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Firmato il Contratto delle TLC Flessibilità, legge 30 e pochi spiccioli Un contratto brutto, per altro firmato in un settore fortemente in attivo e ad alta redditività, che la dice lunga su quello che è oggi l'atteggiamento sindacale in materia di rapporti con Confindustria alla vigilia dello scontro sul nuovo modello sindacale. In un settore dove già ora la flessibilità e la precarietà del lavoro sono alle stelle si è andato a firmare un contratto dove la flessibilità e la precarietà vengono di fatto rafforzate. Si è andati a superare il riferimento settimanale per l'orario di lavoro inserendo il riferimento al monte ore lavoro da prestare sull'arco dei sei mesi (con possibilità di derogare all'anno in contrattazione aziendale). Salta così il controllo sulla organizzazione del lavoro, le Rsu perdono potere negoziale e le imprese potranno attingere a piene mani alle tante, svariate possibilità di distribuzione del lavoro su cicli pluriperiodali in modo da potere così aumentare l'intensità di lavoro (condizione utile e necessaria per la riduzione dei costi occupazionali) e la flessibilità. Si è andati a regolare tutti quegli strumenti previsti dalla legge 30 che risultavano più utili alle imprese. Non ci si venga a dire, come fa la Cgil nazionale, che la legge 30 non è stata recepita solo perchè nel contratto non è stato prevista la regolamentazione di istituti contrattuali come il lavoro a chiamata o altro. In realtà il contratto firmato è andato a regolare quegli istituti più utili all'impresa, come l'apprendistato (quasi a vita vista la lunghezza della sua possibile durata e le soglie di età coinvolte) e come il contratto di inserimento (strumento utilissimo per tirare il collo a lavoratori che costretti dalla precarietà vengono obbligati a fare l'insieme delle mansioni ma pagate uno o due livelli iferiori) Non è un caso che Bombassei (Confindustria)
canti vittoria sul sole 24 ore vantando le ampie ed utili flessibilità ch
il contratto ha introdotto, e non èun caso che Confindustria intenda ora
utilizzare questo accordo per cerare di aumentare l'isolamento dei
metalmeccanici e tentare di costringerli a bere la stessa minestra in
cambio di pochi spiccioli. Un contratto quindi completamente condizionato dall'interesse di impresa che si conclude infine con quattro righe per sostanziare lo scambio tra tutta la flessibilità concessa e quattro spiccioli i aumento. Il salario ottenuto è infatti cosa risibilissima rispetto alle necessità dei lavoratori ed è addirittura inferiore a quanto la tanto declamata concertazione sindacale si proponeva di ottenere in riferimento all patto del 23 luglio.
A questo punto la parola passa ai lavoratori ai quali deve essere data la possibilità di conoscere e discutere la proposta di accordo e di esprimere un loro giudizio vincolante attraverso il ricorso del referendum nei luoghi di lavoro. E' questa la prima richiesta da far emergere nei confronti dei sindacati confederali. Per organizzare la battaglia in categoria e per sostenere il voto contrario all'accordo delegate e delegati Rsu del settore si stanno attivando per promuovere già nei primi giorni della prossima settimana una riunione nazionale (a Milano o Bologna) ................... seguiranno ulteriori informazioni 7 dicembre 2005 Il Coordinamento RSU
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