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Ci scusiamo per il fatto che ci
tocca tornare sui soliti argomenti già trattati in altre occasioni, ma
l'articolo di Paola Agnello Modica,
sul Manifesto del giorno 28 ottobre, meritava una serie di
considerazioni ......
Paola Agnello Modica e la polemica sul Congresso Cgil
Paola Agnello
Modica (esponente di spicco della cordata Pattiana in Cgil) in un articolo
sul Manifesto del 28 ottobre, ritorna sul tormentone (ormai esaurito) del
perchè Lavoro e Società ha scelto di sciogliersi nella nuova maggioranza
della Cgil.
Certo Paola Agnello non la dice così brutalmente, ma dice "abbiamo
fatto un documento unitario per ancorare a sinistra la Cgil"
E va
bene....!..... così la penserà Lei, ma viene da sollevare immediatamente
almeno quattro questioni in merito al suo articolo.
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1 - Perchè insistere ancora nel bisogno di
giustificare il fatto che LSCR ha deciso di sciogliersi nella maggioranza,
quando più nessuno, ormai da mesi, si sta preoccupando di questo? La
contestazione c'è stata, è vero, ma questa risale al periodo in cui LSCR
dichiarava a mari e monti che si sarebbe fatto un documento unitario
(se Epifani avesse garantito i posti agli esponenti dell'area, come in
effetti è stato), e
risaliva in particolare al periodo in cui, mentre l'apparato di LSCR,
stava già contrattando con Epifani l'ipotesi del proprio scioglimento
nella maggioranza, questo stesso apparato si rifiutava, nei fatti, di
coinvolgere l'insieme dell'area in una decisione così importante (Non
ci si venga a dire che la consultazione fatta solo verso i membri dei
direttivi e neanche tutti, spesso solo per via telefonica, fosse esaustiva di una
discussione che andava condotta e preparata assai più seriamente e non
certo con una assemblea nazionale, blindata, convocata a settembre, a
documenti congressuali ormai consegnati). Questa polemica è morta e sepolta da tempo (inutile tornarci sopra come ci
riprova a fare la Paola Agnello). Ormai tutti, non solo noi, considerano Lavoro e Società
come un pezzo organico della nuova maggioranza,
tanto che la principale preoccupazione di chi allora è stato critico con
la scelta di scioglimento è oggi quella di come costruire e rilanciare una nuova
sinistra sindacale in Cgil, non certo di stare fermi e seduti a cercare di
capire i perchè ed i però di ciò che rimane di Lavoro e Società.
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2 - L'insistenza della Paola Agnello a
tenere aperta la discussione sul perchè sia stata fatta la scelta di
scioglimento dell'area
sottintende sicuramente la necessità di volersi comunque presentare come
l'unica, la più realista ed efficace sinistra sindacale in Cgil, oggi impegnata in una
ragionata, intelligente, importante operazione di condizionamento della Cgil.
E qui veniamo brevemente sul merito. Paola Agnello parte da un
ragionamento ovvio e scontato, che non è suo patrimonio originale. Non è
infatti l'unica a farlo. Siamo in molti a
pensare e da tempo che sicuramente in questi anni la Cgil ha svolto un
importante ruolo di resistenza e di opposizione all'offensiva liberista.
Probabilmente si pecca un po di presunzione a considerare ciò come un risultato delle
pressioni di lavoro e Società o della sinistra sindacale in genere,
e si sottovaluta il peso delle contraddizioni nella stessa maggioranza (attaccata
proprio al cuore della sua strategia, la linea concertativa) ed il
ruolo avuto da queste nella reazione Cgil. Questo per dire che la
questione dell'uscita dalla linea concertativa non può considerarsi
risolta solo perchè la Cgil ha saputo reagire all'offensiva liberista che
era arrivata a mettere in discussione la stessa concertazione. Se infatti
guardiamo l'esperienza contrattuale (quella del confronto con
Confindustria) non si può non notare come nei fatti l'attenzione
principale della Cgil sia stata quella di recuperare e riaffermare un
dialogo concertativo con i padroni. Certo, si è retto alla liquidazione
"ideologoca" della concertazione ma non si è fatto un passo avanti per la sua messa in
discussione dal punto di vista sindacale e della prassi conseguente. Quindi, il confronto sulla
concertazione in Cgil è un tema tutt'altro che concluso, anzi. A guardare
le cose che succedono (basti vedere oltre ai brutti accordi firmati in
precedenza, anche le piattaforme oggi in discussione) è palese a tutti che
i prossimi mesi saranno decisivi. C'è la piattaforma di Confindustria sul
nuovo modello contrattuale e sulle nuove relazioni sindacali, e c'è anche
il confronto con Cisl e Uil sulle nuove regole della rappresentanza
sindacale. Di tutto questo (che è poi il nocciolo duro della questione
sindacale), il documento di Epifani non dice nulla se non due o tre parole
d'ordine, ovviamente condivisibili nella loro genericità, ma insufficienti
a delineare la strategia Cgil in merito a queste prossime scadenze. Quindi,
diciamo pure che le tesi di Epifani hanno molti contenuti condivisibili ma
non che queste stiano a delineare una strategia di uscita dalla
concertazione. Ed è qui che si doveva mettere in campo il ruolo di una
sinistra sindacale. Paradossalmente Lavoro e Società, nata e
sostenuta dal quotidiano lavoro di centinaia di delegati (una fatica
durata 10 anni), non ha detto nulla, arroccandosi enstusiasticamente
all'interno della nuova maggioranza, lasciando alla sola Fiom ed a quella
parte di sinistra sindacale uscita da Lavoro e Società il compito di
tenere aperta quella battaglia che Paola Agnello chiama "ancorare a
sinistra la Cgil". Da un pezzo, quindi, la discussione non è più sul perchè Lavoro e Società non abbia presentato un documento alternativo, ma
sul perchè Lavoro e Società non sia riconosciuta nella necessità si
sostenere almeno la tesi di Rinaldini (o di presentarne una sua) sulla questione
della contrattazione. Il motivo è semplice e lo dice la stessa Paola
Agnello ... per Lavoro e Società la battaglia anticoncertativa è già
vinta, non serve preoccuparsi, chi sostiene il contrario non ha capito
nulla o lo fa solo in chiave strumentale. Questa è, ad oggi, la sostanziale differenza di
analisi e di linea che ha fatto perdere i consensi a Lavoro e Società, non
il fatto che non si sia presentato un documento alternativo.
-
3 - Paola Agnello infine, come ovvio visto che è suo
interesse, difende il Patto precongressuale che, in cambio dello
scioglimento dell'area programmatica, riconosce a questa la stessa
percentuale del precedente congresso. e lo fa con una frase ad effetto
.... "Risulta naturale, e non capisco (anzi capisco fin troppo) perché
si meni scandalo, che in un processo di unità sui contenuti si decida di
dare vita ad un patto politico di salvaguardia della parte più piccola.
Patto pubblico e trasparente, portato a conoscenza di tutti gli iscritti,
che non lede alcun diritto democratico". Quel "anzi capisco fin
troppo" smaschera tutta la debolezza del suo ragionamento. In
definitiva dice che ha capito che altri hanno capito bene di cosa
si tratta. Non servono grandi discorsi per mettere in ordine l'assurdità
del suo postulato:
A - Il congresso Cgil è o non è il congresso degli
iscritti alla Cgil,
per dar modo a questi di decidere
sulle linee e quindi sulla rappresentanza delle varie posizioni negli
organismi dirigenti ??
B - C'è o non
c'è un regolamento congressuale (votato dal direttivo nazionale) che garantisce a tutte
le posizioni di esprimersi e di concorrere ad essere rappresentate negli
organismi ??
Così è (o dovrebbe
essere infatti), e questo anche grazie alla battaglia degli scorsi anni contro
l'organizzazione per correnti, e grazie ad una sinistra sindacale che, senza
questa battaglia sulle regole non sarebbe probabilmente neppure esistita.
Oggi, esponenti
di quella stessa sinistra sindacale, paghi delle posizioni raggiunte negli
apparati, ritengono che quelle regole non debbano più valere, anche perchè,
se valessero, altre sensibilità potrebbero riempire i vuoti lasciati dal
loro confluire nella nuova maggioranza. Così le regole vengono scalzate da
un patto tra due soggetti (che in virtù della tipologia del patto si
costituiscono formalmente in nuove correnti, ossia aggregazioni
autoreferenziali che si sostengono a vicenda, eludendo la verifica del
consenso tra gli iscritti sulla loro reale rappresentatività) al fine di
concordare una spartizione dei posti indipendentemente dal consenso che i
lavoratori daranno alle tesi in discussione.
L'animosità di Paola Agnello per giustificare la
bontà del Patto e nel rispondere alle critiche arriva anche a sospettare
....."che l'animosità verso di noi derivi anche dal fatto che, in questa
situazione, saltano alcune rendite di posizione in particolare di coloro
che hanno trovato rappresentanza e importanti posti non, come noi, dal
voto degli iscritti ....."
Di quali iscritti parla Paola
Agnello ??. Se si riferisce ai voti che tutti noi avevamo preso come Lavoro e
Società all'ultimo congresso è bene ricordare che quei voti erano su e
per un documento alternativo e che già molti di quegli iscritti
non si sentono da tempo rappresentati da LSCR tanto che il loro impegno è
confluito su altri percorsi. Oggi Lavoro e Società si presenta a quegli
stessi iscritti come pezzo della maggioranza e farebbe bene, quindi, a
parlare di iscritti solo dopo averne cercato e misurato il consenso sulla
sua proposta di scioglimento nella maggioranza. Ma Paola Agnello rivendica
quegli iscritti come suoi, così come Berlusconi potrebbe, se ragionasse
come la Paola Agnello, rivendicare come
suoi gli stessi elettori che ha avuto nelle scorse elezioni. In fin dei conti è
questo che LSCR difende e rivendica. Un diritto suo ad esistere a prescindere
dal consenso misurato in un congresso democraticamente condotto. Che questo Patto
sia poi il vero cuore del congresso, ed il principale interesse
congressuale di LSCR lo dimostra anche la logica che sta caratterizzando
la gestione stessa del congresso, con la presentazione di liste bloccate,
con la fregola ad imporre ovunque un unico relatore, con la messa in campo
di veti e pregiudiziali a questo o a quel compagno, sia esso appartenente
a Lavoro e Società (ma considerato inaffidabile ai capicordata di LSCR)
sia esso concorrente in quanto sostenitore delle tesi di Rinaldini. Paola
Agnello, in contraddizione con quanto scrive nel suo articolo, sta di fatto
sostenendo
in Cgil il ritorno dell'organizzazione per correnti e per cordate. E
questa è una responsabilità che cade non poco anche sulle spalle di LSCR.
4 - Paola
Agnello assicura poi che l'area programmatica LSCR non si scioglierà dopo
il congresso. Ma allora non legge i Patti che poi difende con tanta
animosità. Nel penultimo capoverso di quel Patto si scrive chiaramente che
appena finito il congresso decadrà il diritto di proposta e si andrà alla
costituzione della nuova maggioranza. Quello che al massimo LSCR può
sperare di rimanere è quindi solo una piccola cordata (non si sa in
rappresentanza di cosa se non dell'aggregazione di funzionari che ne fanno
parte) organizzata
all'interno della maggioranza, non certo un'area programmatica. Con la
perdita del diritto di proposta anche ogni residuo argomento e interesse
che oggi tiene ancora insieme quegli apparati verrà progressivamente a meno.
In conclusione torniamo al merito,
come giustamente Paola Agnello propone. Come ormai consuetudine il merito
che lei propone è però solo rivolto alla polemica con la Fiom. E' ovvio
che sarebbe un disastro ed una cosa da contestare qualora la Fiom aderisse
a ipotesi di cedimento sulla legge 30. Ma a quanto pare l'ultimo comitato
centrale della Fiom ha deciso in un altro senso, quello di respingere al
mittente le proposte di Federmeccanica in materia di scambio salario-legge
30. Staremo a vedere come si svilupperà la questione, ma Paola Agnello,
tanto preoccupata di quello che si sta discutendo in Fiom non sembra
accorgersi che la Cgil tutta è da tempo aperta alla contrattualizzazione
della legge 30. Vedi l'accordo territoriale a Bergamo, il Contratto delle
Poste (tanto difeso anche da LSCR, quanto contestato alla base), quello
del commercio, l'accordo sul mercato del lavoro della Gomma Plastica
Confapi, la
piattaforma dei chimici solo per fare alcuni esempi vicini.
Ma visto che Paola Agnello non vede
queste cose (a parte la Fiom) e rimane convinta che la questione
dell'abolizione della Legge 30 sia ormai obiettivo consolidato in Cgil la
invitiamo a leggere l'ultima dichiarazione di Epifani apparsa su rassegna
sindacale di ieri, proprio mentre usciva il suo articolo sul manifesto
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EPIFANI, RIFLETTERE
SU ABROGARE RIFORME CDL |
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'Abrogare o meno le
riforme della Casa delle libertà è una riflessione che dobbiamo fare
con grande attenzione'. A dirlo è il segretario della Cgil Guglielmo
Epifani: 'Dal punto di vista della logica le leggi sul lavoro, ad
esempio, non possono che essere abrogate, ma la questione va risolta
mettendo in campo un punto di vista autonomo e riformatore del
centrosinistra ed è attorno a questo progetto riformatore che devono
essere cassate le norme. Altrimenti corriamo il rischio di avere una
posizione astratta o di toccare qualcosa del vecchio impianto non
capendo che è il vecchio impianto che va sostituito'. ......... |
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dal sito di Rassegna Sindacale -
28/10/2005 13.53 |
Speriamo che ciò possa contribuire a
convincere i compagni di LSCR che oltre all'esagerata e unica loro
tensione di stare col fiato al collo della FIOM, dovrebbero anche guardare
e rispondere a ciò che succede in casa loro, ossia nella nuova maggioranza
a cui hanno ormai aderito.
Il
Coordinamento Rsu
LA POLEMICA SUL CONGRESSO
«Abbiamo scelto la via unitaria per ancorare la
Cgil a sinistra»
PAOLA AGNELLO MODICA*
Il Congresso della Cgil è oggi sotto i riflettori
ed allora, una volta per tutte, bisogna chiarire perché dopo 15 anni e
tre congressi a mozioni contrapposte, il XV Congresso si svolge su un
unico documento. Questi ultimi anni di lotte sindacali e sociali di
cui la Cgil è stata protagonista, spesso in rapporto con i movimenti,
hanno inciso sul corpo stesso dell'organizzazione, sui suoi militanti,
quadri e dirigenti determinando le condizioni perché i contenuti di
quelle mobilitazioni divenissero linea della Cgil determinando uno
spostamento a «sinistra». Per questo Lavoro Società ha deciso di
verificare, e l'esito è stato positivo, la disponibilità della
maggioranza del precedente congresso a ricercare una mediazione
unitaria che andasse in tale direzione. Se così non avessimo fatto e
avessimo riproposto, a prescindere, un documento alternativo avremmo
determinato il risultato di favorire un governo moderato della Cgil.
Risulta naturale, e non capisco (anzi capisco fin troppo) perché si
meni scandalo, che in un processo di unità sui contenuti si decida di
dare vita ad un patto politico di salvaguardia della parte più
piccola. Patto pubblico e trasparente, portato a conoscenza di tutti
gli iscritti, che non lede alcun diritto democratico. Tra l'altro, a
differenza di altri, la rappresentanza sindacale e sociale di Lavoro
Società in Cgil si è acclarata in ben tre congressi (Essere Sindacato,
Alternativa Sindacale, Lavoro Società) e sconcerta che tra i critici
di questo patto politico ci sia un segretario di una importante
categoria che ha proposto, per il suo congresso, addirittura il
congelamento delle platee congressuali! Sospetto che l'animosità verso
di noi derivi anche dal fatto che, in questa situazione, saltano
alcune rendite di posizione in particolare di coloro che hanno trovato
rappresentanza e importanti posti non, come noi, dal voto degli
iscritti ma dalla collocazione nella vecchia maggioranza che ora, con
la nuova maggioranza congressuale, rischiano di saltare.
L'altra motivazione di fondo riguarda il quadro politico e la
necessità che la Cgil rafforzi la sua autonomia e la sua capacità di
incidere sugli orientamenti sociali del governo qualsiasi esso sia. In
questo senso, come noto, molte delle posizioni della Cgil non sono ben
accette, non solo al centro destra, ma anche ad una parte consistente
dei partiti di opposizione. Voglio sottolineare l'importanza della
scelta di definire la nostra idea di «Riprogettare il Paese» ponendo
la rappresentanza sociale del lavoro come diversa ma non subalterna a
quella politica, rivendicando la centralità del valore del lavoro
nella società e dando un segnale di unità tanto necessario anche
altrove. L'unità che il congresso nazionale spero sancirà è preziosa
per l'autonomia della Cgil e per le lavoratrici e i lavoratori di
questo paese ma anche per respingere i tentativi presenti ed
insistenti dei partiti più vicini al movimento sindacale di ricreare,
sotto nuova forma, le correnti di partito in Cgil, spezzandone
l'autonomia e subordinando l'organizzazione alle scelte delle
segreterie dei partiti. Non sono passati invano gli oltre 15 anni che
ci separano dal superamento delle correnti di partito: hanno
consolidato una pratica di pluralismo programmatico, di cui Lavoro
Società-cambiare rotta è un solido, coerente e democratico riferimento
di sinistra in Cgil. Un'Area che resterà anche dopo il Congresso,
perché in una grande organizzazione il pluralismo o è organizzato o
non c'è, sostituito al massimo da pratiche leaderistiche che non
amiamo.
Come Lavoro Società abbiamo fatto una scommessa su un progetto di
ancorare a sinistra la Cgil la cui riuscita dovrebbe stare a cuore a
tutti. Basta leggere il documento congressuale: dalla pace e ritiro
delle truppe; al delineare progetto di società e di economia
alternativo al neo-liberismo; dalla programmazione democratica
partecipata all'abrogazione di leggi come la 30, la Bossi-Fini, la
Moratti; dallo stato sociale al fisco, sempre con una forte
caratterizzazione confederale così come sulla contrattazione.
Enfatizzare solo le tesi alternative sminuisce il grande valore
politico di questi avanzamenti e quindi mi limito a ricordare che,
sulla democrazia, solo la tesi di L.S. si pone l'obiettivo
dell'estensione dell'art. 18 anche alle piccole imprese. Vale la pena
di precisare che Rinaldini e altri hanno deciso di presentare la loro
tesi dopo che la nostra era già stata formalizzata e nonostante
avessimo proposto loro di convergere su una unica tesi. Non ho qui lo
spazio per affrontare il tema della contrattazione, salvo segnalare
che Fim-Fiom e Uilm hanno predisposto un brutto testo per
contrattualizzare la legge 30. Spiace ma è così. Torniamo al merito?
* Segreteria nazionale Cgil
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