Tfr, Maroni: ''Non sarà in Cdm''

Sindacati in allarme: ''Nuovo slittamento errore gravissimo''. Baretta (Cisl): ''Mi pare ci sia volonta' di non far partire la riforma''

Roma, 16 nov. - (Adnkronos) - Nuovo stop alla riforma del Tfr, argomento che continua a scaldare gli animi. Il ministro Maroni però non molla, e dopo aver appreso che la questione ''non sara' all'ordine del giorno del consiglio dei ministri di venerdi''', avverte: ''Chiedero' spiegazioni al premier''. ''Non conosco le motivazioni che hanno portato Berlusconi a non mettere il Tfr all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri di venerdi' - spiega il titolare del Welfare -. Gli chiedero' come mai e' stata presa questa decisione, il provvedimento infatti e' pronto e giovedi' scorso era stato deciso di metterlo all'odg di questa settimana. Berlusconi aveva detto di si', invece ha deciso diversamente. Francamente non mi spiego perche' cio' e' avvenuto''. ''L'accordo con quasi tutte le parti sociali c'e' - aggiunto il ministro leghista - io quello che dovevo fare l'ho fatto, tocca al Cdm decidere. C'e' tempo fino al 4 dicembre. E' chiaro pero' che piu' tempo passa e piu' difficile e' raggiungere l'obiettivo di una entrata in vigore della riforma per il 1 gennaio 2006''. Il ministro ha ribadito che ''il testo e' pronto e comunque - sottolinea - di eventuali modifiche se ne puo' parlare solo in Consiglio dei ministri''.          

La notizia del nuovo rinvio provoca ancora una volta l'ira dei sindacati, che parlano di ''errore gravissimo''. ''E' un segno di sottovalutazione dell'importanza per i lavoratori della previdenza complementare'', spiega il segretario confederale della Cisl,
Pier Paolo Baretta. '' Si continua a confondere l'interesse dei lavoratori con quello delle assicurazioni e lo slittamento e' un grave errore'', aggiunge. ''Il vero problema non e' se la riforma parte a gennaio o a marzo - continua- ma se parte o non parte e al momento attuale l'impressione e che non si voglia farla partire''. Eppure il mercato che si andrebbe ad attivare garantirebbe spazio per tutti, dice ancora la Cisl in riferimento al duro braccio di ferro che si sta consumando tra il Welfare e le assicurazioni sulla portabilita' del contributo del datore di lavoro limitato ai soli fondi chiusi. ''Se il mercato parte lo spazio per far crescere i fondi , sia chiusi che aperti c'e'.Si continua a pensare di contendersi una piccola fetta di torta quando al contrario la torta in gioco e' grande'', aggiunge  .

Nulla da dire invece da parte della Cgil. ''Restiamo in attesa della decisione finale e sopratutto formale'', spiega il segretario confederale di Corso Italia
Morena Piccinini. ''Certo che comunque, se non decidono entro il 4 dicembre la vedo difficile far decollare la riforma entro i tempi previsti''. Allarme anche nell'Ugl. ''Riteniamo gravissimo questo ulteriore slittamento e, percio', attendiamo la risposta del presidente del Consiglio alla legittima richiesta di spiegazioni da parte del ministro Maroni'', dice il vice segretario generale, Renata Polverni. Dall'opposizione arrivano le critiche dell'esponente della Margherita Rosy Bindi: ''Siamo noi a chiedere spiegazioni al governo della mancata calendarizzazione della riforma del tfr al prossimo Consiglio dei ministri. Si metta fine a questo meschino gioco delle parti in atto nella Casa delle liberta'''. Per l'ex ministro della Sanita' infatti ''non c'e' un ministro buono e un presidente del Consiglio cattivo perche' nel governo la responsabilita' e' collegiale. E' del tutto evidente -sottolinea Bindi- che e' proprio il tfr, e cioe' i soldi dei lavoratori italiani, ben 14 miliardi di euro, a essere diventati merce di scambio per il via libera alla devolution e ora il premier chiede il conto in ossequio al proprio conflitto d'interesse''.
(adnkrons 16/11/05)

ROMA 16/11/2005  (Reuters) - 

Riforma del Tfr sempre più a rischio.

Il Consiglio dei ministri non esaminerà infatti neanche questa settimana il decreto legislativo messo a punto dal ministro del Welfare, Roberto Maroni, che annuncia di voler avere spiegazioni dal capo del governo, Silvio Berlusconi.
Parlando con i giornalisti in Senato, dove si attende l'approvazione definitiva della riforma federalista, il ministro leghista ha detto: "Non ho ancora sentito il premier e non conosco le motivazioni che lo hanno portato a non mettere il Tfr all'ordine del giorno del cdm di venerdì e gli chiederò come mai è stata presa questa decisione. Il provvedimento infatti è pronto e giovedì scorso era stato deciso di metterlo all'ordine del giorno di questa settimana. Berlusconi aveva detto di sì, invece ha deciso diversamente. Francamente non mi spiego perché ciò sia avvenuto".
La riforma del Tfr, fondamentale per far decollare i fondi pensione alleggerendo le casse dell'Inps, era già stata rinviata dal cdm i primi di ottobre per l'opposizione delle compagnie asicurative, e rinviata in parlamento per un nuovo parere delle commissioni.
Fininvest, la finanziaria della famiglia Berlusconi, controlla insieme con Ennio Doris Mediolanum, gruppo assicurativo molto forte nelle polizze di previdenza integrativa.
"Non ho obiezioni a discutere le modifiche ma non c'è una trattativa in corso che giustifichi questo rinvio", ha aggiunto Maroni che non ritiene comunque tutto perduto e ricorda che il governo ha tempo fino ai primi di dicembre per approvare la riforma.
"Nulla è ancora compromesso. Io quello che dovevo fare l'ho fatto. È stato raggiunto un accordo fra quasi tutte le parti sociali, la parola passa al Consiglio dei ministri che ha tempo fino al 4 dicembre per discuterlo. Certo, man mano che passa il tempo diventa più faticoso, purtroppo non faccio io gli ordini del giorno", ha concluso.