| Prime considerazioni
sull'andamento dei congressi di base della Cgil Ancora non sono finite tutte le assemblee di base del congresso Cgil, ma già si può cominciare a fare dei primi ragionamenti in merito alla tendenza che il voto degli iscritti sembra andare a determinare. Due sono le cose che balzano subito all'occhio:
Lo scenario che si va
delineando mette di fatto in discussione una conclusione congressuale che
la nuova maggioranza (comprensiva di ciò che resta di Lavoro e Società)
riteneva possibile predeterminare a priori. I prossimi congressi
territoriali (di categoria e confederali) rappresenteranno quindi un
momento importante di verifica su come la Cgil intende portare a
conclusione il percorso congressuale. A quella data (fine novembre) si
conosceranno ufficialmente e complessivamente le espressioni di voto dei
lavoratori, ed i congressi territoriali che si celebreranno immediatamente
dopo dovranno in qualche modo tenerne conto, pena la messa in campo di una
palese trasgressione delle regole della rappresentanza democratica che
aprirebbe un discorso ben più generale ed impegnativo sulla democraticità
dell'organizzazione.
Per quel che sappiamo, Lavoro e Società,
sembra mantenere la richiesta che il Patto precongressuale venga
rispettato, rivendicando il mantenimento degli equilibri precedenti,
rifiutando ogni collegamento e verifica con quelli che saranno gli
effettivi consensi ottenuti in questo congresso. Così facendo, di fatto
nega ed ostacola il diritto che i consensi ottenuti dagli iscritti sulle
tesi di Rinaldini, Cremaschi, Dino Greco ed altri, abbiano una loro
corrispondente rappresentanza. Gli iscritti non sono stupidi ed hanno ben capito che dentro a questo congresso la principale partita in gioco non è una coraggiosa e spregiudicata verifica dell'esperienza precedente per arrivare a definire le scelte future, ma è, da parte della maggioranza degli apparati, la difesa dei posti. In questo ha notevolmente contribuito gran parte dell'apparato di Lavoro e Società che si è buttato in questo congresso solo con l'obiettivo di impedire la crescita di un'area concorrente alla sua scelta di sciogliersi nella maggioranza. Vedremo, ma è proprio questo atteggiamento, appesantito dalla deisione di presentare una vera e propria "tesi civetta" (che ha come unica e vera proposta quella dell'estensione dell'art.18, anche se impropriamente, e opportunisticamente inserita in un contesto non suo) e di non dire nulla sulla contrattazione, che alla fine non ha convinto gli iscritti e ha ridimensionato lo stesso consenso tra i militanti. Il rischio è ora che il nervosismo aumenti. L'andamento dei congressi, per fortuna, ha dimostrato alla fine che è il merito a fare la differenza e non gli affidamenti precongressuali tra le diverse correnti di apparato. Ma se vogliamo evitare un inutile nervosismo (paradossalmente più forte oggi in presenza di un documento unitario ed a tesi che non quando ci si confrontava su documenti complessivamente contrapposti) e se vogliamo valorizzare (proprio ora che si celebra il centenario) la peculiarità di una Cgil che dichiara il suo essere organizzazione democratica, c'è solo un modo. Quello di dare una conclusione al congresso sulla base dei principi statutari e delle indicazioni del regolamento congressuale. Ossia, dare valore al voto degli iscritti ed impegnarsi a rispettarlo. Mettere da parte, oggi e finalmente, quel brutto e inopportuno patto precongressuale, è l'unica cosa da fare per dare forza e valore anche allo stesso congresso. Ma tutto ciò lo vedremo e lo verificheremo proprio nel come saranno gestiti i prossimi congressi territoriali, confederali e di categoria.
19 novembre Coordinamento Rsu
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