Se qualche organizzazione sindacale confederale non prenderà la decisione di estendere la lotta sul piano nazionale si assumerà gravi responsabilità politiche e confermerà il proprio vuoto e la propria inconsistenza.

Le cariche della polizia e il tentativo di sgombero forzato della manifestazione di dissenso popolare della Val di Susa contro il progetto della TAV, dimostrano quanto può essere arrogante il potere quando è al totale servizio delle logiche del profitto e del mercato.

La questione determinatasi con l'azione poliziesca in Val di Susa va quindi inquadrata per quello che è. Una questione di democrazia in primo luogo.

Di fronte a ciò si deve aprire quindi una seria riflessione in quelle forze del centro sinistra Piemontese e non solo che, abbagliate dalla razionalità economica e dal tipico "realismo" delle burocrazie, hanno contribuito a dare credito alla lettura di chi ha voluto presentare la lotta degli abitanti e dei lavoratori della Val di Susa come un disdicevole fastidio.

Di fronte a ciò si impone un sostanziale cambiamento di rotta dei dei sindacati confederali che, incapaci di ascoltare il punto di vista delle popolazioni e dei lavoratori della Valle, si sono collocati fin dall'inizio su una posizione di contrarietà verso gli obiettivi della protesta o di super-partes, incapaci quindi di raccogliere e rappresentare le giuste rivendicazioni che emergevano da quel territorio.

Ora lo strappo che si è determinato è tale che l'unica cosa urgente che bisogna fare è decidere da che parte stare. Con i lavoratori e gli abitanti della Valle, e quindi con le richieste di partecipazione democratica delle popolazioni nella decisione del proprio futuro,  o con le logiche del profitto e del mercato che tutto calpestano per affermare se stesse.

Se i sindacati sono, come sono (nonostante i forti condizionamenti delle sue burocrazie) lo strumento con cui i lavoratori e le loro famiglie organizzano la rappresentanza dei loro bisogni e le loro aspirazioni di emancipazione dai condizionamenti del mercato, allora a questi sindacati non rimane che una scelta. Aderire immediatamente alla lotta della Val di Susa, e proclamare immediatamente uno sciopero generale, contro l'uso della polizia, per il ripristino delle elementari regole democratiche.

Dalle Rsu, dalle assemblee di luogo di lavoro, dai congressi territoriali della Cgil in corso in questi giorni, deve e può crescere una richiesta che vada in questo senso.

E' il sindacato che deve fare ciò che i lavoratori chiedono e non viceversa.

6 dicembre 2005

Il Coordinamento Rsu