peggio” delle cose stando all’interno di una filosofia concertativa, nella speranza di recuperarne il filo. Se si legge attentamente la risposta di Miceli a Cremaschi, non esce una grande linea di merito, ma solo una valutazione sulle contingenza delle cose e sulla ineluttabilità di accettare le modifiche apportate dalla legge 30, dalle nuove leggi sugli orari, ed infine, l’inevitabilità e la bontà della scelta concertativa. Ma Miceli non difende la sua posizione con argomentazioni vere, anzi, sembra quasi che la sua unica preoccupazione sia quella di giustificarsi. L’attacco della lettera di Miceli già contiene tutto il suo ragionamento …. “ ….Cremaschi fa bene a sostenere che le soluzioni adottate dall'ipotesi di accordo del contratto delle telecomunicazioni siano «inaccettabili per i metalmeccanici». Si tratta, infatti, di due categorie diverse, l'una industriale e l'altra dei servizi….” C’è poco da commentare, se non sottolineare semmai che (quindi per Miceli) ci sono lavoratori che possono subire la legge 30 ed altri no, lavoratori che possono subire le nuove flessibilità sugli orari, ed altri no, quasi a dire (a pensarla come Miceli) che la Cgil non debba avere una linea confederale che rappresenti i lavoratori in generale, ma questi lavoratori in un modo e quegli altri in un altro modo. Così, prendendo spunto da questa posizione, Miceli può dire che Cremaschi ha ragione, anche se …… (mah!!) .... non tutti i lavoratori sono uguali. La necessità di difendersi, senza doversi però esporre troppo nel ruolo di difensore della linea concertativa (cosa da non fare in un periodo congressuale dove tutti dicono di volerla superare, ma in realtà praticandola) lo porta a dare il suo contributo alla vertenza dei meccanici (che come si sà è difficile appunto perchè stanno cercando di non firmare un contratto come quello delle Tlc) attaccando Confindustria. “Se Bombassei non fosse ancora attardato dentro un'altra fase politica, quella degli accordi separati e del Patto per l'Italia, dovrebbe ragionevolmente concordare, e invece l'unica tentazione che lo domina è quella di tirare il freno a mano per impedire che il rinnovo del contratto dei meccanici possa inaugurare il punto di svolta, la sanzione definitiva del fallimento di quella politica…” Praticamente Miceli attacca Bombassei perché ha gioito alla firma del contratto Tlc (lo stesso che Miceli difende) e perchè ha proposto di generalizzarne i contenuti a tutti i settori, a partire da quello dei metalmeccanici. Se, come dice Miceli, il contratto delle TLC è un buon contratto, come può dare torto a Bonbassei che ne chiede la generalizzazione ? Ma, lasciando da parte questa disgressione torniamo al merito vero del contratto, utilizzando le stesse parole di Miceli. “il contratto delle tlc, è vero, allunga a sei mesi la durata media dell'orario e non siamo i soli ad averlo fatto (come sempre i chimici avevano già aperto la strada … ndr), ma l'articolazione giornaliera e settimanale sarà oggetto di esame con le Rsu, e questa è una norma che esiste fin dal contratto del duemila e che non è stata modificata. Quanto alle cosiddette 48 ore di preavviso alle Rsu per la richiesta di cambio turno, anche questa è una norma del contratto del 2000 e ci siamo incaricati, con questo rinnovo, di specificare le causali, poiché prima erano generiche” Come si vede, Miceli illustra le cose come accadute, evitando di motivarle chiaramente con la scelta concertativa che è poi, invece, la causa prima di questo atteggiamento contrattuale. In fondo non è la disponbilità sindacale ad adeguare le condizioni di utilizzo della forza lavoro alle esigenze del Capitale che è in discussione. Tutto è ridotto ad un problema di controllo e di gestione, ben sapendo che, come dimostrano le situazioni che prima ancora avevano introdotto quelle flessibilità, in realtà, di fronte all’esigibilità aziendale (grazie alla pattuizione contrattuale) ogni controllo non sarà praticabile se non in via conflittuale, e quindi, solo dove i rapporti di forza, e con fatica lo permetteranno. Miceli, dando la colpa a chi prima di lui già aveva smantellato il riferimento settimanale all’orario di lavoro, banalizza e non si accorge che, grazie a questo, diverse distribuzioni di orario non saranno più una deroga (appunto all’orario settimanale) ma una regola. Lo stesso vale per l’introduzione di turni e la loro diversa distribuzione. In questi contratti, cioè, la flessibilità del lavoro è diventata la regola e non una risposta ad esigenze eccezionali, e quindi temporanee (quindi da contrattare) dell’azienda. Il primo a farne le spese sarà come ovvio il potere contrattuale delle Rsu, destinato a ridursi a mero diritto di informazione e confronto. Inoltre, aggiunge ... “E' vero che vengono meno i limiti trimestrali allo straordinario. Ma il problema che abbiamo nelle tlc non è rappresentato dalla durata dell'orario settimanale - più della metà della categoria ha un orario contrattuale in media di 38 ore alla settimana - e nemmeno quello degli straordinari ...... ” Verrebbe da dire …. Allora perché è stato accettato di fare cadere i limiti allo straordinario ? A quale impellente necessità doveva rispondere la disponibilità sindacale ? Detto in soldoni, Cremaschi è stato ancora buono a dire che il contratto delle TLC fa male ai metalmeccanici. In realtà fa male a tutti i lavoratori. Comunque Miceli (che tanto si è affannato a cercare di mettere in fila le sue giustificazioni) ha uno strumento potentissmo per sapere se i lavoratori sono d’accordo sul contratto che lui difende. Sottoporlo a referendum. Questo Miceli non lo dice …. Non basta dire “consultazione certificata” (in questi anni ne abbiamo viste delle belle). Provi, Miceli, a dire Referendum. 11 dicembre 2005-12-11 Coordinamento RSU
Caro Cremaschi, sono flessibilità contrattate IL Dibattito sulle Tlc (10 dicembre 2005) Nell'intervento pubblicato ieri dal manifesto, Cremaschi fa bene a sostenere che le soluzioni adottate dall'ipotesi di accordo del contratto delle telecomunicazioni siano «inaccettabili per i metalmeccanici». Si tratta, infatti, di due categorie diverse, l'una industriale e l'altra dei servizi. Non è poco. Se Bombassei non fosse ancora attardato dentro un'altra fase politica, quella degli accordi separati e del Patto per l'Italia, dovrebbe ragionevolmente concordare, e invece l'unica tentazione che lo domina è quella di tirare il freno a mano per impedire che il rinnovo del contratto dei meccanici possa inaugurare il punto di svolta, la sanzione definitiva del fallimento di quella politica. Detto questo, e in amicizia, è necessaria qualche risposta e qualche puntualizzazione all'intervento di Cremaschi. Provo ad usare la raffica: il contratto delle tlc, è vero, allunga a sei mesi la durata media dell'orario e non siamo i soli ad averlo fatto, ma l'articolazione giornaliera e settimanale sarà oggetto di esame con le Rsu, e questa è una norma che esiste fin dal contratto del duemila e che non è stata modificata. Quanto alle cosiddette 48 ore di preavviso alle Rsu per la richiesta di cambio turno, anche questa è una norma del contratto del 2000 e ci siamo incaricati, con questo rinnovo, di specificare le causali, poiché prima erano generiche. Un passo avanti, spero converrà Cremaschi. E' vero che vengono meno i limiti trimestrali allo straordinario. Ma il problema duro che abbiamo nelle tlc non è rappresentato dalla durata dell'orario settimanale - più della metà della categoria ha un orario contrattuale in media di 38 ore alla settimana - e nemmeno quello degli straordinari, giacchè la tendenza è all'aumento dei part time, ma quello del lavoro a turni. Vorrei anche dire che con questa ipotesi di accordo allunghiamo da otto a undici le ore l'intervallo tra un turno e l'altro, respingendo così la richiesta di deroga e riconsegnando alle Rsu la contrattazione effettiva degli orari e dei turni. E' questo il cuore del nostro problema e così abbiamo risposto contenendo le flessibilità reali. Non mi sembra poca cosa nella gestione delle flessibilità. Potrei anche dire, ma lo ricordo a Bombassei, che con questo contratto abbiamo aggiornato i profili professionali e ne abbiamo creati di nuovi; alla fine saranno circa quindici mila i lavoratori che otterranno la qualifica superiore. Così come, nella parte che riguarda l'apprendistato, abbiamo ottenuto almeno il 70% delle riconferme per assumere nuovi apprendisti. Abbiamo, inoltre, stabilito che una impresa appaltatrice debba presentare, per ottenere un lavoro, le certificazioni Inps e Inail per non rifugiarsi nel facile dumping del lavoro irregolare. Abbiamo guardato ai call center, ai lavoratori spesso fantasma alla mercè dei nuovi avventurieri che si stanno arricchendo con questa attività. Sì, abbiamo scelto i più deboli, quelli che non solo sono soggetti a stress, ma sono anche malpagati. Un contratto è anche fatto di scelte, e qui il vero problema è la destrutturazione del lavoro; ma credo e spero che anche su questo punto Cremaschi convenga. Vorrei segnalare che queste norme le abbiamo strappate con difficoltà perché non ce ne erano uguali negli altri contratti, edili a parte; siamo stati testardi! Devo però dire che ancora non ho letto la vera obiezione che credo vada fatta a Bombassei: il vicepresidente di Confindustria chiede più ore ai metalmeccanici, mi pare di aver capito attraverso l'aumento dei sabati, e non dice che nel contratto delle tlc non c'è un'ora di lavoro in più. Stranezze! Quanto al giudizio dei lavoratori, per noi è un obbligo, e così sarà, la consultazione certificata del voto dei lavoratori, liberamente decisa da Slc, Fistel e Uilcom. Segretario generale Slc Cgil Emilio Miceli
IL Manifesto 9 Dicembre 2005 fonte: www.ilmanifesto.it
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