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Appello per un forum sul diritto
al reddito (novembre 2005)
La parola d’ordine del
reddito, nelle declinazioni che vanno dalle rivendicazioni salariali
alla richiesta di continuità di reddito per le lavoratrici ed i
lavoratori precari, ha fatto da sfondo a molte delle mobilitazioni e dei
movimenti di lotta degli ultimi anni. Questo dato ha contribuito a
costruire un atteggiamento più fluido ed una messa in comune di
linguaggi, tra soggetti di movimento differenti, rispetto al tema
reddito/lavoro ed ai nessi che si stringono o si allentano intorno a
questi due termini. Questa conquistata fluidità ha consentito
l’elaborazione di leggi, proposte di legge regionali, o di semplici
discussioni intorno al tema di un diritto al reddito su base regionale
destinato non solo ai soggetti “svantaggiati” o agli “inabili al lavoro”
(come è nell’orizzonte dell’assistenza sociale) ma a tutti coloro (dagli
studenti universitari fino alle lavoratrici ed ai lavoratori precari)
subiscano la precarizzazione delle proprie condizioni di lavoro e di
vita.
Un esempio in questa direzione, pur nella
sua parzialità, è stata l’esperienza della Rete contro la Precarietà e
la Legge 30 della Lombardia, che è riuscita a costruire una proposta di
legge d’iniziativa popolare sul diritto al reddito attraverso un
percorso tra soggetti tra loro differenti (sinistra sindacale, sindacati
di base, centri sociali, associazioni e partiti…) nell’ottica di farne
uno strumento di conflitto e di mobilitazione all’interno di una
complessiva battaglia contro la precarietà.
L’intermittenza dell’impiego
è una delle ragioni per cui le lavoratrici ed i lavoratori atipici si
collocano nelle fasce più basse di reddito. Inoltre l’intermittenza dei
versamenti contributivi condanna i giovani precari di oggi a divenire “pensionati
poveri” o “mai pensionati” domani. È
nata così una proposta di legge regionale volta a garantire continuità
di reddito e di versamenti contributivi ai lavoratori ed alle
lavoratrici precarie, come parte della battaglia contro la precarietà.
Come in alcuni provvedimenti
già esistenti lo stanziamento di un’erogazione monetaria è integrata da
un pacchetto di servizi che comprende, a carico anche dei comuni,
agevolazioni per i trasporti, per la fruizione di beni e servizi
culturali e artistici, per la casa, facilitazioni per l’accesso al
credito (attraverso una garanzia delle fondazioni bancarie). Questi
elementi sono essenziali per restituire fruibilità del territorio e
delle sue risorse ai soggetti cui viene sottratto.
I soggetti beneficiari devono essere
residenti nel territorio, mentre non costituisce requisito di accesso al
beneficio la cittadinanza italiana. I beneficiari alludono alle
mobilitazioni che in questi anni hanno messo al centro la questione
della precarietà nelle sue diverse forme: giovani precari, disoccupati -
scomparsi dall’agenda della grande politica -, migranti - figura
paradigmatica della precarietà totale - studenti universitari - precari
in formazione.
La copertura finanziaria di provvedimenti di
questo tipo è un terreno di ricerca che vale la pena mantenere aperto
anche nell’ottica di una estensione nazionale. Nel caso della proposta
lombarda il finanziamento non pesa interamente sulla fiscalità generale,
ma allude ad una penalizzazione economica delle imprese che traggono
profitto dallo “scambio” di lavoro precario, al fine di rappresentarne
un disincentivo concreto.
Non crediamo che la nostra
proposta possa rappresentare un “modello” da estendere in altre regioni,
crediamo invece che intorno alla costruzione
di leggi/proposte di legge sul diritto al reddito emergano degli
elementi di avanzamento politico che varrebbe la pena mettere a tema in
uno spazio comune, soprattutto alla luce di percorsi e processi che
autonomamente già sono in atto altrove.
· La costruzione di
proposte/leggi sul diritto al reddito possono rappresentare momenti di
“legislazione dal basso” grazie all’individuazione di uno spazio
di azione comune tra soggetti diversi (com’è stato nell’esperienza della
Lombardia) ma anche momenti di legislazione partecipata e/o conflittuale
(è il caso di quelle realtà in cui è l’istituzione a prendere
l’iniziativa in una relazione di conflitto e/o di partecipazione con le
istanze di movimento).
· La messa in relazione
di proposte ed esperienze di carattere locale sul diritto al reddito
(anche nelle forme di vertenze per i servizi o l’abitare) può essere
l’occasione per fluidificare l’estensione di proposte simili sul piano
nazionale e per costruire un linguaggio vertenziale comune.
· Un ragionamento
complessivo su una nuova fiscalità redistributiva in grado di
finanziare un nuovo Welfare (attraverso la tassazione delle rendite
finanziarie e immobiliari e attraverso forme che penalizzino l’uso del
lavoro precario), è un orizzonte imprescindibile, che può essere
sollecitato anche sulla base di azioni locali sul diritto al reddito ed
ai servizi, ma che necessiterebbe di una tematizzazione comune a livello
nazionale.
Sulla base di queste considerazioni lanciamo
la convocazione per un forum nazionale (da tenersi nel prossimo mese di
novembre) tra soggetti e reti che si sono confrontate, a livello locale,
con la questione del diritto al reddito ed ai servizi anche attraverso
la costruzione di leggi o proposte di legge regionali.
I punti sopra elencati rappresentano, dal
nostro punto di vista, i nodi problematici da mettere a tema in uno
spazio comune che, in base anche alle esperienze locali, possa assumere
un respiro nazionale.
Rete Regionale Lombarda contro la
precarietà e la legge 30
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