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Nel Congresso CGIL votiamo le tesi alternative 8A e 9B su contrattazione, salario e democrazia (I° firmatario Gianni Rinaldini)
Per le lavoratrici e i lavoratori, i giovani e i pensionati la situazione continua a peggiorare: crescono precarietà e insicurezza, si aggravano le condizioni di vita e di lavoro. Ciò avviene anche nella scuola, soprattutto per effetto dei tagli agli organici che riducono il personale a fronte di un aumento di richieste e di prestazioni. In questi anni la CGIL ha condotto battaglie importanti in difesa dell’art.18, per l’estensione dei diritti di cittadinanza, ha avuto un ruolo fondamentale nel movimento per la pace, si è opposta alla riforma del mercato del lavoro e delle pensioni. In ambito scolastico il nostro sindacato è stato protagonista nella lotta contro la riforma Moratti, insieme ai movimenti di docenti, genitori e studenti sorti dal basso nelle maggiori città. La sfida che attende ora la CGIL è quella di riprogettare un paese in crisi, a partire da un modello di sviluppo sostenibile sul piano ambientale, che riconosca i diritti fondamentali dei lavoratori, delle donne, dei giovani, dei pensionati, dei migranti. Il Congresso della CGIL, in vista delle nuove sfide e dei nuovi scenari politici, deve decidere come dovrà cambiare il sindacato per aumentare salari e pensioni, sconfiggere la precarietà e rivendicare posti di lavoro sicuri, difendere il contratto nazionale di lavoro e il diritto di sciopero. Il Congresso si svolge su un documento unitario, nell’ambito del quale sono previste però delle tesi alternative sui nodi di fondo della contrattazione, del salario, della democrazia, dell’autonomia del sindacato dal quadro politico. Su questi temi il segretario generale dei metalmeccanici Gianni Rinaldini, insieme a vari altri dirigenti confederali e di categoria, ha presentato due tesi alternative, che sosteniamo e invitiamo a votare. 8A - tesi alternativa sulle politiche contrattuali 1. Con la pratica della concertazione si pensava di ottenere crescita dei salari e sicurezza del posto di lavoro. Così non è stato. Il modello contrattuale legato all’inflazione programmata, al legame coi bilanci e l’andamento aziendale (i “risultati d’impresa” dell’accordo del luglio ‘93), non ha permesso ai salari di aumentare. Così, mentre i profitti delle aziende sono cresciuti a dismisura, le buste paga dei lavoratori si sono fatte sempre più leggere. Nella scuola si è verificata un'analoga situazione. Per tutti gli anni ‘90 i salari di ATA e docenti non hanno recuperato i livelli di inflazione. Contemporaneamente c’è stato un generale impoverimento della categoria a causa di un’iniqua ripartizione della ricchezza sociale prodotta. È noto che il miglioramento dei livelli educativi genera una crescita generale dell’economia e del benessere di una società (rapporto Ocse). Anche negli anni in cui in Italia c’è stata crescita e non la crisi attuale, i lavoratori della scuola non sono stati compensati adeguatamente dei risultati che hanno contribuito a determinare, anzi l’indice dello status professionale dei docenti è calato vistosamente del 14-15% (fonte MIUR, 2003). Per quanto riguarda i “risultati d’impresa”, in questi anni nella scuola sono stati realizzati pesanti tagli di personale. Già il governo dell’Ulivo aveva iniziato un’opera di contenimento della spesa, il governo Berlusconi ha calato la mannaia su oltre 35.000 docenti e decine di migliaia di ATA. Per non parlare dell’aumento della precarizzazione dovuta al numero insufficiente di assunzioni di fronte al gran quantità di pensionamenti. Queste operazioni hanno prodotto risparmi di diverse centinaia di milioni di euro, parte dei quali sono stati utilizzati per i recenti rinnovi contrattuali. In pratica, il “licenziamento” di fatto di numerosi precari è stato il prezzo degli aumenti salariali di quelli rimasti in servizio, sui quali in compenso si sono riversati maggiori carichi di lavoro. I contratti nazionali devono prevedere la redistribuzione della ricchezza prodotta e non limitarsi al recupero dell'inflazione reale, pur rideterminata, come prevede il documento congressuale; perseguire percorsi contro la precarietà, a favore di rapporti di lavoro a tempo indeterminato; garantire tempi certi alla contrattazione, anche derogando dalle norme sul diritto di sciopero, fatti salvi i servizi minimi. 2. Per dire davvero “basta” alla precarietà del lavoro bisogna abrogare la Legge 30 e aumentare i diritti sindacali e sociali a tutto il mondo del lavoro, senza distinzioni.
Anche la scuola assiste all’estensione dell’universo precario: nelle private e non solo si diffondono nuovi modelli contrattuali, come i contratti a progetto; l’esternalizzazione dei servizi ATA è una minaccia sempre incombente; la formazione professionale è addirittura investita dai licenziamenti. Di fronte a ciò è inaccettabile che il nostro contratto nazionale contenga clausole che impediscono la trasformazione dei rapporti di lavoro a tempo determinato in rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Eliminando tali articoli si potrebbe tentare di svincolare le assunzioni nella scuola ai contingenti e ai tagli stabiliti con le leggi finanziarie e perseguire l’obiettivo propugnato dal nostro sindacato di immettere in ruolo fino a copertura completa del fabbisogno di organico, docente e ATA.
3. Bisogna mettere limiti alla flessibilità selvaggia, anche riprendendo le iniziative per la riduzione dell’orario di lavoro (35 ore). Bisogna rifiutare gli orari annui che darebbero alle aziende il potere di comandare il lavoro di sabato e domenica e superare le 8 ore giornaliere e le 40 settimanali. 9B – tesi alternativa su democrazia, indipendenza, autonomia 1. Il referendum tra i lavoratori sulle piattaforme e gli accordi deve essere obbligatorio. Per la CGIL questa deve essere la condizione indispensabile per avviare le trattative e stipulare qualsiasi accordo. Per i contratti nazionali, oltre al referendum, si devono eleggere nei luoghi di lavoro, su base proporzionale, delegazioni che partecipino alle trattative.
Il rapporto coi lavoratori in occasione dei rinnovi contrattuali della scuola è sempre stato modesto, basti pensare alla vicenda concorsone! Il recente rinnovo è stato siglato senza che neppure fosse elaborata una piattaforma e senza che i lavoratori sapessero nulla dei contenuti delle trattative. Riteniamo che in ogni passagio contrattuale sia fondamentale l'apporto delle RSU, di cui va valorizzato il ruolo politico di rappresentanza diretta dei lavoratori. Le RSU non vanno relegate, come oggi spesso accade, nel ristretto ambito della contrattazione interna vincolata a parametri prestabiliti, non devono essere adibite quasi unicamente alla funzione di assegnare risorse comuni, tra difficoltà d'ogni tipo, dato che il fondo di istituto spesso non è che un mezzo per arrotondare i magri stipendi.
2. Per evitare che siano firmati accordi separati per nome e per conto di tutti i lavoratori, la CGIL deve chiedere al nuovo Parlamento una legge sulla democrazia sindacale e la validazione degli accordi mediante lo strumento del referendum. 3. Il sindacato deve avere un proprio punto di vista, costruito democraticamente con i lavoratori, totalmente autonomo dalle imprese, da tutti i poteri economici, dalle compatibilità del mercato, e indipendente dalla politica. Per questo il sindacato può avere governi avversari, come quello delle destre, ma non può avere governi amici. Non vogliamo che il sindacato sia condizionato dagli schieramenti politici, come è accaduto in passato. L'unico modo perché ciò non accada è che il sindacato stringa e mantenga stretti legami con i lavoratori e rappresenti senza alcuna indecisione le loro istanze. Per affermare questi contenuti votiamo e chiediamo di votare le 2 tesi alternative sulla contrattazione e sulla democrazia (I° firmatario G. Rinaldini), perché riteniamo che questo voto affermi con forza nella CGIL una linea di cambiamento.
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