Circola (senza molto successo in realtà) uno strano Appello promosso dalla cordata Pattiana in Cgil che, partendo da ovvietà da tutti condivisibili, ritiene di mettere in campo una (da loro presunta) originale proposta per una più efficace unità d'azione della sinistra politica.

Lo strano appello, per la ovvietà delle ragioni formali a cui fa riferimento, potrebbe essere ridotto alla frase fatta ... "Fuori piove, quindi ... compagni ... aprite l'ombrello". Che fuori piova lo sanno tutti e che per proteggersi occorra aprire l'ombrello non ce lo devono certo dire loro.
In altre parole, affermare che serve una maggiore unità e radicalità della sinistra nell'opposizione allo sfrenato liberismo non è affermazione originale e nuova, se rimaniamo nel campo delle affermazioni oggi in campo. Altra cosa è, ovviamente, la pratica e la coerenza con tale punto di vista, cosa assai più rara da trovare anche tra i numerosi lanciatori di appelli come quello di cui stiamo parlando.

Quello che stupisce e che rende veramente originale questo appello è che i suoi promotori (Patta + 200 sindacalisti) sembrano considerarsi come i veri ed autentici rappresentanti di una preoccupazione in realtà molto più diffusa di quanto loro pensino. Dall'alto di questa presunzione lanciano il loro allarme e la loro proposta salvifica che così si può riassumere .... "metiamoci assieme, PdCI, PRC, Verdi, movimenti, e quindi anche noi Pattiani e facciamo un listone unitario, con dentro tutti, nella quota proporzionale alle prossime elezioni".

Per capire la matrice ed il vero obiettivo di questa pensata occorre considerare alcune cose che non sono riconducibili solo allo scarno appello ma all'intero percorso che lo ha generato.

  • Da tempo la cordata Pattiana in Cgil si è organizzata come aggregazione sindacale che cerca di costruirsi anche una gamba politica. In questo senso i tentativi sono stati tanti, a partire dal fallimentare forum per le alternative. L'obiettivo è quello di utilizzare il peso che la cordata può vantare in materia di presenza negli apparati sindacali ed il fatto di potersi presentare ormai come un pezzo della maggioranza della Cgil (non più come una minoranza) per accreditarsi anche come soggettività politica indipendente ed autonoma dalle organizzazioni politiche già in campo, alle quali chiede semplicemente un riconoscimento, di cordata appunto. In pratica una riedizione del Patto per i posti siglato con Epifani, rivolto però ad alcune forze politiche per vedersi riconosciuti anche posti sugli scranni del parlamento.

  • Questa richiesta di riconoscimento come forza a sè, indipendentemente ed autonoma, poggia sulla presunzione della cordata di potersi presentare come autentica, unica ed efficace rappresentante del mondo del lavoro. Non è un caso infatti che il tormentone sollevato dalla cordata Pattiana in questi mesi abbia puntato ad evidenziare ed esagerare i pesanti limiti (che pure ci sono, sopratutto in alcune forze) della sinistra politica, cosidetta radicale, in materia di lavoro, vantando la rendita di posizione delle lotte promosse dalla Cgil contro il Governo Berlusconi come dimostrazione del fatto che "loro si .. sono stati bravi". Così facendo finiscono per teorizzare la fine della forma partito politico come strumento di emancipazione, elaborazione e rappresentanza di modelli diversi di società, mettendo la rappresetanza dei soggetti sopra a tutto questo.

In sostanza la deriva correntizia che tiene assieme la cordata Pattiana (ormai strutturata essenzialmente per mantenere i piedi un gruppo di potere fondato sulla presenza negli apparati sindacali e, chissà, domani anche politici) non riesce che a proporsi come soggetto contrattuale per aprire percorsi che, guarda caso finiscono tutti allo stesso modo .... quanti posti poro a casa.

Tutta la radicalità dei loro ragionamenti sul merito si svuota e si smaschera poi nei loro comportamenti concreti. Basti pensare a Patta che, tanto radicale è nel testo dei suoi appelli, quanto paurosamete moderato ed attento alle compatibilità capitalistiche da considerare un buon risultato la recente direttiva europea in materia di orario di lavoro. Per non parlare poi dell'appiattimento di molti dei firmatari l'appello su recenti accordi contrattuali, o dei silenzi sulla questione del trasferimento del Tfr ai fondi pensione. Anche sulla Pace e sulla guerra è bene stare attenti. Nessuno si dimentica che tra i firmatari di quell'appello (che oggi si dichiarano paladini dell'autonomia dai partiti e pacifisti della prima ora) ce ne sono molti che al tempo dei bombardamenti sulla Serbia se ne sono stati belli zitti (se non addirittura d'accordo) di fronte all'avventura bellica condotta dai vari Rizzo, Diliberto, D'Alema.

La loro presunzione è quindi mal riposta. Gli stessi limiti che essi denunciano nell'azione e nella coeranza delle forze politiche li rintracciamo pari pari nella loro stessa recente esperienza. Ma, come dicevamo, il merito c'entra poco, è la costruzione di un perorso che produca la possibilità per uomini della cordata Pattiana di essere candidabili alle politiche che conta.

Infatti, verso il PdCI, che non ha certo brillato in materia di coerenza sul Lavoro quando era al Governo, gli apprezzamenti non si sprecano, poichè questi si è dichiarato disponibile ad aprire le sue liste a uomini della cordata Pattiana, mentre non si specano di contro le critice al PRC, più diffidente e geloso della sua autonomia politica.

Tant'è che Patta, in una sua lettera al manifesto afferma "Se Rifondazione Comunista ha un progetto diverso da quelli che sono sul tappeto per affrontare i nodi oggettivi presenti nel quadro politico italiano, lo avanzi, ne ha tutte le possibilità. Quello che non è possibile accettare, almeno per gli altri soggetti al di fuori di Rifondazione Comunista, è che si indichino sempre strade che portano a vicoli ciechi ed all'impossibilità di agire.".

Orbene, per quanto ne sappiamo il PRC ha un progetto abbastanza chiaro che contiene tra l'altro:

  • l'abrogazione della legge 30

  • l'abrogazione della legge Moratti

  • l'opposizione sulla nuova normativa europea sugli orari di lavoro

  • l'opposizione al trasferimento del TFR ai fondi pensione

Per quanto ne sappiamo, la Cgil e con essa Patta

  • chiede l'abborgazione della legge 30 ma intanto ne gestisce la contrattualizzazione categoriale e territoriale

  • non ha mai fatto uno sciopero generale contro la legge Moratti

  • difende come la migliore che ci sia la nuova normativa europea sugli orari

  • è d'accordo al trasferimento del TFR ai fondi pensione

E Patta dovrebbe saperlo, non è lui il rappresentante di quella sinistra sindacale che si sta opponendo ai cedimenti Cgil su queste materie. Lui sta con Epifani e la maggioranza.

Il Compagno Patta invece di chiedere al PRC su quale programma si vuole muovere, dovrebbe invece spiegare perchè sui punti di questo programma  non è d'accordo.

Ma come dicevamo, la discussione e l'appello che la sostiene, non c'entra nulla col merito delle cose. Soni i posti in Parlamento il vero obiettivo.

 

17 settembre 2005

delegate e delegati del coordinamento RSU

 

Appello

            La partecipazione popolare alle lotte di questi anni ha rappresentato un contributo importante per determinare una condizione di crisi del governo di centro destra.

La partecipazione alle manifestazioni di Genova, gli scioperi e le grandi manifestazioni in difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, le iniziative per la pace e contro gli interventi militari in Afghanistan ed in Iraq, le mobilitazioni in difesa dell’autonomia della magistratura hanno espresso delle domande di cambiamento cui la politica è chiamata a rispondere.

Tutti questi momenti di lotta hanno avuto come motivazione iniziale la critica dei valori del pensiero dominante: è la natura, non il denaro, la fonte di ogni ricchezza; il lavoro non è una merce ma un processo tra essere umano e natura e tra esseri umani fondato sulla consapevolezza dei diritti e sulla responsabilità; la cooperazione e la solidarietà tra lavoratori, non l’impresa, sono le condizioni del progresso sociale; la democrazia va difesa ma anche diffusa verso il basso nei luoghi di lavoro e verso l’alto nelle istituzioni internazionali.

Esistono le condizioni per far vivere un movimento politico antiliberista, verde e rosso per dirla nel linguaggio più diffuso.

Ognuno dei punti di mobilitazione rappresenta un obiettivo di un programma comune: la scelta di confermarlo, condividerlo e proporsi di rappresentarlo in modo convergente rappresenta una svolta – che noi riteniamo matura – nella politica italiana.

Ognuno dei punti di lotta è oggi di grande attualità e segnerà il futuro della società italiana.

Il ritiro delle truppe militari italiane dall’Afghanistan e dall’Iraq propone la rinuncia alla guerra come continuità della politica, rifiuta l’esportazione della democrazia con le armi.

Ed oppone un’altra democrazia, quella che richiede la rottura del funzionamento oligarchico dei grandi istituti internazionali, della affermazione di una dimensione continentale della politica che vive sulla partecipazione e sul conflitto e non sui trattati internazionali, che conferma il carattere fondamentale della partecipazione popolare all’esercizio dei diritti attivi ed anche ai diritti passivi da cui è sempre più esclusa, che ritiene il diritto dei lavoratori a chiedere ed esercitare il voto sui contratti che decidono della sua prestazione professionale.

Va cancellata l’ignominia della mercificazione del lavoro imposta dalla legge 30, ma va affermata comunque una politica pubblica che ristabilisca concretamente il primato del rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

La completa rivisitazione delle normative sull’immigrazione, a partire dall’abrogazione della legge Bossi-Fini e le chiusure dei CPT, basandosi sul pieno diritto di cittadinanza attiva e passiva e le norme sul diritto d’asilo.

Questa politica del lavoro è una condizione importante per cambiare le scelte produttive del paese e ricostruire, finalmente, una politica industriale.

Senza affrontare le questioni ambientali non si darà una risposta allo sviluppo tecnologico e produttivo. Energia, acqua, alimentazione, salute sono i terreni di sfida per l’Italia e per l’Europa. A maggior ragione, la spesa per grandi opere infrastrutturali si presenta come parassitaria ed antagonista con lo sviluppo, che è sostenibile o non è.

Coerentemente, va ristabilito il primato di una scuola pubblica per far crescere conoscenza, cultura per la società nel suo insieme e non per l’impresa. La legge Moratti va abolita.

Va cambiato il sistema dell’informazione italiana.

Vanno difesi e vanno ristabiliti i principi fondamentali della separazione e dell’autonomia dei poteri, contro lo strapotere dell’esecutivo e del suo capo come contro una devolution che rappresenta la rottura della solidarietà nel Paese.

Per queste ragioni, noi sottoscritti avanziamo la proposta che i partiti, le formazioni politiche e quelle sociali e di movimento che pongono alla base della loro esperienza e delle loro proposte politiche il primato della pace, dell’ambiente e della persona che lavora contro il dominio dell’economia e del mercato sulla base delle comuni proposte programmatiche, diano vita, nella parte proporzionale, a una lista unitaria che non metta in discussione né l’esistenza né l’autonomia delle singole forze politiche, né l’alleanza nei collegi uninominali di tutte le forze di opposizione.

Facciamo appello ad una mobilitazione positiva della sinistra diffusa per la costruzione dal basso di un movimento per la lista comune delle sinistre di alternativa la quale sappia valorizzare i movimenti di questi anni e sappia rappresentare le ragioni e gli interessi del popolo della sinistra.

 

Paola Agnello Modica, Gian Paolo Patta e oltre 200 dirigenti della Cgil

 

INTERVENTO
C'è bisogno di una sinistra unita, a partire dal lavoro
GIAN PAOLO PATTA*
La ripresa dopo le vacanze estive presenta un notevole protagonismo da parte delle forze di centro della politica italiana, sia del centro del centro sinistra che del centro del centro destra. E' assai probabile che intorno all'ipotesi di ricostruzione di una forza di sinistra si stiano muovendo e si muoveranno forze importanti della società. Molto probabilmente non avremo delle novità prima delle elezioni politiche, ma appare evidente che un percorso è tracciato e dei rapporti si stanno intrecciando.

I riflessi sul programma del futuro governo, anche qualora (auspicabilmente) fosse di centro sinistra, saranno notevoli; già si parla di affrontare i nodi dell'economia in maniera bipartisan.

Come sindacalista e come dirigente della Cgil, non posso che essere preoccupato, perché un programma fortemente sbilanciato verso il centro entra in contrasto, in tutta evidenza, con le tesi programmatiche espresse unitariamente dalla Cgil per il quindicesimo congresso.

Il dato più preoccupante non sono i legittimi rapporti che si stanno realizzando nel centro, ma è l'assenza di una forza di sinistra.

Verosimilmente in Italia abbiamo la sinistra più debole di tutta Europa e in prospettiva c'è ulteriore marginalità: questo nonostante abbiamo alle spalle alcuni anni di grandi movimenti di massa su temi molto qualificati, dalla pace alla democrazia, ai diritti.

Emerge in Italia una sostanziale incapacità di dare rappresentanza a questi movimenti, a questo sentire diffuso tra la gente, in maniera particolare tra i lavoratori e i giovani. Le responsabilità della classe politica italiana sono assolutamente enormi. Non riescono ad avanzare nessun progetto credibile di superamento di questa situazione.

E' per questo che come sindacalisti, più di 200 dirigenti sindacali della Cgil, abbiamo avanzato un appello per una lista unitaria della sinistra, dopo un anno e mezzo di ricerca intorno a temi programmatici che hanno trovato il consenso di forze presenti nei Ds, in Rifondazione Comunista, nel Pdci, nei Verdi, nei girotondi ed in altri soggetti dei movimenti.

Sarebbe un segnale forte fare in modo che la battaglia politica del futuro non si svolga solo tra il centro ed altri settori liberal - democratici dello schieramento politico italiano, ma debba fare i conti con una forte sinistra che intende riorganizzarsi e ritornare ad essere una sinistra alla pari con quelle del panorama politico europeo. Positiva - in questa situazione- è la disponibilità manifestata da una forza come i Verdi per una lista unitaria di tutte le sinistre alternative. E' un fatto nuovo, perché in tutti questi anni i Verdi hanno sempre orgogliosamente ribadito la propria identità e la propria differenza rispetto al resto della sinistra della politica italiana.

Non è ancora una proposta di riorganizzazione della sinistra, ma è un passo importante per verificare la fondatezza di un percorso unitario non solo in astratto, ma concretamente, tra gli elettori ed i cittadini di questo Paese.

Dispiace che a questa disponibilità nuova dei Verdi e alla conferma della disponibilità del PdC continui il diniego per una nuova progettualità da parte di Rifondazione Comunista.

Dopo l'esperienza del Forum, dopo l'esperienza della casa di conversazione delle sinistre, al dunque c'è un rifiuto a qualsiasi tipo di progetto, sia che questo parta dal soggetto politico, così come è stato definito, sia che parta dai movimenti.

Mi pare non ci sia nessuna volontà, non solo di rimettersi in discussione, ma anche di iniziare un percorso insieme ai movimenti sociali e agli altri partiti.

L'esperienza di una lista unitaria non è impegnativa per un nuovo soggetto politico, nè risolve certo i nodi strategici, ma sostiene i punti programmatici «condivisi» di questi anni non solo nei documenti, ma anche dai movimenti.

Trovo pienamente legittimo che Fausto Bertinotti chieda i voti a tutta la sinistra nelle primarie, quello che trovo strano è che possa chiedere i voti senza indicarsi come leader - e ne avrebbe tutte le ragioni per poterlo fare - e senza indicare un progetto valido per tutta la sinistra che si intende rappresentare.

Credo che occorra procedere ancora in questa direzione per un chiarimento. Se Rifondazione Comunista ha un progetto diverso da quelli che sono sul tappeto per affrontare i nodi oggettivi presenti nel quadro politico italiano, lo avanzi, ne ha tutte le possibilità. Quello che non è possibile accettare, almeno per gli altri soggetti al di fuori di Rifondazione Comunista, è che si indichino sempre strade che portano a vicoli ciechi ed all'impossibilità di agire.



*Segretario confederale Cgil