Esempio di politica bipartisan:attaccare Berlusconi da destra
di Giorgio Cremaschi

Ma la vera critica a Berlusconi è quella di non essere stato sufficientemente di destra? Questo si può dedurre dal nuovo intervento di Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera. Già alcuni giorni fa, lo stesso commentatore aveva esaltato la decisione, annunciata dalla Banca europea,di alzare i tassi di interesse. Questa scelta, in realtà profondamente dannosa per l’economia come ci ha ricordato su questo giornale Emiliano Brancaccio, veniva invece giudicata positiva perché ferma sul nascere la crescita dei salari.

Ora Giavazzi fa proposte dirette ai due schieramenti ella politica italiana e chiede ad essi se sono finalmente disposti a liberalizzare, privatizzare, licenziare, così come finora non si è mai fatto. Lo slogan è quello di chiedere l’abolizione tutti i privilegi per rendere più efficiente la nostra economia. Come spesso accade si propone di partire dai privilegi dei più deboli, che per noi – che siamo inguaribili conservatori si chiamano diritti. Così, per contrastare la burocratizzazione e il baronato nelle università, si dovrebbe cancellare il valore legale del titolo di studio. Per favorire la ripresa economica, bisognerebbe lanciare una nuova ondata di privatizzazioni, dall’Eni, all’Enel, all’acquedotto pugliese. Per rendere più flessibili i mercati e ridurre il peso dei monopoli, bisognerebbe liberalizzare tutto, e intanto licenziare il governatore della Banca d’Italia. (Qui in effetti ci coglie quasi un moto di solidarietà verso il governatore. Che, vittima di una sorta di legge del contrappasso, lui liberista finisce per essere capro espiatorio del liberismo...) Infine e naturalmente questo è lo zucchero finale, bisognerebbe smetterla di frenare la libertà di licenziamento delle aziende. Fare come la Danimarca, dice Giavazzi, ove i tribunali non hanno più il potere di impedire i licenziamenti ingiusti e quindi le aziende assumono tranquillamente coloro che sanno di poter licenziare in qualsiasi momento. Non ci sarebbe particolare motivo per commentare queste posizioni, se non fosse che in Italia esse sono rivolte a entrambi gli schieramenti politici. Quella che in qualsiasi altro paese sarebbe una critica da destra, a un governo di destra - la critica di non essere stato sufficientemente radicale e duro nei confronti dei lavoratori, dei diritti, dello stato sociale - da noi può diventare una sorta di vademecum bipartisan. In questo contesto, il vero guaio di Berlusconi è quello di essere stato frenato dal conflitto di interessi, dalle remore democristiane e populiste rispetto all’attuazione di una vera politica thatcheriana. Una politica che in tutto il mondo è il sinonimo dell’aggressione ai diritti e alle conquiste del mondo del lavoro, ma che da noi si tinge invece di un’insospettabile aura di progressismo. Il fatto che appelli come quelli di Giavazzi possano essere rivolti indifferentemente a entrambi gli schieramenti politici - evidentemente con la ragionevole ipotesi che ovunque possano essere accolti - la dice lunga sullo squinternamento della politica italiana. Solo un sistema ove tutti i punti cardinali rischiano continuamente di essere sconvolti e spostati, solo un sistema di questo tipo può collocare al centro della politica posizioni come quelle espresse sul “Corriere della Sera”, sull’Economist, dall’offensiva liberista. E’ bene allora dirci che se solo alcuni dei punti suggeriti dal “Corriere della Sera” fossero accolti dal governo, sarebbe necessario uno sciopero generale alla settimana, e non virtuale come invece propone Pietro Ichino. Già, lo sciopero generale. Quell’inutile rito, secondo Berlusconi, con il quale milioni di persone, rinunciando ad una giornata del loro modesto salario, hanno voluto far sapere che non ne possono più. Non solo della Finanziaria e della politica sbagliata di questo governo, ma di ogni politica che scarichi ancora sul lavoro e sui più deboli tutti i costi principali della crisi economica. Non abbiamo bisogno in Italia e in Europa di inseguire i disastri politici e sociali dell’America liberista. Questo è un sentimento di massa diffuso, che persino per il presidente della Camera dovrebbe essere ascoltato. C’è bisogno di più diritti e più salari per far ripartire l’economia, non di più mercato e più licenziamenti. L’ha detto lo sciopero generale e lo diranno tra pochi giorni, il 2 dicembre, i metalmeccanici che giungeranno a Roma per il contratto. Tra questi lavoratori, sentirsi raccontare tutte le volte le ricette liberiste di uscita dalla crisi, suscita oramai un misto di rabbia e ilarità. Possibile, ci si domanda in tante assemblee nei luoghi di lavoro, che, dopo aver studiato tanto, si debbano scodellare simili sciocchezze?

 
 
Le ricette suggerite da Francesco Giavazzi sul “Corriere” | Login/crea un profilo | 0 Commenti