Dal silenzio assenso alle imposte, la riforma del Tfr punto per puntoLa riforma del Tfr entrerà in vigore dal primo gennaio 2008. Ecco in sintesi i contenuti del provvedimento. Silenzio assenso. Dal 2008, scatteranno i 6 mesi per il silenzio-assenso. I lavoratori avranno tempo cioè fino al 30 giugno 2008 per decidere se far confluire il proprio Tfr nei fondi pensione o lasciarlo presso il proprio datore di lavoro come previsto ora. Il mancato pronunciamento verrà interpretato come un consenso e la liquidazione maturanda sarà versata nella forma prevista dai contratti collettivi, a meno di un diverso accordo aziendale. Contributo del datore di lavoro. Un contributo del datore di lavoro, in misura dell'1%, è previsto in aggiunta al Tfr. Ma il lavoratore perde diritto al contributo se sceglie di passare ad un'altra forma di previdenza, ad esempio le polizze delle assicurazioni. Anticipazioni. Si può chiedere fino al 75% di anticipazioni sul Tfr in qualsiasi momento per spese sanitarie, oppure dopo 8 anni per l'acquisto della prima casa per sé o per i figli. Due anni per cambiare idea. Dopo due anni dall'iscrizione al Fondo, il lavoratore ha diritto alla portabilità dell'intera posizione individuale e può cambiare quindi fondo. Imposte sulle prestazioni. Sulla parte imponibile delle prestazioni pensionistiche erogate dai fondi integrativi, l'imposta è del 15% con una riduzione di 0,30% per ogni anno di partecipazione al fondo oltre il quindicesimo anno (con un limite di sei punti di riduzione). Accesso al credito. Per le imprese che sarebbero penalizzate dallo smobilizzo del Tfr è previsto un meccanismo di accesso al credito delle banche per l'importo di Tfr versato ai fondi (tasso: Euribor a 6 mesi più il 2%). Ma dovranno rispondere ad alcuni requisiti. Il primo riguarda la contabilità ordinaria e cioè il patrimonio netto non dovrà essere inferiore al 5% del passivo e gli ultimi due bilanci approvati non dovranno prevedere oneri finanziari superiori al 5%. Il secondo requisito è relativo invece alla contabilità semplificata: le imprese dovranno garantire di aver raggiunto un utile o pareggio di bilancio negli ultimi due esercizi prima della richiesta del credito. Moratoria per le imprese. Per le imprese che non possono ricorrere agli strumenti di accesso al credito, ci potrebbe essere una moratoria di 1 anno, e cioè fino al primo gennaio 2009. Fondi. I fondi previsti e che ammontano a 700 milioni di Euro per il 2006 e il 2007 resteranno comunque nel "sociale" dopo lo slittamento della riforma. Ad esempio, ha ipotizzato il ministro Maroni, si potrebbero soddisfare alcune delle richieste avanzate dall'Anmil (l'associazione invalidi e mutilati sul lavoro) che "pur condivisibili, finora non avevano copertura". (24 novembre 2005)
|