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Tfr e previdenza
complementare |
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Il pasticciaccio |
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Morena Piccinini, della
segreteria nazionale Cgil, (in un articolo su Rassegna Sindacale
del 1 ottobre
2005), cerca di mettere in fila i limiti della scelta Governativa
in materia di rinvio al 2008 dell'operazione del Tfr, ma così facendo
mette in fila anche i principali limiti della strategia Confederale
dimostrandone tutta l'assurdità. |
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In merito al
rinvio del decreto sul Tfr la Segretaria della Cgil conclude su due
questioni:
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Il Governo ha
preso una decisione assurda
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I sindacati
cominceranno comunque, e da subito, la campagna di raccolta di
adesioni ai loro fondi chiusi
In realtà la
compagna Piccinini ragiona dando per scontato la priorità sindacale in
materia di pensioni complementari e la marginalità che sempre più
assume la questione della previdenza pubblica. E non può essere che
così visto che l'una può crescere solo a discapito dell'altra. Ma perchè la
compagna Piccinini (e con essa tutta la segreteria Cgil) considera "vitale" e così urgente l'impegno sindacale a favore
delle pensioni complementari?
Proviamo a fare un semplice ragionamento sindacale:
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Forse il Tfr non
rende adeguatamente, non è sufficientemente tutelato? Sappiamo che non
è vero. Il Tfr, così come è adesso, garantisce una rivalutazione certa
dell'1,5% all'anno + il 75% dell'inflazione. Nessun rendimento pensionistico, di quelli offerti dalle
pensioni integrative, è in grado di garantire lo stesso rendimento. Il
TFR è salario differito fortemente tutelato tanto che si può percepire
anche in caso di fallimento dell'azienda. Nessun fondo pensione può
garantire altrettanto (basti vedere i casi più famosi dei fondi
pensione falliti). Quindi, ragionando in termini sindacali, quale
convenienza avrebbe un sindacato a proporre il trasferimento del Tfr ai fondi
pensione?
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Forse l'Inps è
alla banca rotta? Sappiamo che non è vero. L'Inps ha denunciato nel
2004 un attivo di bilancio pari a oltre 5 miliardi di euro, mentre le
pensioni complementari annaspano nel loro tentativo di decollare e
nell'impossibilità di essere solvibili. Allo stato attuale nessun
fondo pensione reggerebbe al collasso fallimentare se oggi una parte dei
suoi aderenti chiedesse di essere liquidato. Quindi, ragionando in
termini puramente sindacali, quale convenienza avrebbe un sindacato a
proporre di dirottare quote maggiori dei nostri già magri salari a
favore dei fondi pensionistici?
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Forse dobbiamo
dare per scontato che l'Inps non reggerà nei prossimi anni e quindi il
ricorso alle pensioni complementari diventa una alternativa
ineludibile ? Anche questo sappiamo che è falso. Ma se anche problemi
dovrebbero sorgere in futuro perchè, ragionando in termini puramente
sindacali, non pensare alla difesa della
previdenza pubblica dirottando parte degli enormi costi per il lancio
della previdenza complementare, e le energie dell'iniziativa sindacale a sostenere la gestione pubblica della
previdenza ?
-
Per quale motivo
i lavoratori, che già versano il 32% del valore delle loro
retribuzioni per finanziarsi la previdenza pubblica, dovrebbero
versarne ancora (compreso l'intero loro Tfr) per ottenere una
copertura integrativa che, sommata a quella pubblica non arriva
nemmeno ai rendimenti di prima della riforma Dini (quella approvata
dai sindacati). Ragionando in termini puramente sindacali, non è forse il caso di rivedere e mettere in
discussione i guasti prodotti da quella riforma?
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Per quale motivo
i lavoratori dovrebbero versare parti sempre più consistenti delle
loro già magre retribuzioni (e aggiuntive a quanto già versano all'Inps)
in mano a persone che li giocheranno in borsa senza poter garantire a
priori se il loro rendimento sarà in attivo oppure in perdita. Il
fatto che queste persone siano poi dei compagni (sindacalisti),
sicuramente onesti ed attentissimi a non rischiare i soldi degli
altri, non cambia la sostanza del ragionamento. Ragionando in termini
puramente sindacali, perchè non valorizzare il sistema pensionistico
pubblico, su base retributiva ed a ripartizione, che in 50 anni e più
ha garantito un sistema universale e solidaristico tra i vari
lavoratori e le diverse generazioni ?
Queste domande
restano fuori dal dibattito sindacale. La compagna
Piccinini parla ormai di pensioni integrative e di Tfr come se fossero una
cosa ineluttabile, anzi giusta, quasi che dovesse rispondere ad una
forte pressione della base a cui bisogna urgentemente rispondere.
Ma le cose non
stanno così. Dalla base emerge, è vero, un forte disagio sulle proprie
prospettive pensionistiche, ma questo non si risolve con una
adesione alle pensioni integrative, tanto è vero che i fondi chiusi
(quelli contrattuali) languono (la gente non è stupida e non si fida)
come anche l'ultimo "flop" di Espero (fondo chiuso per i lavoratori
della scuola) ha dimostrato. Il disagio dei lavoratori nasce dal fatto
che i rendimenti delle pensioni pubbliche (anche grazie accordi
sindacali) continuano a diminuire (nonostante l'attivo di bilancio
dell'Inps).
Ora la compagna
Piccinini lancia la parola d'ordine "Pensioni integrative subito",
nonostante il rinvio della riforma del TFR. ...."occorre
impegnarsi da subito ad avviare una grande campagna di adesione e
d’informazione, la stessa che avremmo fatto se il decreto fosse
entrato in vigore ora."
Cos'è tutta
questa fretta ?? Perchè non cominciamo invece, per ragionare in
termini puramente sindacali, a far fruttare e bene i soldi che già i
lavoratori versano all'Inps ? Chi l'ha detto che l'Inps è morta?
Basterebbe accorgersi che con l'approvazione della riforma Dini,
ragionando in termini puramente sindacali, abbiamo fatto una bella
cazzata! Che invece di risolvere i problemi li abbiamo solo
peggiorati, finendo per infilarci in un cul di sacco.
Ma a quanto pare
la compagna Piccinini è determinata ad andare avanti, anche se nessuno
alla sua base sembra spingerla. Da dove nasce tutta questa
determinazione ?
E' lei stessa a
dirlo ...."Bisogna riaffermare che la previdenza complementare c'è,
è una realtà positiva per oltre un milione di lavoratori dipendenti,
gli attuali strumenti offerti dalla contrattazione non hanno nulla da
invidiare a ogni altro strumento sul mercato finanziario".
........... visto che non siamo stati capaci di difendere le pensioni,
visto che i nostri salari diminuiscono ogni giorno di più, visto che
siamo sempre più precari ..... diamoci alla finanza !
Come titola il
suo articolo Morena Piccinini ???? ......
Il pasticciaccio
... appunto !
28 novembre 2005
Il Coordinamento Rsu
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Il pasticciaccio |
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di Morena Piccinini |
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Il governo si era ripromesso di applicare solo
le parti apparentemente più facili e di effetto della delega
previdenziale, in particolare il bonus per chi posticipa la
pensione di anzianità, già in vigore, e la previdenza
complementare, per poter dire in Europa che ha fatto la "grande
riforma". E invece tutto gli è scoppiato in mano e la grande
riforma è ritornata ad essere quello che era fin dall'inizio: un
grande pasticcio nel quale è rimasto sepolto il governo medesimo.
Il 1° luglio erano tutti tranquilli, i ministri all'unanimità, le
assicurazioni, le banche: lo schema di disegno di legge andava
bene a tutti, interessati com’erano (e come sono)a mettere le mani
sul Tfr dei lavoratori e a renderlo un grande patrimonio a
disposizione dei mercati. Le 23 associazioni, tra le quali sono
state determinanti le organizzazioni sindacali confederali, hanno
fatto saltare il banco dimostrando che quell'impianto era
inaccettabile per lavoratori e imprese e, nel momento in cui il
ministro Maroni ha dovuto accettare buona parte delle modifiche
proposte, è successo il pandemonio rendendo evidente come tutti
costoro, dalle assicurazioni a chi fa politica con il perenne
conflitto d'interessi, non fossero disponibili ad accettare alcuna
modifica sensata che avesse a riferimento anche l'interesse dei
lavoratori anziché l'esclusivo interesse dei mercati finanziari e
speculativi.
Per questo il governo, la settimana scorsa, ha preso la decisione
più assurda tra le tante che poteva prendere. Non potendo più
cambiare radicalmente il testo di Maroni, e non volendo prendere
le distanze dalle pretese delle assicurazioni, ha di fatto
posticipato di due anni l'entrata in vigore del decreto, con somma
gioia di Tremonti che così risparmia anche i 600 milioni di euro
promessi per le compensazioni alle imprese ed evita una sanzione
europea per il fondo per l'accesso al credito delle imprese che
facilmente si configura come aiuto di Stato. Soprattutto si è
scaricato sul futuro governo l'onere di far quadrare tutti questi
tasselli impazziti e di trovare risorse nuove.
In questo enorme pasticcio noi possiamo dire di avere la
soddisfazione di aver rimandato a casa del governo una polpetta
avvelenata, il decreto del 1° luglio, della cui pericolosità pochi
si erano accorti e di aver svelato quante e quali speculazioni
finanziarie si preparavano sulla pelle dei lavoratori.
Abbiamo ottenuto cambiamenti sostanziali al testo originale,
ripristinando il valore della contrattazione collettiva e rendendo
più trasparente, e garantita per i lavoratori, la procedura del
silenzio-assenso, mentre confermiamo che rimangono parti da noi
non condivise, come la disciplina fiscale e quella sui riscatti.
Abbiamo, inoltre, reso evidente la grande paura che hanno le
assicurazioni a confrontarsi realmente con il sistema dei fondi
negoziali: se entrare nel sistema vuol dire sottostare alle
medesime regole, per il momento per loro è meglio starne fuori
perché in tempi brevi non sono in grado di modificare i loro
prodotti per rientrare nelle regole comuni, meglio confidare in
cambiamenti ulteriori della normativa e avere comunque più tempo a
disposizione, se proprio saranno costretti ad adeguarsi.
Il sindacato non deve avere paura delle assicurazioni: a testa
alta dobbiamo rappresentare ai lavoratori cosa abbiamo fatto in
questi mesi e soprattutto utilizzare il tempo a disposizione per
accrescere la conoscenza, la fiducia e l'adesione ai fondi
negoziali.
Se abbiamo sempre detto che per noi il semestre del
silenzio-assenso doveva significare fare in modo che tutti i
lavoratori fossero informati ed effettuassero una scelta esplicita
di adesione alla previdenza complementare di natura contrattuale,
questo impegno va rinnovato a prescindere dall’entrata in vigore
del decreto medesimo. Perché la cosa più sbagliata sarebbe se
anche noi avvalorassimo nei fatti ciò che alcuni giornali hanno
sostenuto all'indomani della decisione del governo, ossia che i
lavoratori sarebbero penalizzati e perderebbero due anni di futura
pensione integrativa. Ma ciò avverrebbe solo se si volesse
destinare il Tfr a fondi bancari o ad assicurazioni, cioè a forme
previdenziali che noi di certo non riteniamo più vantaggiose.
Bisogna riaffermare che la previdenza complementare c'è, è una
realtà positiva per oltre un milione dei lavoratori dipendenti,
gli attuali strumenti offerti dalla contrattazione non hanno nulla
da invidiare a ogni altro strumento sul mercato finanziario, anzi
bisogna far presto per fornire questo strumento anche ai
lavoratori che ancora ne sono privi, a partire dai pubblici
dipendenti.
Il decreto avrebbe dato alcune possibilità importanti,
dall’informazione capillare sul sistema previdenziale alla
possibilità di destinate tutto il Tfr, anche per coloro che oggi
possono impiegare solo la quota fissata contrattualmente, alla
compensazione per le imprese e conseguente minor resistenza delle
medesime a mettere a disposizione il Tfr dei dipendenti, ma il
posticipo di queste novità non è di impedimento alla adesione
volontaria ai fondi negoziali, in modo che ognuno cominci a
costruirsi un importante risparmio previdenziale.
Quindi occorre impegnarsi da subito ad avviare una grande campagna
di adesione e d’informazione, la stessa che avremmo fatto se il
decreto fosse entrato in vigore ora. |
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(www.rassegna.it, 1 ottobre 2005) |
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