Cgil, chi teme quelle tesi?


Rinaldini e gli altri -  Il segretario Fiom è preoccupato che le proposte alternative di cui è primo firmatario non siano presentate in modo equo. «Sul merito, no alle fazioni»

ANTONIO SCIOTTO - il manifesto del 26 ottobre 2005

La Cgil non abbia paura del dibattito interno, le tesi alternative non sono fatte per dividere e creare odio - come purtroppo sta avvenendo - ma per approfondire alcuni temi «caldi». E' questo, in sintesi, il messaggio lanciato ieri da Gianni Rinaldini e dai firmatari delle due tesi su contrattazione e democrazia (la numero 8 e la 9) alternative rispetto a quelle elaborate da Guglielmo Epifani. Il gruppo, presentando ufficialmente le due tesi, ha infatti manifestato preoccupazione verso «certi nervosismi» che si starebbero verificando nei primi congressi nei luoghi di lavoro, facendo intendere che, al momento, non sarebbe garantita la certezza di una presentazione equa di tutte le alternative in campo. «Eppure - spiega Rinaldini - quando abbiamo fatto la scelta di non puntare su un documento alternativo, fermandoci alle sole tesi, abbiamo voluto evitare il meccanismo delle conte, degli schieramenti precostituiti, per privilegiare il merito dei temi. Il fine - ha precisato il segretario generale Fiom - non è creare un'area programmatica, ma fare in modo che ciascun lavoratore non dica "con chi sto" o, peggio, "di chi sono", ma possa chiedersi "cosa penso", e dunque esprimersi». Il principio è chiaro, ma non per questo è meno esposto a veleni e colpi bassi. Dalle parole dei firmatari delle tesi alternative, emerge il timore che si voglia fare precostitutivamente terra bruciata intorno a loro, in modo da presentare a Rimini, il prossimo marzo, una compattezza solo di facciata. «Stiamo attenti - dice Rinaldini - perché magari a marzo appariremo uniti, ma poi le divisioni riemergeranno subito dopo, quando ci incontreremo con le altre organizzazioni per affrontare i temi che oggi si eludono». Non vengono fatti nomi, ma lo stesso Rinaldini si riferisce a «lettere che circolano, anche di partiti, che invitano a votare per una tesi o per l'altra».

Il manifesto, nei giorni scorsi, ha denunciato l'esistenza di una inquietante lettera inviata dal Pdci lombardo ai propri iscritti, dove si invitava a non votare le tesi di Rinaldini: ispirate, secondo il partito, a Rifondazione comunista, tenderebbero a ricreare nel prossimo governo quella stessa frattura Prodi-Bertinotti che portò alla fine dell'esperienza del 1996. Insomma, i partiti starebbero facendo a gara per «spartirsi» i voti dei lavoratori, acquistandoli alle diverse tesi. Dall'altro lato, c'è l'altrettanto inquietante «patto dei 12», firmato dai segretari confederali, che di fatto congela gli equilibri al passato congresso: seppure i delegati verranno assegnati in base alle votazioni delle tesi, è anche vero che tale assegnazione non sarà automatica; si è concordato solo che verrà «tenuto conto dei risultati in un equilibrato rapporto». Il congelamento delle quote di «Lavoro e società», che rimane area programmatica pur non presentando un documento alternativo, resta dunque un pesante macigno rispetto alla trasparenza delle future assegnazioni, e tra l'altro sta creando non pochi attriti all'interno della Cgil.

E' d'obbligo, comunque, soffermarci sul merito: la prima tesi alternativa parla di contrattazione. Rinaldini ha spiegato che «una vera trattativa non si può fare su parametri semiautomatici e già stabiliti» e che dunque «non basta riformare il patto del `93 cambiando solo l'indice dell'inflazione programmata con quella reale». «Bisogna, al contrario, tenere conto del potere di acquisto delle retribuzioni, del fisco e del ridimensionamento della sicurezza sociale, puntando a una reale redistribuzione della ricchezza». Quanto alla democrazia (seconda tesi alternativa), «si deve affermare che il voto dei lavoratori, espresso attraverso referendum su piattaforme e accordi, è un diritto democratico: è importante che sia la legge a sancirlo, e la stessa Unione si dovrebbe pronunciare su questo punto, ma intanto nel confronto unitario non dobbiamo aspettare passivamente la legge». Il tema «si incrocia con la validità erga omnes degli accordi, e rompe con una parte di storia del movimento operaio: non decide solo chi lotta, ma la voce è data a tutti».

Sul resto delle tesi, sia Rinaldini, che Cremaschi, Greco, Baldini e Bassoli (tra i firmatari) hanno convenuto sugli «importanti passi fatti dalla Cgil dopo i fatti di Genova 2001 e negli ultimi 4 anni, su pace, legge 30, riforma Moratti, immigrazione: per questo impianto condiviso, si è preferito puntare solo sulle tesi e non andare ai documenti contrapposti». Certo, più difficili da gestire, ma c'è anche la possibilità offerta dagli emendamenti (se ne annunciano su pensioni, Europa, privatizzazioni). Dal fronte della Cgil, ha risposto il segretario confederale Mauro Guzzonato, che ha la delega alla organizzazione del Congresso: «Confermo - dice in una nota - che tutte le opinioni devono vivere nel dibattito sul Congresso, e così mi pare sia già adesso, per favorire dappertutto una partecipazione ampia e un pronunciamento democratico. Ci sono tutte le condizioni, le volontà e gli strumenti perché questo avvenga».

 

Cgil. Tesi alternative, queste sconosciute

Congresso, Gianni Rinaldini lancia l'allarme: c'è il rischio che nei congressi di base non abbiano una visibilità adeguata

Fabio Sebastiani - Liberazione 26 ottobre 2005

«C'è il rischio che le tesi alternative non vengano presentate in tutti i luoghi di lavoro». Il segretario della Fiom Gianni Rinaldini, che ieri ha presentato le due tesi su contratti e democrazia, non usa mezzi termini. La fase congressuale in Cgil è appena iniziata. Proprio in questi giorni stanno svolgendosi le prime assemblee nei luoghi di lavoro, e già si avvertono quelli che lui stesso chiama «nervosismi». In cosa consistono? Più di tanto il segretario della Fiom non dice. Anche perché, sottolinea, «ancora siamo all'inizio del percorso». C'è qualcuno, però, che sta tentando di trasformare l'impostazione del quindicesimo congresso della Cgil: da documento unico, con alcune proposte di tesi alternative, a uno scontro tra due documenti contrapposti. Ma questo non è esattamente quanto deciso dalla Cgil, che nei vari direttivi ha deciso non solo per il documento unico ma, attraverso il lungo lavoro delle commissioni, ha ammesso alcune tesi alternative, tra cui quelle presentate da Rinaldini. Chi vuole far apparire le tesi alternative come un "documento globalmente alternativo" cerca non solo di far degenerare un confronto libero sui contenuti ma di impallinare le posizioni "dissidenti" nella fase più delicata, ovvero nel momento del confronto, e del voto, nei luoghi di lavoro.

Rinaldini, e gli altri dieci firmatari del Comitato direttivo nazionale, non ci stanno e ricordano che il pluralismo in questo momento «è una sfida democratica per tutta l'organizzazione». Il segretario della Camera del lavoro di Brescia, rileva che c'è un impianto unitario «condiviso» nel documento congressuale. «Oggi noi chiediamo ai lavoratori "cosa pensi? " e non "con chi ti schieri? "». Carlo Baldini, esponente dell'area programmatica "Eccoci", non ha dubbi: «La Cgil è attesa a una grande prova di democrazia».

«Presentare le tesi come se fossero mozioni globalmente alternative è fuori luogo», sottolinea Rinaldini. Per Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, in questo congresso «si rischia il peggio del correntismo». Una cattiva premessa a tutto il discorso sulla indipendenza che viene fatto in ogni occasione. E Cremaschi già che c'è mette le mani avanti: «Come considera la Cgil questi quattro anni? Una stagione o una fase di conflitto? Se necessario, bisognerà scioperare contro Prodi se non abroga la legge 30». Ma il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani si è mai pronunciato su questo andamento un po' fuori dai binari dell'avvio del congresso della Cgil? «C'è bisogno di un messaggio chiaro del segretario generale», risponde Mirto Bassoli, segretario della Camera del lavoro di Reggio Emilia. Per il momento compare una dichiarazione del segretario organizzativo della Cgil Mauro Guzzonato: «Il congresso della Cgil si svolge con modalità nuove rispetto al passato: un impianto unitario e 10 tesi, su cui vi sono alcune posizioni alternative. Confermo che tutte le opinioni devono vivere nel dibattito, e così mi pare sia già adesso, per favorire dappertutto una partecipazione ampia e un pronunciamento democratico. Ci sono tutte le condizioni, le volontà e gli strumenti perché questo avvenga», conclude Guzzonato.

Nel merito delle tesi alternative, «non si può non dimenticare - sottolinea Rinaldini nel presentare la "tesi otto" - che in Italia non ci sia una emergenza legata alle retribuzioni». «Crediamo vadano aumentate le retribuzioni reali», aggiunge. Sull'altra tesi, quella sulla democrazia sindacale, Rinaldini mette in evidenza che «il voto è un diritto democratico». E' sbagliato, quindi, pensare al referendum sui contratti come a una "concessione" delle sigle sindacali. «La democrazia non è un optional», conclude Rinaldini.

Fabio Sebastiani