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Circola (senza molto successo in realtà) uno strano Appello promosso dalla cordata Pattiana in Cgil che, partendo da ovvietà da tutti condivisibili, ritiene di mettere in campo una (da loro presunta) originale proposta per una più efficace unità d'azione della sinistra politica. Lo strano
appello, per la ovvietà delle ragioni formali a cui fa riferimento,
potrebbe essere ridotto alla frase fatta ... "Fuori piove, quindi ...
compagni ... aprite l'ombrello". Che fuori piova lo sanno tutti e che per
proteggersi occorra aprire l'ombrello non ce lo devono certo dire loro. Quello che stupisce e che rende veramente originale questo appello è che i suoi promotori (Patta + 200 sindacalisti) sembrano considerarsi come i veri ed autentici rappresentanti di una preoccupazione in realtà molto più diffusa di quanto loro pensino. Dall'alto di questa presunzione lanciano il loro allarme e la loro proposta salvifica che così si può riassumere .... "metiamoci assieme, PdCI, PRC, Verdi, movimenti, e quindi anche noi Pattiani e facciamo un listone unitario, con dentro tutti, nella quota proporzionale alle prossime elezioni". Per capire la matrice ed il vero obiettivo di questa pensata occorre considerare alcune cose che non sono riconducibili solo allo scarno appello ma all'intero percorso che lo ha generato.
In sostanza la deriva correntizia che tiene assieme la cordata Pattiana (ormai strutturata essenzialmente per mantenere i piedi un gruppo di potere fondato sulla presenza negli apparati sindacali e, chissà, domani anche politici) non riesce che a proporsi come soggetto contrattuale per aprire percorsi che, guarda caso finiscono tutti allo stesso modo .... quanti posti poro a casa. Tutta la radicalità dei loro ragionamenti sul merito si svuota e si smaschera poi nei loro comportamenti concreti. Basti pensare a Patta che, tanto radicale è nel testo dei suoi appelli, quanto paurosamete moderato ed attento alle compatibilità capitalistiche da considerare un buon risultato la recente direttiva europea in materia di orario di lavoro. Per non parlare poi dell'appiattimento di molti dei firmatari l'appello su recenti accordi contrattuali, o dei silenzi sulla questione del trasferimento del Tfr ai fondi pensione. Anche sulla Pace e sulla guerra è bene stare attenti. Nessuno si dimentica che tra i firmatari di quell'appello (che oggi si dichiarano paladini dell'autonomia dai partiti e pacifisti della prima ora) ce ne sono molti che al tempo dei bombardamenti sulla Serbia se ne sono stati belli zitti (se non addirittura d'accordo) di fronte all'avventura bellica condotta dai vari Rizzo, Diliberto, D'Alema. La loro presunzione è quindi mal riposta. Gli stessi limiti che essi denunciano nell'azione e nella coeranza delle forze politiche li rintracciamo pari pari nella loro stessa recente esperienza. Ma, come dicevamo, il merito c'entra poco, è la costruzione di un perorso che produca la possibilità per uomini della cordata Pattiana di essere candidabili alle politiche che conta. Infatti, verso il PdCI, che non ha certo brillato in materia di coerenza sul Lavoro quando era al Governo, gli apprezzamenti non si sprecano, poichè questi si è dichiarato disponibile ad aprire le sue liste a uomini della cordata Pattiana, mentre non si specano di contro le critice al PRC, più diffidente e geloso della sua autonomia politica. Tant'è che Patta, in una sua lettera al manifesto afferma "Se Rifondazione Comunista ha un progetto diverso da quelli che sono sul tappeto per affrontare i nodi oggettivi presenti nel quadro politico italiano, lo avanzi, ne ha tutte le possibilità. Quello che non è possibile accettare, almeno per gli altri soggetti al di fuori di Rifondazione Comunista, è che si indichino sempre strade che portano a vicoli ciechi ed all'impossibilità di agire.". Orbene, per quanto ne sappiamo il PRC ha un progetto abbastanza chiaro che contiene tra l'altro:
Per quanto ne sappiamo, la Cgil e con essa Patta
E Patta dovrebbe saperlo, non è lui il rappresentante di quella sinistra sindacale che si sta opponendo ai cedimenti Cgil su queste materie. Lui sta con Epifani e la maggioranza. Il Compagno Patta invece di chiedere al PRC su quale programma si vuole muovere, dovrebbe invece spiegare perchè sui punti di questo programma non è d'accordo. Ma come dicevamo, la discussione e l'appello che la sostiene, non c'entra nulla col merito delle cose. Soni i posti in Parlamento il vero obiettivo.
17 settembre 2005 delegate e delegati del coordinamento RSU
La partecipazione popolare alle lotte di questi anni ha rappresentato un contributo importante per determinare una condizione di crisi del governo di centro destra. La partecipazione alle manifestazioni di Genova, gli scioperi e le grandi manifestazioni in difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, le iniziative per la pace e contro gli interventi militari in Afghanistan ed in Iraq, le mobilitazioni in difesa dell’autonomia della magistratura hanno espresso delle domande di cambiamento cui la politica è chiamata a rispondere. Tutti questi momenti di lotta hanno avuto come motivazione iniziale la critica dei valori del pensiero dominante: è la natura, non il denaro, la fonte di ogni ricchezza; il lavoro non è una merce ma un processo tra essere umano e natura e tra esseri umani fondato sulla consapevolezza dei diritti e sulla responsabilità; la cooperazione e la solidarietà tra lavoratori, non l’impresa, sono le condizioni del progresso sociale; la democrazia va difesa ma anche diffusa verso il basso nei luoghi di lavoro e verso l’alto nelle istituzioni internazionali. Esistono le condizioni per far vivere un movimento politico antiliberista, verde e rosso per dirla nel linguaggio più diffuso. Ognuno dei punti di mobilitazione rappresenta un obiettivo di un programma comune: la scelta di confermarlo, condividerlo e proporsi di rappresentarlo in modo convergente rappresenta una svolta – che noi riteniamo matura – nella politica italiana. Ognuno dei punti di lotta è oggi di grande attualità e segnerà il futuro della società italiana. Il ritiro delle truppe militari italiane dall’Afghanistan e dall’Iraq propone la rinuncia alla guerra come continuità della politica, rifiuta l’esportazione della democrazia con le armi. Ed oppone un’altra democrazia, quella che richiede la rottura del funzionamento oligarchico dei grandi istituti internazionali, della affermazione di una dimensione continentale della politica che vive sulla partecipazione e sul conflitto e non sui trattati internazionali, che conferma il carattere fondamentale della partecipazione popolare all’esercizio dei diritti attivi ed anche ai diritti passivi da cui è sempre più esclusa, che ritiene il diritto dei lavoratori a chiedere ed esercitare il voto sui contratti che decidono della sua prestazione professionale. Va cancellata l’ignominia della mercificazione del lavoro imposta dalla legge 30, ma va affermata comunque una politica pubblica che ristabilisca concretamente il primato del rapporto di lavoro a tempo indeterminato. La completa rivisitazione delle normative sull’immigrazione, a partire dall’abrogazione della legge Bossi-Fini e le chiusure dei CPT, basandosi sul pieno diritto di cittadinanza attiva e passiva e le norme sul diritto d’asilo. Questa politica del lavoro è una condizione importante per cambiare le scelte produttive del paese e ricostruire, finalmente, una politica industriale. Senza affrontare le questioni ambientali non si darà una risposta allo sviluppo tecnologico e produttivo. Energia, acqua, alimentazione, salute sono i terreni di sfida per l’Italia e per l’Europa. A maggior ragione, la spesa per grandi opere infrastrutturali si presenta come parassitaria ed antagonista con lo sviluppo, che è sostenibile o non è. Coerentemente, va ristabilito il primato di una scuola pubblica per far crescere conoscenza, cultura per la società nel suo insieme e non per l’impresa. La legge Moratti va abolita. Va cambiato il sistema dell’informazione italiana. Vanno difesi e vanno ristabiliti i principi fondamentali della separazione e dell’autonomia dei poteri, contro lo strapotere dell’esecutivo e del suo capo come contro una devolution che rappresenta la rottura della solidarietà nel Paese. Per queste ragioni, noi sottoscritti avanziamo la proposta che i partiti, le formazioni politiche e quelle sociali e di movimento che pongono alla base della loro esperienza e delle loro proposte politiche il primato della pace, dell’ambiente e della persona che lavora contro il dominio dell’economia e del mercato sulla base delle comuni proposte programmatiche, diano vita, nella parte proporzionale, a una lista unitaria che non metta in discussione né l’esistenza né l’autonomia delle singole forze politiche, né l’alleanza nei collegi uninominali di tutte le forze di opposizione. Facciamo appello ad una mobilitazione positiva della sinistra diffusa per la costruzione dal basso di un movimento per la lista comune delle sinistre di alternativa la quale sappia valorizzare i movimenti di questi anni e sappia rappresentare le ragioni e gli interessi del popolo della sinistra.
Paola Agnello Modica, Gian Paolo Patta e oltre 200 dirigenti della Cgil
INTERVENTO
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