| La Confindustria, con la sua
proposta sulle nuove relazioni sindacali, ed il Governo, con la sua
proposta di legge finanziaria, hanno ufficialmente presentato la lista
delle questioni su cui si caratterizzerà lo scontro sindacale dei prossimi
mesi. A questo aggiungiamo lo scippo del TFR. il nuovo attacco alla
pensione pubblica ed al diritto di sciopero. A quando uno sciopero generale? A parlar chiaro dovremmo preoccuparci tutti del fatto che, mentre Confindustria e Governo, chiariscono la loro strategia, dai sindacati confederali ancora non si vede una risposta ed una proposta chiara e precisa. Certo si è denunciato l'iniquità della legge finanziaria perchè non corrispondente alle aspettative di interventi a sostegno dello sviluppo. Cgil Cisl e Uil protestano perchè la finanziaria non risponde alle sollecitazioni del recente accordo tra sindacati e Confindustria sullo sviluppo del mezzogiorno (Confindustria però si dice soddisfatta e ringrazia per gli sgravi sul costo del lavoro che la finanziaria prevede ... unica cosa accolta dall'accordo firmato con i sindacati), e perchè colpendo gli enti locali produrrà un significativo peggioramento nei servizi e nei costi per il loro accesso. Ma la risposta a questa finanziaria deve andare ben oltre all'elencazione delle carenze e delle inquità su cui agire essenzialmente con un atteggiamento emendatario al suo articolato. Il fatto vero e sostanziale è che la legge finanziaria afferma l'accellerazione di un processo di sgravi al Capitale ed alla rendita (su irpef, Irap, sul costo del lavoro e sulle coperture in materia di malattia, matrernità, infortuni e previdenza) a scapito dei salari e delle condizioni di vita dei lavoratori e delle loro famiglie, così come pure afferma (dietro alla riduzione delle risorse agli enti locali) l'accellerazione di una politica di esternalizzazione e privatizzazione dei servizi a favore della redditività dell'intervento privato.. Si tratta quindi di una strategia recisa che mira a ridisegnare, con la politica di bilancio, gli assetti economici ed i rapporti di forza per i prossimi anni. Una strategia che si completa con la piattaforma di Confindustria sulla trasformazione delle dinamiche contrattuali e con l'ulteriore smantellamento alla previdenza pubblica condotto anche attraverso lo scippo del TFR ed il sostegno alle pensioni integrative e private. Ad una strategia così ben definita occorre rispondere con la discesa in campo di una piattaforma alternativa, capace di indicare e rivendicare scelte ben diverse che passano ad esempio per una maggiore responsabilizzazione dell'impresa verso l'interesse pubblico (altro che sgravi) e per una decisa politica di difesa dei beni e dei servizi comuni e per una loro ripublicizzazione la dove già sono stati ceduti ai privati. La difficoltà di Cgil Cisl Uil ad andare oltre la semplice protesta fino ad elaborare una chiara piattaforma alternativa alle linee liberiste è oggettivamente motivata dal fatto che questi sono frenati dagli accreditamenti già avviati con Confindustria in materia di rinegozziazione delle relazioni sindacali e dei modelli contrattuali ed anche, sopratutto oggi, dalle aspettative legate ad un ruolo economicamente forte che questi possono assumere sul mercato della previdenza integrativa. Probabilmente Cgil Cisl Uil, in coerenza con il ruolo di opposizione al governo di centro destra e di sostegno alle ragioni ed alle richieste di un ritorno al governo del centro sinistra, metteranno in campo nei prossimi giorni un piano di mobilitazione che potrebbe prevedere anche uno sciopero generale. Ma dobbiamo stare attenti ...... Non è di una semplice mobilitazione di cui oggi il mondo del lavoro ha bisogno. Serve, ed urgentemente una vera piattaforma alternativa alle politiche liberiste del Governo e di Confindustria. Abbiamo quindi oggi di fronte due problemi. Costruire la mobilitazione certo, ma su una piattaforma vera, non solo di protesta, che contenga gli obiettivi per
Riaprire una discussione sulla politica sindacale
In questo senso va costruito un percorso di forte unità del mondo del lavoro (sia quello organizzato nei sindacati confederali che in quelli di base) che non può risolversi unicamente nella proclamazione di mobilitazioni, ma che deve sancire la nascita di una forte piattaforma alternativa a quella dei padroni e delle aperture liberiste presenti non solo nel campo avverso del centrodetra ma anche in forze collocate nel centrosinistra.. E' in questo ragionamento che vediamo positivamente il posizionamento dei sindacati di base che, nella proclamazione dello sciopero generale per il prossimo 21 ottobre, mettono chiaramente in evidenza la necessità di una piattaforma che risponde adeguatamente sia all'offensiva del Governo che a quella di Confindustria. Ed è a partire dagli obiettivi indicati in quella piattaforma che occorre cominciare anche ad aprire la discussione dentro Cgil Cisl Uil, se non vogliamo essere chiamati solo ad una serie di scioperi o sciopericchi come, purtroppo, l'esperienza precedente ci ha portato a vedere. Come sempre, è dal mondo del lavoro, dalle Rsu, dalle delegate e delegati eletti nei luoghi di lavoro, che può partire una forte pressione in questo senso, con l'obiettivo di costruire una posizione generale, condivisa, unitaria di tutto il mondo del lavoro a partire da alcuni punti chiari e precisi
Su questi obiettivi il sindacalismo di base ha proclamato un primo sciopero generale per il prossimo 21 ottobre. Su questi obiettivi bisogna aprire la discussione anche in Cgil Cisl e Uil perchè si arrivi al più presto ad una piattaforma condivisa su cui costruire la mobilitazione. Su questi obiettivi si può e si deve lavorare per il massimo di unità del mondo del lavoro, di tuti i suoi sindacati. L'occasione per sostenere questo percorso è data dall'avvio delle assemblee di base del congresso Cgil in cui presentare ordini del giorno che chiedano lo sciopero generale subito su una piattaforma chiara e precisa. Ma l'occasione è data anche dallo sciopero del 21 ottobre indetto dal sindacalismo di base, a cui è importante dare il massimo sostegno, sopratutto per gli obiettivi su cui è convocato, da parte di tutti, dimostrando alle burocrazie sindacali che l'unità del mondo del lavoro se costruita dal basso e sugli obiettivi, può andare ben oltre alle formali divisioni sindacali. E' quindi importante, al di la delle sigle sindacali di appartenenza, che a questa prima mobilitazione venga dato il massimo di sostegno possibile da parte di tutti, facendo ordini del giorno a sostegno della piattaforma dello sciopero del 21 ottobre, inviando delegazioni di Rsu alla manifestazione nazionale a Roma, realizzando, dove possibile, anche fermate o assemblee per discutere con i lavoratori la necessità di costruire una piattaforma unitaria 6 ottobre 2005
Delegate e delegati che si riconoscono nel movimento per un coordinamento nazionale delle RSU
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