Il contratto
delle Telecomunicazioni fa male ai meccanici
GIORGIO CREMASCHI *
Il vicepresidente della Confindustria Alberto Bombassei pretende che i
metalmeccanici lavorino il sabato e che ci sia la totale flessibilità
degli orari senza alcuna contrattazione aziendale. A tal fine il
rappresentante degli industriali vanta ed utilizza la conclusione del
contratto delle telecomunicazioni. Bombassei ha allo stesso tempo torto e
ragione. Ha torto marcio quando, ancora una volta, pretende che i
metalmeccanici italiani, i peggio pagati e i più sfruttati d' Europa,
lavorino ancora di più. Ha torto quando fa finta di non sapere che
l'orario di lavoro di un metalmeccanico italiano è il più alto dell'Europa
occidentale. Ha torto quando cerca di risolvere un contratto facendolo
pagare ai lavoratori con la rinuncia ai loro diritti. Ha torto infine,
perché ancora una volta pensa di risolvere la crisi industriale del paese
con meno salario e più fatica per i lavoratori. Purtroppo però ha ragione
il vicepresidente, quando, a sostegno delle proprie posizioni, utilizza
l'intesa raggiunta per i lavoratori delle telecomunicazioni. Che sugli
orari è un vero disastro.
L'accordo, infatti, recepisce il decreto 66 del 2003, quello varato dal
Governo Berlusconi con il dissenso esplicito di Cgil, Cisl e Uil. Quel
decreto, che non fu recepito neppure nell'accordo separato di Fim e Uilm
per il contratto dei metalmeccanici. Con quel testo il governo cancellava
il concetto stesso d'orario settimanale e giornaliero di lavoro, a favore
dell'annualizzazione della prestazione. Ora quei principi vengono
esplicitamente recepiti in un contratto nazionale. Così per i lavoratori
delle telecomunicazioni l'orario di lavoro verrà calcolato sulla base
della sua durata media. Una settimana si lavorerà di più l'altra meno,
alla fine si fa il conto. Per ben 6 mesi l'anno questa totale flessibilità
degli orari sarà decisa unilateralmente dalle aziende. Solamente nei 6
mesi successivi potrà intervenire l'accordo sindacale. Inoltre le aziende,
potranno comandare i lavoratori in orari flessibili dandone semplice
comunicazione entro 48 ore alle Rsu. Infine, vengono meno anche i limiti
trimestrali allo straordinario.
Nella sostanza il libro dei sogni della Federmeccanica, viene qui
sottoscritto.
Ma soprattutto il principio che passa non è solo quello della piena
flessibilità degli orari, ma quello della flessibilità senza
contrattazione. Da tempo la Confindustria lamenta che le variazioni sugli
orari devono essere "esigibili", senza contrattazione con le Rsu. Questo è
ciò che la Federmeccanica pretende per fare il contratto, alla faccia di
tanta vuota retorica sulla contrattazione in Azienda.
Sfuggono allora le ragioni di questa intesa che può produrre effetti
negativi a vasto raggio. Il contratto delle telecomunicazioni coinvolge
aziende come Telecom e Vodafone, che fanno profitti mostruosi e invadono
tutti i giorni le nostre televisioni. È vero che in questo settore ci sono
anche i lavoratori super sfruttati dei call center, ma a maggior ragione
questo contratto doveva essere l'occasione per conquistare diritti per chi
n'è privo, senza rinunciare a quelli già esistenti.
La flessibilità senza contrattazione non è una soluzione per i problemi
industriali delle imprese, è solo un modo per scaricare sui lavoratori i
costi dei contratti. Speriamo che questa volta i lavoratori delle
telecomunicazioni, possano decidere con un referendum sull'accordo. Al
loro giudizio ci rimettiamo. In ogni caso però è bene chiarire sin d'ora
che le soluzioni sulla flessibilità raggiunte in quell a intesa sono
inaccettabili per i metalmeccanici. Ne tenga buon conto la Confindustria
per fare il contratto.
*Segretario nazionale Fiom
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