Roma, lì 28 Ottobre 2005.

 

XV Congresso CGIL: Metodo e merito.

 

Ho letto con molto interesse la lettera della Segretaria Confederale CGIL Paola Agnello Modica, pubblicata oggi da Il Manifesto.

Contiene l’invito a tornare a discutere del merito… Non prima d’aver (giustamente) dedicato gran parte del contenuto al metodo. Perciò, nel metodo, anche a costo di apparire sciocco, continuo a ritenere che il “patto dei 12” altro non sia se non un patto di potere; uno strumento di auto-legittimazione delle classi dirigenti, che rischia seriamente di svilire il percorso congressuale e di compromettere la tenuta dell’Organizzazione. Non comprendo come si possa sostenere che la permanenza strutturata dell’Area “Lavoro e Società” (ex “Cambiare Rotta”), senza il riferimento ad una proposta programmatica votata dalla platea congressuale, non debba poter esser letta come una nuova forma di “componente politica organizzata” [è purtroppo da intendersi in tal senso l’Appello diffuso da dirigenti sindacali vicini al PdCI per l’ottima e necessaria unità a sinistra (che tuttavia, nel metodo, può invece determinare de facto un isolamento di Rifondazione Comunista)?].

E veniamo al merito… E’ vero: l’operazione politica promossa da Lavoro e Società ha avuto il pregio di un apprezzabile avanzamento a sinistra del complesso delle Tesi congressuali. Ma si tratta di un avanzamento sufficiente, espresso esplicitamente e con convinzione? E, soprattutto, corrisponde alla pratica sindacale della CGIL – ex minoranza inclusa – di questi anni? Fatte salve luminose e fondamentali eccezioni (ad esempio la difesa dell’Articolo 18, il rifiuto del Patto per L’Italia, alcune battaglie della FIOM…), temo si debba rispondere con un paio di no.

Le Tesi, per limitarsi ad alcuni temi significativi, non contengono una condanna esplicita della direttiva Bolkenstein, che difatti Prodi non sconfessa affatto; ed in generale, sulle privatizzazioni e sull’imprenditorialità pubblica, mantengono una linea prudente. Si chiede l’abrogazione della legge 30, ma si tace del “pacchetto Treu”. Come pure si respinge, sostanzialmente, la riforma Moratti, senza tuttavia estendere l’analisi critica alla riforme Zecchino-Berlinguer. Sull’esigenza di promuovere e diffondere la cultura, c’è molto poco ed addirittura (quasi) nulla – nonostante le iniziative messe in campo dalla CGIL contro la legge Gasparri – sul diritto ad una informazione libera e di qualità.

Infine, coerentemente con la splendida e praticamente solitaria (in CGIL) battaglia per l’estensione dell’Articolo 18, la richiesta è avanzata nella tesi alternativa sulla democrazia… Fuori contesto, però. Come mai? Bastava aggiungere, nella tesi pertinente (la V) solo qualche parola: <<… diritti universali, indipendentemente dal nome contrattuale, dalla tipologia e dalla dimensione dell’azienda, estendendo così lo Statuto dei diritti dei lavoratori… >>.

Delle tesi alternative su contrattazione e democrazia non parlo… di questo, spero, sarà chiamato a discutere il Congresso.

Chiudo anch’io con un invito: torniamo ad essere uniti, a sinistra – anche in CGIL, con chiarezza e lealtà.

 

 

            Marco Palumbo

                       (RSA SLC-CGIL)