Solidarietà a Remo Di Legge, componente del direttivo della Fiom-Cgil di Modena e attivista
sindacale.
Nei mesi scorsi il padrone della fabbrica in cui lavora Remo, la Tecmea, lo aveva licenziato. Riammesso in azienda dal giudice il padrone con una scusa lo ha licenziato nuovamente. Ovviamente per impedirgli di continuare il difficile lavoro sindacale in fabbrica.
La Cgil è intenzionata a difendere il compagno. Ieri è anche uscito un articolo sulla prima pagina di Liberazione .
Vi scrivo per informarvi di quanto accade e per chiedervi di inviare come delegati sindacali fax di protesta all'azienda e di sostegno a Remo, mandandoli anche alla Cgil di Modena, (piccola forma di pressione alla Cgil perché non si dimentichi della vertenza).


I numeri di fax sono: Tecmea 059280252  - CGIL Modena 059211774


Ciao
Paolo Brini Comitato Centrale Fiom-Cgil Rsu Smalti Modena

 

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Liberazione 25 ottobre 2005

Licenziato. E poi rilicenziato perché da licenziato non lavorava abbastanza... Storia kafkiana di un metalmeccanico reintegrato inutilmente dal giudice Andrea Milluzzi
«Signor Di Legge, lei è licenziato perché si è impossessato di una maglietta aziendale»; «No, in verità l'ho trovata per terra che era logora e l'ho buttata»; «Ah, ecco. Allora, visto che anche il giudice le dà ragione, lei è reintegrato. Però in questi mesi in cui l'abbiamo lasciato a casa non è stato produttivo come i suoi colleghi. Lei è licenziato». Non sono state dette proprio queste parole, né c'è mai stato un dialogo del genere fra le parti in causa, ma questa è una storia vera che ha per protagonisti un operaio di 57 anni, Remo Di Legge, e una piccola azienda modenese, la Tecmea, 40 dipendenti in tutto, che si occupa di componentistica per armi, blindati, cingolati ecc...

La storia comincia il 22 luglio scorso, quando a casa di Di Legge - da 10 anni alla Tecmea - arriva una raccomandata dell'azienda che lo informa del licenziamento per "appropriazione indebita di materiale aziendale", ossia «una maglietta della fabbrica che io, pulendo, avevo trovato e buttato, visto che era tutta rotta» - racconta Di Legge che, insieme a Sergio Greco, il sindacalista della Fiom che segue la vicenda, va dal giudice del lavoro. Passata l'estate, il giudice richiama formalmente l'azienda: è il 27 settembre e fino al 18 ottobre, data della seconda convocazione, la Tecmea ha tempo per riflettere. Cosa che puntualmente avviene e il 12 ottobre arriva un'altra raccomandata a Di Legge che lo reintegra al suo posto e gli assicura il pagamento delle spettanze arretrate, però fino al 25 è considerato in ferie per "problemi organizzativi legati al suo rientro", «un'ulteriore prova dell'effettivo reinserimento» sottolinea Greco. Il 18 nuovo incontro dal giudice, strette di mano e felicitazioni per l'esito della vicenda. Passano neanche 24 ore e arriva la terza raccomandata che licenzia di nuovo Di Legge perché negli ultimi mesi non è stato produttivo quanto i suoi colleghi. Ossia la Tecmea lo accusa di aver lavorato poco nei mesi in cui è rimasto a casa perché licenziato: «Faccio il sindacalista a Modena dal 1998, non mi era mai successa una cosa simile» commenta fra l'ironico e l'irato Greco che adesso insieme a Di Legge ha contattato un'altra volta i legali, ha ottenuto la procedura d'urgenza che porterà entro 30 giorni ad un incontro alla direzione provinciale del lavoro a cui seguirà, se non dovesse dare risultati, l'azione legale.

«Ma quando dovevo lavorare secondo loro? Di notte?» si chiede adesso Di Legge, ex Rsu, «sindacalista e difensore dei diritti da sempre», come si definisce, che su una cosa non ha dubbi: «Chiaro che andrò fino in fondo. Anche perché io sono monoreddito. Se mi licenziano chi ci farà mangiare, a me e alla mia famiglia?».