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CGIL. PER ORA GLI ARANCIONI RESTANO IN MINORANZA
I riformisti della Fiom chiedono aiuto a Epifani
da "Il RIformista" - edizione di sabato 8 ottobre
Il nodo - forse non scorsoio, certo molto stretto - che la maggioranza
epifaniana dal (presunto) sapore riformista sta cominciando a
stringere intorno alla sua "sinistra", rappresentata dalle cronache
dalla sola Fiom ma in realtà ben più vasta di questa importantissima
categoria di lavoratori, comincia a farsi sempre più stretto. La
manovra, in gergo militare, si potrebbe definire "a tenaglia".
Da un lato, infatti, un bel pezzo della ex minoranza di sinistra della
Cgil (quella che fa capo a Gianpaolo Patta e che in Fiom ha il suo
terminale in Mario Breda) ha deciso di mollare Rinaldini, Cremaschi e
i loro seguaci barricaderi per passare armi e bagagli con la
maggioranza di Epifani. Dall'altro, il vertice della Cgil ha deciso di
scendere in campo con tutto il suo peso nella battaglia politica che
il congresso della Cgil aprirà anche tra i metalmeccanici.
«Non vi lasceremo soli». Mancava che aggiungesse «questa volta» (a
differenza dell'ultima, cioè) e poi le parole della segretaria
confederale Carla Cantone, intervenuta ieri mattina per schierarsi
apertamente al
fianco dell'assemblea nazionale dei quadri e delegati della Fiom di
matrice «riformista» sarebbero stato perfette. La "numero due" (di
fatto) di Guglielmo il Timido era seduta in prima fila, nel salone Di
Vittorio di
corso d'Italia, non certo per caso e non certo da sola, ad ascoltare
la giornata dell'orgoglio riformista fiommino. C'erano infatti,
accanto a lei, anche molti altri pezzi da novanta dei piani alti di
corso d'Italia: dai segretari confederali Mangia Maulucci, Achille
Passoni e Giorgio Guzzonato al presidente dell'Ires e capofila della
filiera riformista in Cgil Agostino Megale.
L'occasione è stata
offerta dalla riunione dei delegati della Fiom che «sostengono» le
tesi congressuali della Cgil, licenziate a settembre. Tesi che
costituiranno la base per la discussione che già si è aperta
all'interno delle strutture verticali e orizzontali del più grande
sindacato italiano in vista del XIV congresso.
Eppure, anche se lo ammettono solo a mezza bocca, i dirigenti
dell'enclave riformista che si annida dentro la Fiom di Rinaldini e
Cremaschi (duri, puri e bertinottiani, oltre che veri pansindacalisti)
si sono sentiti abbandonati eccome, almeno negli ultimi anni. Al
congresso "straordinario anticipato" di Livorno dell'anno
scorso - «un infelice ossimoro che mi
sono stancata di pronunciare», dice una delegata riformista tosta e
sveglia dal palco, Elena Lattuada, che insiste anche e molto sul
«nesso inscindibile tra partita per il rinnovo dei contratti e partita
congressuale», dichiarandosi «stufa» di veder brandire, in Fiom, «la
sola arma dell'ideologia».
Fausto Durante - piccoletto dall'aria mansueta che ha preso il
difficile posto di Riccardo Nencini in qualità di leader della
componente riformista preferisce dirla così: «Oggi la sensazione di
solitudine dei riformisti Fiom è assente...». Sì, appunto, ma ieri?
«Diciamo che oggi vengono al pettine, anche dentro la Cgil, i nodi che
la minoranza della Fiom ha cercato di affrontare al suo congresso».
Venendone sonoramente sconfitta, allora. Ma oggi? «Oggi - spiega
serafico ma deciso Durante al Riformista – o meglio quando il
congresso della Cgil finirà, nemmeno la Fiom potrà più essere quella
di prima. Nuovi equilibri politici e nuove strategie sindacali
dovranno determinarsi, in base al pronunciamento dei delegati al
congresso. Altrimenti vorrebbe dire che la Fiom preferisce condannarsi
all'isolamento, dentro la Cgil».
Insomma, se non il conto, Durante chiederà «coerenza» anche dentro la
Fiom, ove le tesi alternative di Cremaschi e Rinaldini non dovessero
avere successo. Tesi alternative che la Cantone, ieri in vena di
battute ironiche («Solo sul sentirvi sempre i primi della classe, su
questo non c'è nessuna divisione, in Fiom, tra voi da un lato e
Rinaldini e Cremaschi dall'altro...»), ha preso di petto. Per
demolirle. «La Cgil e la Fiom fanno da sempre grandi battaglie comuni
- ha spiegato secca - dalle vertenze alla risposta alla crisi del
nostro sistema industriale, dalla pace all'antiliberismo, contro le
richieste di Federmeccanica e gli stravolgimenti del sistema
contrattuale. Ecco perché proprio non capisco il perché di tesi
alternative sulla democrazia e la rappresentanza, ma soprattutto sulla
contrattazione, tema molto caro alla Cantone, ndr.) di cui mi sfugge
il merito...». Insomma, la Cantone non ha dubbi: «alcuni compagni
della "Rete 28 aprile" (l'area che fa capo a Cremaschi, ndr.)
preferiscono sentirsi di sinistra appiccando le etichette. Noi, come
Cgil, preferiamo contrattare e anche estenderla, la contrattazione,
perché questo è il nostro mestiere. E perché senza regole vincono i
più forti. E cioè i padroni». Per ora è chiaro solo che i Rinaldini e
i Cremaschi sono finiti nell'angolo, in casa Cgil. In casa Fiom si
vedrà più avanti.
Note: Il RIformista - edizione di sabato 8 ottobre
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