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Come sapete, sempre che il decreto
Governativo non subisca ulteriori rinvii, dal 1 gennaio 2006
scatteranno i 6 mesi entro i quali i lavoratori dovranno decidere
se aderire o meno al trasferimento del loro Tfr a favore di un
fondo pensione integrativo. Una operazione che, costretta dentro
al meccanismo del "silenzio -
assenso" impone ai
lavoratori di dichiarare esplicitamente il loro diniego alla
perdita del Tfr, pena il vederselo automaticamente dirottato verso
un fondo pensione integrativa.
Perchè siamo contrari al trasferimento del TFR sui fondi pensione
?
L'operazione
viene presentata come occasione per i lavoratori di utilizzare una
parte del loro salario, altrimenti immobilizzato, al fine di
costruirsi una previdenza soddisfacente per il futuro. Ma le cose
non stanno così...........
Il Tfr è salario
accantonato che ha, nella sua attuale regolamentazione, una
rivalutazione certa e garantita, ben superiore a quanto possono
garantire i fondi pensione. Inoltre il suo percepimento è tutelato
e garantito anche in caso di fallimento dell'azienda tramite il
fondo di solidarietà che le aziende sono tenute a versare presso
l'Inps.
Nessun fondo
pensione è stato fino ad ora in grado di garantire l'attuale
rivalutazione del Tfr, di cui per altro il lavoratore perderebbe
ogni controllo essendo questo investito dai fondi in operazioni di
borsa e finanziarie, inevitabilmente soggette agli alti e bassi
dei mercati ed esposte alla speculazione
(come i casi di Parmalat ed il
fallimento di fondi pensione italiani e stranieri hanno
recentemente dimostrato). Il Lavoratore non ha quindi
alcun interesse a spostare quote del suo salario, oltretutto
consistenti, in fondi che ne riducono il valore nel tempo e non ne
garantiscono la tenuta.
Il fatto che in
molti, compresi i sindacati confederali, spingano invece perchè i
lavoratori consegnino il loro Tfr ai fondi integrativi, si spiega
solo con l'interesse finanziario che si muove dietro alla
previdenza privata ed integrativa. I fondi pensione integrativi,
indicati dalla riforma Dini come secondo pilastro della
previdenza, per compensare la perdita di copertura di un sistema
pubblico che si voleva smantellare a favore dei mercati finanziari
privati, non sono riusciti a decollare in tutti questi anni
essenzialmente per i motivi che dicevamo prima. Troppo costosi per
i lavoratori, incapaci di garantire la tutela del salario versato,
e con rendite previdenziali non sufficienti a recuperare il taglio
alle pensioni prodotto dalle contro-riforme di questi ultimi 15
anni (da D'Amato, passando da Dini, fino ad oggi).
Ma, essendo
impossibile smantellare del tutto la previdenza pubblica, senza
prima aver imposto un nuovo sistema pensionistico su base
privatistico (e di questo si tratta sia che si parli di fondi
pensione privati che di quelli contrattuali) ecco che, per legge,
si vuole imporre ai lavoratori di destinare tutto il loro TFR
(oltre a quanto già è previsto come versamento fisso dalla
retribuzione mensile) al finanziamento di questi fondi.
Ci troviamo
quindi di fronte ad un vero e proprio tentativo di rastrellare
risorse per i mercati finanziari, attraverso un prelievo dai
salari (diretti e differiti), offrendo ai lavoratori una
integrazione pensionistica tutta da verificare, soggetta
all'andamento dei mercati ed alle manovre di borsa.
Paradossalmente quindi, oltre che non essere affatto un affare il
trasferire il Tfr ai fondi pensione integrativi (lasciando il TFR
in azienda si guadagna di più e si è più tutelati) si finisce per
finanziare con i nostri soldi un sistema che può soppravvivere nel
tempo solo con il definitivo smantellamento della previdenza
pubblica.
Altrettanto
paradossalmente il trasferimento del Tfr dall'azienda ai fondi
integrativi verrebbe finanziato con un pesante esborso di soldi da
parte dello Stato (parliamo di cifre che vanno dai 3 ai 5 miliardi
di euro) a favore delle
imprese sotto forma di sgravi fiscali e contributivi, con pesanti
ripercussioni sulla spesa sociale che ancora una volta saremmo
noi, in definitiva a pagare.
L'operazione
promossa dal Governo, col sostegno di Confindustria e l'accordo
sostanziale dei sindacati Confederali, è quindi una operazione che
non solo non risolve i problemi dei lavoratori (anzi), risulta
così onerosa da farci domandare perchè,
allora, tutte queste disponibilità finanziarie che lo Stato è
disposto a pagare per sostenere i fondi integrativi non vengono
invece utilizzati per sostenere e sviluppare il sistema e le
coperture della previdenza pubblica.
Occorre quindi informare i lavoratori di come stanno veramente le
cose
La costituzione del Comitato contro lo scippo del Tfr e per la
difesa e lo sviluppo della previdenza pubblica
ha quindi come primo obiettivo quello di informare i lavoratori,
di sostenere ed organizzare nel periodo previsto dei sei mesi per
il "silenzio - assenso" il diniego esplicito dei lavoratori a
vedersi trasferire il proprio Tfr verso un fondo pensione
integrativo.
Se, come
pensiamo e crediamo, la maggioranza dei lavoratori si rifiuterà di
aderire al trasferimento, e quindi si opporrà a vedere utilizzato
il proprio TFR per finanziare il decollo della previdenza
integrativa, potrà riprendere forza la battaglia per la difesa ed
il rilancio della previdenza pubblica:
·
Per rimettere
mano ai guasti prodotti dalla riforma Dini del 1995,
superando le differenze di trattamento tra sistema contributivo e
retributivo che dividono i lavoratori nelle loro aspettative
previdenziali, promuovendo l’unificazione per tutti attorno al
sistema retributivo a ripartizione che è l’unica garanzia per una
pensione dignitosa e costituisce un importante collante
solidaristico tra lavoratori giovani ed anziani.
·
Per dare
maggiore solidità agli enti previdenziali pubblici
attraverso l’effettiva separazione nei loro bilanci tra le uscite
previdenziali (a carico dei contributi versati dai lavoratori) e
quelle destinate alla assistenza (che sono a carico della
fiscalità generale), recuperando l’ingente e sempre maggiore
evasione contributiva, combattendo lo sviluppo del lavoro
precario, cancellando tutte le forme di decontribuzione fino ad
ora concesse a favore delle imprese.
·
Per
contrastare lo sviluppo delle pensioni integrative
e
respingere i ventilati prossimi tentativi di aumentare
ulteriormente l'età pensionabile.
Su queste linee
proponiamo la convocazione dell'assemblea del
13 NOVEMBRE ALLE ORE 10,30 – PRESSO LA SEDE DEL PUNTO ROSSO – VIA
POSTERMA 8 -JESI
PER AVVIARE
QUINDI LA COSTITUZIONE, DEL COMITATO PROMOTORE CONTRO LO SCIPPO
DEL TFR E PER LA DIFESA DELLA PREVIDENZA PUBBLICA,
una iniziativa
che deve svilupparsi a partire dai luoghi di lavoro, ma allargarsi
alla società civile dato che il mantenimento e la difesa della
previdenza pubblica e’ un problema di tutti e tutte.
ATTAC – JESI
Alessandro GIGLI - Precario Scuola
Elisabetta CHESSA – Impresa PULIZIE
Romolo FEDERICONI - COOPERLAT
Paolo MARCONI - HYDROPRO CATERPILLAR
Lorenzo MORGANTI - CASE NEW HOLLAND
Sergio RUGGIERI - S.A.F. - JESI
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