Il rinvio al 2008 dell'entrata in vigore del decreto che scippa il TFR mantiene inalterati i giudizi negativi sull'operazione ed apre scenari che non aiutano. Per questo va mantenuta aperta la mobilitazione a partire dalla costituzione in ogni territorio dei comitati contro lo scippo del Tfr e per la difesa e lo sviluppo della pensione pubblica come unico pilastro della previdenza.

Dal Coordinamento RSU - 26 novembre 2005

In una cosa (e solo in questa) hanno ragione i Sindacati Confederali. Il rinvio del decreto è un puro e semplice escamotage per tenere aperta la strada all'ingresso massiccio nel sistema previdenziale complementare del mercato finanziario privato.
Una situazione questa che dimostra ancora di più (se ancora ce n'era bisogno) di come tutta l'operazione di smantellamento della previdenza pubblica per giustificare l'avvio di quella complementare nasca tutta da un semplice problema di rastrellamento di risorse finanziarie (da spremere dalle retribuzioni dei lavoratori) e dalla costruzione di un mercato nel quale le ingenti risorse così ottenute potessero navigare (tra borse e titoli) a favore di un aumento delle occasioni per la rendita finanziaria. Uno scenario, questo che accomuna sia l'idea di favorire i fondi chiusi (quelli gestiti anche dai sindacati) che quelli aperti (gestiti dalle assicurazioni private) dovendo ambedue poggiare sull'investimento finanziario per costruire la promessa (non scontata) di rendimenti pensionistici.
In questo, il progetto sindacale e quello del mercato privato non sono diversi (come ci si vuole fare credere) ma semplicemente concorrenti.
Il rinvio del decreto al 2008 dice essenzialmente questo. La previdenza complementare può partire solo e se diventerà un mercato aperto in cui tutti (sindacati e privati) potranno farsi concorrenza nell'offerta dei prodotti previdenziali.

La preoccupazione sindacale è quindi più che fondata visto che, se messi fuori da una situazione di monopolio (quella dei fondi chiusi) e se costretti a confrontarsi sul mercato libero e concorrenziale dovranno necessariamente fare i conti con:

  • L'effettiva maggiore concorrenzialità dei fondi aperti che possono offrire proposte di previdenza complementare unitamente ad altri pacchetti assicurativi (auto, casa, ecc)

  • Un nuovo interesse di Confindustria che, in quanto rappresentante degli interessi del capitale finanziario privato, potrebbe cominciare a non trovare più alcun interesse a sostenere lo sviluppo dei fondi chiusi contrattuali (che oltre tutto gli costano anche se recupera in parte con gli sconti contrattuali). Le dichiarazioni entusiastiche di Montezemolo al rinvio del decreto sono un chiaro segnale in questo senso.

Non è un caso che la risposta sindacale al rinvio del decreto sia tutta orientata a rivendicare il rispetto del patto tra sindacati e confindutria (più altre 21 associazioni).

Comunque per il sindacato Confederale si apre una bella partita e tutta in salita. Il suo progetto di previdenza complementare, che si è cercato di motivare come una soluzione solidaristica, equa, democratica, partecipata (quindi diversa dalle brutture di una gestione privata) si dimostra ora per quello che è veramente. Un progetto di investimento finanziario che, operando di fatto nelle regole del grande mare del mercato privato, ha eccitato gli appetiti dei grandi squali finanziari che già navigavano in quel mare.

E' facile ora prevedere che nei prossimi due anni l'impegno principale di Cgil Cisl Uil sarà quello di difendere le norme che fino ad ora avevano costruito uno scenario che indicava nei fondi chiusi lo strumento privilegiato per il drenaggio di risorse dalle retribuzioni alla previdenza complementare, cercando di ridurre o di escludere l'ingresso dei privati in questo mercato. Le uniche possibilità che ora i sindacati hanno per il raggiungimento di questo obiettivo sono il cambio di Governo (essi sperano che un governo di centrosinistra tutelerà l'ingresso nel mercato previdenziale dei fondi chiusi a scapito dei fondi privati) ed il mantenimento dell'alleanza fino a qui costruita con Confindustria nella co-partecipazione nella gestione dei fondi chiusi.
Il fatto che la posizione di Confindustria sarà ora più che mai determinante per la salvaguardia del progetto sindacale dovrebbe far nascere non poche preoccupazioni in merito all'atteggiamento che i sindacati terranno, ad esempio, in materia di revisione del modello contrattuale che Confindustria vuole con tanta urgenza. Già questo basterebbe a dimostrare il "cul di sacco" in cui si sono messi i sindacati.
Non volendo perdere l'alleanza con Confindustria sulla materia dei fondi chiusi sarà difficile che i sindacati manterranno posizioni di chiusura sulle richieste padronali di smantellamento del sistema contrattuale senza temere cambiamenti di linea sul fronte della previdenza complementare. Nello stesso tempo (visto che si parla di concorrenza in un mercato privato) riprenderà fiato anche la proposta di avviare, accanto ai fondi chiusi previdenziali anche la nascita e lo sviluppo dei fondi chiusi per l'assicurazione sanitaria (cosa che già in alcune categorie - Filcem ad esempio - si pratica e si rivendica da tempo). Un modo come un'altro di offrire sul mercato pacchetti articolati di assicurazione. (a seguire questa strada dovremo aspettarci nei prossimi contratti anche la richiesta di costruire fondi chiusi per l'assicurazione delle auto e della casa, magari anche quelli per sostenere i costi di istruzione dei nostri figli o di accesso ai mutui prima casa ?)

Il rinvio di due anni del decreto governativo non risolve quindi i problemi, anzi, li complica. Lo scenario che si è determinato rende sempre più evidenti i rischi di deriva sindacale che, da un'idea (ormai da tempo in crisi nei corridoi delle burocrazie sindacali) di sindacato contrattuale tende ormai a trasformarsi sempre più in modo evidente in organizzazione di lobby nella quale non sono gli interessi dei rappresentati a fare da linea guida ma l'interesse delle organizzazioni, percepite ormai come soggetti autonomi ed indipendenti dal retroterra che le ha prodotte.
La difesa del progetto di previdenza complementare e lo sviluppo parallelo delle assicurazioni sanitarie, c'è da aspettarselo, saranno il filo conduttore principale attorno al quale Cgil Cisl Uil si giocheranno ruolo e tenuta organizzativa nei prossimi anni. I problemi contrattuali, la difesa della previdenza pubblica, la lotta contro la privatizzazione della sanità ecc. ecc. rischiano di diventare sempre più solo parole d'ordine e questioni marginali rispetto ad un progetto sindacale che mira a fare del sindacato un soggetto di gestione economica.
Va, a questo punto notato, che parliamo di temi che non interessano ai lavoratori. Lo dimostra la vicenda della scuola dove la disponibilità dei lavoratori verso il "fondo espero" ha raggiunto cifre risibilissime, così come lo dimostra pure l'enorme scetticismo che già serpeggia nei comparti privati e pubblici verso l'ipotesi di trasferimento del Tfr. Non ci dicano quindi Cgil Cisl Uil che la loro preoccupazione verso lo sviluppo dei fondi chiusi nasce da una forte pressione dalla base sindacale dove è invece fortemente presente una richiesta di equità e di tutela della propria pensione pubblica. E' semmai l'interesse delle organizzazioni a sostenere il progetto di previdenza complementare che da a loro la possibilità di essere soggetti economici.

Paradossalmente ha ragione Carniti quando denuncia senza mezzi termini che tutta la materia dei fondi previdenziali complementari si è ormai deteriorata. E' chiaro infatti che tutta la partita dei fondi previdenziali si gioca, oltre che sul loro controllo, anche sulla loro stabilità. La remunerabilità dell'investimento attraverso i fondi previdenziali è infatti ormai legata alla loro trasformazione in fondi previdenziali obbligatori e non più solo volontari (già questo si era intuito dietro tutte le operazioni che avevano portato, a fronte dei limiti dimostrati in questi anni nel decollo dei fondi, alla proposta di trasferimento del Tfr).

A questo punto, il rinvio di due anni per l'entrata in vigore del decreto sul Tfr, offre a tutti noi alcune possibilità in più per mettere all'ordine del giorno dell'iniziativa sindacale un cambio vero e sostanziale di strategia in materia pensionistica. L'obiettivo ora non è più solo quello di ostacolare il trasferimento del Tfr ai fondi pensioni (obiettivo reso urgente per la prevista entrata in vigore del decreto già dal 2006). In questi due anni l'obiettivo principale deve essere quello della riapertura di una vera vertenza per la difesa ed il rilancio della previdenza pubblica, cominciando col respingere l'entrata in vigore delle norme già previste per il 2008 (anno in cui la riforma Dini dovrebbe entrare a regime) che determineranno l'innalzamento dell'età pensionabile e la fine delle pensioni di anzianità, e con il rivendicare un sistema previdenziale basato sul sistema retributivo a ripartizione per tutti.

Non ci si venga a dire che questi sono obiettivi irraggiungibili e fuori logica.
Intanto l'operazione costerebbe meno dei costi previsti per il lancio della previdenza complementare e per il trasferimento del Tfr (solo il trasferimento del Tfr costerebbe almeno 5 miliardi di euro al bilancio dello stato per finanziare riduzioni di costo del lavoro alle imprese e per sostenerne l'accesso al credito. Soldi che non si capisce perchè non possano essere invece utilizzabili per il sostegno degli interventi sulla previdenza pubblica), in secondo luogo finiamola di parlare dell'Inps come di un fondo previdenziale alla banca rotta. Non solo ciò era falso al tempo della riforma Dini ma lo è anche oggi (nonostante le pesanti decontribuzioni realizzate per vantaggiare le imprese). Proprio recentemente,.nonostante che ancora l'Inps debba accollarsi spese assistenziali che dovrebbero invece essere a carico della fiscalità generale, l'Inps denuncia i bilianci in attivo:  “L’Istituto chiude i conti 2004 con un avanzo di 5,2 miliardi e prevede un risultato positivo anche per l’esercizio in corso” (Il Sole24ore, 5 novembre 2005).
Inoltre, smettiamola di parlare di "gobbe" e di scarto tra lavoratori occupati e lavoratori in pensione che minerebbero la tenuta del sistema previdenziale pubblico. Il sistema pubblico funziona benissimo e se sistemazioni in corso d'opera dovranno un domani essere realizzate per sostenerne il funzionamento queste si possono benissimo realizzare attraverso un adeguamento dei versamenti contributivi all'Inps. Molto ma molto meno costosi e molto ma molto più efficaci e solidali, degli enormi versamenti che ci si chiede di fare oggi (senza motivo se non quello di sostenere non già le nostre pensioni ma il mercato finanziario) per finanziare una previdenza complementare, che non risolve alcun problema ed espone le nostre retribuzioni alle logiche della borsa e delle speculazioni finanziarie.

Occorre quindi riportare nella discussione sindacale questa questione, in termini completamente diversi da come la si sta affrontando oggi. Una battaglia importante quindi, che si collega anche alle questioni legate al modello di sindacato che vogliamo, che ci riporta alla necessità i superare la logica concertativa delle organizzazioni, a riconquistarne l'autonomia, non solo da Governo e Padroni ma anche e sopratutto da quella "razionalità economica" e da quel "realismo formale" che stanno trasformando i nostri sindacati in organizzazioni autoreferenziali, più preoccupate di essere accreditate come soggettività responsabili che non di rappresentare gli interessi dei loro rappresentati.

E' Paradossale infatti che mentre il cuore dello scontro sindacale è oggi aperto sulle questioni del modello contrattuale, delle nuove relazioni sindacali, delle nuove regole sulla rappresentanza, del sistema pensionistico, dello scippo del Tfr, di tutto questo non si stia parlando nel congresso Cgil.
A questo appuntamento ci si aspettava, per quanto riguarda la Cgil, anche una ripresa di iniziativa da parte delle sinistre sindacali interne. Già la "Rete 28 aprile" si è schierata senza indugi a sostegno di questa battaglia, sostenedo le tesi alternative di Rinaldini, aderendo e partecipando ai comitati che si stanno costituendo contro lo scippo del Tfr. La grande assente è ancora "Lavoro e Società" che continua a non voler vedere le pesanti derive che stanno maturando in una Cgil che Lavoro e Società (più per opportunismo che per convinzione vera) continua a ritenere ormai emancipata da ogni logica concertativa. Lavoro e Società ha già deciso, ai suoi livelli nazionali, il proprio autoscioglimento in cambio di potersi riorganizzare come cordata, come piccola corrente interna alla nuova maggioranza. L'andamento dei congressi di base non gli stanno dando ragione ed il suo codismo nei confronti della maggioranza della Cgil la porterà inevitabilmente, prima ancora del suo autoscioglimento, alla disgregazione ed alla caduta della residua rappresentanza che ancora gli rimane.
E' quindi a partire dalla questione previdenziale, che presto si intreccerà con le partite del modello contrattuale e delle nuove regole sulla rappresentanza, che si possono rigettare le basi per la rinascita di una vera sinistra sindacale in Cgil.  Già la "Rete 28 aprile" ha indicato con precisione da che parte starà. Non ci aspettiamo dagli apparati di Lavoro e Società" analoga decisione (ormai incanalati a sopravvivere nei pochi spazi che la maggioranza ha concesso loro in cambio dell'autoscioglimento), ma sicuramente ci si aspetta molto dalla base di lavoro e Società, da quei delegati e delegate (come noi che oggi sosteniamo la "Rete 28 aprile") che, in prima linea contro la riforma Dini nel 1995 hanno reso possibile (loro e non certo quelli che oggi pretendono di rappresentarlo) l'affermazione di un percorso nuovo di sinistra sindacale programmatica.

Tre sono quindi le cose urgenti da fare, per preparare e sostenere l'enorme lavoro che dovremo saper mettere in piedi in questi due anni.

  • Continuare il lavoro per costruire ovunque comitati promotori per il rilancio della previdenza pubblica, contro un sistema complementare che si vuole fare diventare obbligatorio (sia che si tratti di fondi chiusi che aperti)

  • Portare nel congresso Cgil la discussione sulla necessità di una vera vertenza per la difesa ed il rilancio della previdenza pubblica anche con la presentazione nei congressi di base, territoriali, regionali fino a quello nazionale di un ordine del giorno su pensioni e TFR 

  • Ricostruire e rilanciare in Cgil un'area di sinistra sindacale, capace di organizzare, rendere praticabile ed efficace una battaglia contro la linea concertativa e le conseguenti derive neocorporative. Presupposto, questo, per riportare nel dibattito sindacale una proposta diversa ed alternativa sulle questioni della contrattazione, della previdenza, della democrazia e rappresentanza sindacale.

26 novembre 2005

Coordinamento Rsu

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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