Il reato di " Lesa Maesta' " ai tempi di Lavoro e Società

Il Compagno Nicolosi (coordinatore lombardo di Lavoro e Società) ha emesso la sua ennesima condanna (leggi il comunicato inviato alle agenzie di stampa, poi pubblicato anche sulla rivista di LSCR) contro l'eresia ed il reato di lesa maestà nei confronti di un giornalista, colpevole di aver riferito (con un articolo uscito il 6 settembre) in modo distorto e sbagliato sulla riunione del direttivo nazionale della Cgil tenutosi il giorno 5 settembre scorso.

Il diritto alla critica non è ovviamente in discussione, ma in questo caso particolare si propone una seria riflessione poichè non è la prima che da lavoro e Società (ed in particolare da Nicolosi) si scaglia contro giornalisti di Liberazione e del Manifesto colpevoli, a sentir loro, di distorcere o mettere in cattiva luce il pensiero di Lavoro e Società. Viene quindi da domandarsi quali siano le ragioni (e gli obiettivi) di questo accanimento.

Proviamo a mettere assieme le cose.

Il giorno 6 settembre 2005 su Liberazione appare un articolo sul direttivo nazionale Cgil, tenutosi il giorno prima. In questo articolo, all'interno del resoconto sullo svolgimento del direttivo, si dicono alcune cose:

  • Si dice che, incalzato dagli interventi di Rinaldini e Cremaschi, Epifani interviene chiarendo che il "Patto tra i 12 segretari" (quello che garantisce a Lavoro e Società gli stessi posti nelle segreterie e negli apparati in cambio dello scioglimento dell'area) è da intendersi come un documento di orientamento, una raccomandazione, non vincolante per i centri regolatori della Cgil. A ciò replica G.Paolo Patta (LSCR) che invece sostiene il carattere vincolante di quel Patto e ne pretende l'applicazione rigida. Rinaldini, per la Fiom, afferma che in Fiom quel Patto non troverà applicazione.  Dire che in materia ci sia quindi poca chiarezza in Cgil, e che su quel Patto ancora ci si troverà a discutere è cosa ovvia e conseguente, dov'è l'errata e volutamente distorta cronistoria dei fatti ?.

  • Si dice che il documento congressuale sarà unico ed a tesi e che sono state presentate tre tesi alternative, due sulla democrazia (una di LSCR ed una di Rinaldini ed altri) ed una sulla contrattazione (presentata da Rinaldini ed altri). Le due tesi sulla democrazia differiscono ovviamente su diverse cose (altrimenti non sarebbero distinte) ed in particolare divergono in materia di referendum. La tesi presentata da LSCR introduce il referendum come strumento a cui ricorrere o per decisione delle organizzazioni o per richiesta dei lavoratori, attraverso la raccolta di un adeguato numero di firme. La tesi di Rinaldini ed altri, propone invece di introdurre il referendum come prassi vincolante che  i lavoratori hanno il diritto di utilizzare per esprimere il loro consenso su piattaforme ed accordi. In pratica la tesi di LSCR sposa le proposte di Alleva (ufficio giuridico Cgil) che a suo tempo aveva presentato una sua ipotesi per verificare la possibilità di un consenso (una mediazione) con CISL e UIL. La tesi di Rinaldini ed altri ritiene il diritto dei lavoratori al referendum un diritto a prescindere, non disponibile come materia di mediazione tra gli interessi delle organizzazioni. Certo non può essere considerato un peccato far notare la differenza, non certo insignificante, tra questi due aprocci.

  • Infine si dice che Cremaschi, ha comunicato la sua (e di altri) intenzione di costituire in CGIL un'area programmatica.

Il resoconto ci pare poco contestabile nel merito, ma nel suo comunicato Nicolosi taccia questo articolo come "prodotto dalla fantasiosa penna del solito “giornalista”- tanto ideologiche e strumentali quanto false."

Il fatto poi che un giornale racconti dei dissapori aperti ormai da un anno, tra Lavoro e Società con la Fiom, non dovrebbe stupirlo. Anche il Sole 24 ore ha fatto i suoi articoli sulla vicenda, e basterebbe andare sul sito internet di  LSCR per vedere i materiali di questa polemica

In realtà Nicolosi sembra dispiaciuto che il suo giornale (Nicolosi si presenta nel comunicato anche come componente del comitato politico nazionale di Rifondazione) non sostenga appieno la scelta di Lavoro e Società di considerare questo congresso CGIL come portatore di una svolta vera e definitiva per il superamento della concertazione, cosa che, nel suo ragionamento, giustificherebbe la scelta di LSCR di sciogliersi di fatto nella maggioranza.. Non è un caso che, come si vede dal suo comunicato, sostenga che questa doveva essere l'informazione corretta che il giornale doveva dare del direttivo Cgil e non, invece, il resoconto di come la riunione del direttivo era andata. Praticamente si dispiace che il giornale non abbia fatto propaganda al suo punto di vista.

Ma questo è un problema che Nicolosi (che volutamente e pomposamente presenta la sua critica come componente il comitato politico del PRC) dovrebbe affrontare e risolvere nel dibattito interno al suo partito, con le posizioni del quale sembra non andare d'accordo, e non certo con attacchi al suo Partito per via di agenzie di stampa. In quanto esponente sindacale (Nicolosi si presenta nel suo comunicato anche come membro del direttivo nazionale della Cgil) dovrebbe accettare l'idea che altri non la pensino come lui e smetterla di tacciare chi è critico come  sostenitore di falsità oppure come orditore di complotti..

Ma a questo metodo più linciatorio che politico Nicolosi non è nuovo. Già nel maggio scorso si era irretito perchè su Liberazione era apparso un articolo che criticava la posizione della CGIL in materia di nuova normativa europea sugli orari di lavoro. Una critica per altro identica a quella che la stessa FIOM nazionale aveva avanzato vedendo in quella normativa, e nella posizione della Cgil un rischio di ulteriore deregolamentazione degli strumenti di controllo e contrattazione della prestazione lavorativa e sulla distribuzione degli orari di lavoro, a scapito di un aumento della flessibilità e dell'intensità di lavoro. L'irritazione era stata tanta che Nicolosi aveva inviato (in qualità di coordinatore di LSCR)  a tutti i delegati della Lombardia una nota in cui si denunciava il giornale di faziosità nel riferire i contenuti di quella intesa (ovviamente difesa da Lui) e della posizione della Cgil (da Lui considerata avanzatissima). In realtà Liberazione (come anche il Manifesto) rendeva conto delle diverse critiche a quell'intesa, anche da dentro la Cgil e del fatto che G.Paolo Patta (Coordinatore nazionale di LSCR) difendeva invece quell'intesa valorizzando il ruolo sostenuto dalla Cgil.

Nel mese di luglio, analogo tormentone era stato aperto nei confronti del Manifesto per via di un articolo che informava del Patto tra i 12 segretari che garantirebbe a Lavoro e Società abbondanti tutele di posizione in occasione del prossimo congresso. A quell'articolo si rispondeva con una lettera al direttore ancora da parte di Nicolosi (LSCR) che come al solito taccia l'articolo a lui sgradito come falso nei contenuti.

A tirare una sintesi si può facilmente osservare lo strano comportamento di Nicolosi che vantando le innumerevoli cariche che ricopre (non si dimentica mai di citarle) nel sindacato e nel partito a cui è iscritto non trova altro mezzo per fare politica che urlare al complotto, in questo caso ordito da lavoratori dell'informazione, che distorcerebbero la realtà.

Il compagno Nicolosi è sicuramente libero di fare critica a chi vuole ma dovrebbe almeno accettare l'idea che, così come lui difende le scelte che la Cgil ha fatto (ad esempio in materia di normativa europea sugli orari), così come lui difende la bontà del vergognoso patto di potere siglato tra LSCR e maggioranza Cgil, così come lui ritiene che la tesi congressuale di LSCR sulla democrazia sia meglio di quella presentata da Rinaldini, altri la pensino diversamente. Ed è sulla diversità delle opinioni che deve sapersi confrontare (se ha gli argomenti) e non urlando al complotto ed alle falsità dell'informazione.

Se Nicolosi, quando parla come membro del comitato politico nazionale del PRC, ha da dispiacersi che il Partito in cui milita non la pensi esattamente come lui su diverse cose non deve far altro che aprire la discussione nel suo Partito sul merito delle cose e non sulla legittimità di questo ad esprimere la sua visione critica delle cose.

Se invece, quando parla come esponente di LSCR, si dispiace che parte della sua area programmatica regionale abbia deciso di uscire da Lavoro e Società per sostenere le posizioni congressuali avanzate da Rinaldini, dovrebbe farsene una ragione. Ci sono profonde ragioni di disaccordo sulla recente linea di LSCR e sul come lui, ed il gruppo regionale dell'area, hanno gestito l'area regionale della Lombardia.

 

8 settembre 2005

Coordinamento Rsu

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COMUNICATO STAMPA di Nicolosi Nicola

DIRETTIVO NAZIONALE E CONGRESSO CGIL: BUGIE E FALSITA’ DI “LIBERAZIONE”

Intervengo in qualità di componente del Comitato Politico Nazionale di Rifondazione, del Comitato Direttivo Nazionale della CGIL e di Coordinatore di Lavoro Società della Lombardia, a proposito dell’articolo sulla CGIL apparso su Liberazione di oggi, martedì 6 settembre.

Per l’ennesima volta mi spiace dover assistere sul nostro giornale, a proposito delle vicende interne alla CGIL e relative al suo percorso congressuale, allo stravolgimento della realtà e ad interpretazioni -guarda caso sempre prodotte dalla fantasiosa penna del solito “giornalista”- tanto ideologiche e strumentali quanto false.

In quell’articolo si sarebbe dovuto leggere di una CGIL che si appresta a vivere, con grande autonomia e con rinnovata unità, attrezzata di forti contenuti programmatici e di tesi molto avanzate, una fase congressuale intensa, nel quadro di crisi economica e sociale che conosciamo.

Questa sarebbe stata la giusta interpretazione della riunione del Direttivo del 5 settembre.

Ma così non è stato, e c’è stato offerto un quadro irreale della qualità e del livello del confronto che non rende giustizia a nessuno - tantomeno a quelli che si intendeva sostenere- con l’unico obiettivo di rafforzare strumentalmente un progetto teso a ridimensionare politicamente l’area programmatica di Lavoro Società e a minare la credibilità e il prestigio del suo Coordinatore Nazionale. Si tenta così di disconoscere il ruolo e la funzione di LS nella tenuta della linea della Cgil negli ultimi anni e nella costruzione di un congresso unitario su tesi così avanzate su tutti i grandi temi politici e sociali.

In merito a quanto scritto:

1- sulla composizione della Commissione di Garanzia nazionale – a falsità si aggiunge falsità - non si vede quale sia stata la discriminazione, visto che le presenze, su nove componenti, sono equilibrate e rappresentative delle tesi proposte; infatti i presentatori delle tesi 8 e 9 sono due.

2- il Segretario Generale, nel suo intervento, ha ampiamente confermato e valorizzato i processi congressuali avviati e sanciti nel documento d’intenti dei dodici segretari.

3- infine, in merito alla tesi alternativa sui temi della democrazia, sfugge totalmente al giornalista che in primis è stata depositata da Lavoro Società; successivamente ne è stata presentata un’altra e a nulla è valso il tentativo di Lavoro Società di procedere ad un accorpamento.

La nostra tesi 9, qualitativamente diversa da quella di Rinaldini sul percorso democratico e sull’utilizzo del referendum, è l’unica che contiene la richiesta- in coerenza con la battaglia di questi anni della Cgil- l’estensione dell’articolo 18 a milioni di lavoratori e a centinaia di migliaia di posti di lavoro, questione pregnante rispetto all’esercizio dei diritti.

Di fronte a tutto questo l’articolo di Liberazione, dimostrando ignoranza rispetto agli avvenimenti in corso e non conoscenza della realtà, produce un effetto grottesco e persino offensivo.

In quale piatto si vuol mettere i piedi parlando di “ruggine” tra Lavoro Società e Fiom, di “allontanamenti” di compagni che hanno invece consapevolmente scelto di uscire da LS per altri progetti ed altre idee?

Col XV° congresso si avvia un confronto politico che sarà decisivo per il futuro della Cgil e della stessa sinistra sindacale, e su questo non c’è “ruggine” ma idee, ipotesi e analisi della fase divergenti, anche se questo non ha mai fatto venir meno il pieno sostegno alle lotte della Fiom.

Fare false dietrologie non solo non serve, ma rischia di essere pericoloso per l’intera sinistra, che sta cercando un suo baricentro e che ancora, a mio parere, non si è dislocata adeguatamente nella direzione di un confronto fecondo con i contenuti avanzati di cui è portatrice la Cgil.

Sesto San Giovanni 6 settembre 2005                        

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il testo integrale della "lettera di intenti", ossia l'accordo con cui la maggioranza si impegna a tutelare i posti in apparato, nelle segreterie e nei Comitati direttivi agli esponenti della ex minoranza di sinistra sindacale in Cgil, in cambio della loro adesione al documento unitario per il prossimo congresso CGIL ed al conseguente scioglimento dell'area programmatica.

 

In rosso i commenti a cura del Coordinamento RSU

 

DOCUMENTO D’ INTENTI  SOTTOSCRITTO DAI DODICI SEGRETARI CONFEDERALI

 

1.      Con l’avvio del XV Congresso inizia una fase nuova e diversa nella vita democratica della CGIL;  ci sono oggi le condizioni politiche per superare la modalità dell’articolazione democratica, iniziata al XII Congresso, basata sull’alternatività delle mozioni congressuali.

2.      Tale percorso, assai importante per la vita della Confederazione, va affrontato e governato con grande senso di responsabilità, garantendo innanzitutto che venga vissuto da tutte e da tutti come uno straordinario momento di unità e di protagonismo di ognuno.

3.      Questa fase vivrà in tutto il percorso congressuale, sarà sancita nei Congressi di ogni istanza e avrà il suo compimento alla conclusione del Congresso nazionale.

Praticamente, in questi primi capitoli dell'accordo, la maggioranza della CGIl e la sua ex minoranza, sottolineano il reciproco accordo a confluire in un documento unitario al prossimo congresso, e ad avere il massimo rispetto per il protagonismo di ognuna della parti contraenti l'accordo, quasi fossero le uniche sensibilità presenti in Cgil. Di fatto è la premessa al "Patto di cartello" per ridurre gli spazi a qualsiasi altra sensibilità di esprimersi e di vivere nel congresso Cgil, a salvaguarda esclusiva dei soggetti contraenti l'accordo.

4.      Per questo occorre che le platee congressuali e la stessa definizione dei gruppi dirigenti – Comitati direttivi e Segreterie – in occasione dei singoli congressi,  sia assolutamente rispettosa delle proporzioni di rappresentanza definiti al precedente Congresso e del percorso verso la costruzione di una nuova unità deciso dell’area programmatica Lavoro e Società, compresa la conferma, in questa fase, dell’esercizio del diritto di proposta e la continuità di esistenza  come area programmatica, successivamente al Congresso nazionale, secondo le delibere regolamentari della Cgil.

Una palese trasgressione dello Statuto Cgil e del regolamento congressuale.
Lo statuto della Cgil afferma che "Tutte le iscritte e gli iscritti sono elettori e possono accedere alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza; il voto è personale, o a mezzo delegati, eguale e libero" . Conseguentemente anche il regolamento congressuale prevede che tutti gli iscritti siano liberi di concorrere ad essere eletti come delegati per partecipare al congresso, e ciò avviene attraverso diversi meccanismi, dal congresso di base a quello nazionale.
Ma in barba a questi principi democratici, l'interesse dell'apparato di Lavoro e Società è tale da arrivare a chiedere alla maggioranza un accordo per blindare il congresso, a decidere ancora prima che i congressi partano come saranno formate le platee congressuali e quanti posti la maggioranza si impegna a garantire a Lavoro e Società.
Praticamente, mentre gli iscritti si aspettano di poter partecipare al congresso con la discussione e con la possibilità di eleggere le platee congressuali che dovranno poi decidere i nuovi gruppi dirigenti, succede che, 12 segretari ormai in scadenza e l'ex sinistra sindacale (ormai di fatto in scioglimento)  pretendano di decidere tutto prima e sulle loro teste, al solo scopo di garantire la tenuta dell'accordo politico tra le rispettive cordate.
Non solo, per tutelare meglio gli interessi della ex sinistra sindacale, e per ripagarla della decisione di sciogliersi e di passare alla maggioranza, a questa viene lasciato anche il diritto di proposta e la possibilità di continuare ad esistere ed a essere riconosciuta ufficialmente come una delle correnti della maggioranza. Di fatto si sancisce la predetrminazione del risultato congressuale, facendo addirittura apparire inutile lo stesso percorso congressuale che, se questo accordo dovrebbe rimanere valido, sarebbe già stato tutto deciso.

A riprova dell'importanza che questo accordo ha per i soggetti contraenti sta inoltre la loro "alleanza", nel corso del direttivo Cgil dello scorso 18 luglio nel quale la maggioranza e l'ormai ex sinistra sindacale di Lavoro e Società hanno votato assieme contro la richiesta avanzata da altre soggettività (Rinaldini della Fiom per fare un esempio) che chiedevano di poter collegare l'elezione dei delegati al congresso al voto sui contenuti di eventuali tesi alternative. Questa votazione, in se un fatto gravissimo ed antidemocratico, è significativa della deriva che il gruppo dirigente di Lavoro e Società ha intrapreso da tempo. Proprio l'ex sinistra sindacale Cgil, che è potuta esistere grazie solo alla battaglia di tanti (delegate e delegati Rsu) per il riconoscimento delle diverse pluralità, è ora complice di una manovra (l'accordo dei 12 segretari ed il voto nel direttivo Cgil del 18 luglio) che di fatto uccide il pluralismo e la sua possibilità di espressione congressuale, affermando (in accordo con la maggioranza) che l'unica sensibilità e l'unico pluralismo che può essere rappresentato e tutelato sono loro. Ci siamo abituati a vedere di tutto negli ultimi anni di Lavoro e Società (dalla firma e dalla difesa di accordi al ribasso, alle aperture su legge 30 ed orario di lavoro) ma questo decadimento ha ora assunto connotati definitivi proprio sul come il loro pragmatismo (altra parole per dire opportunismo) li ha portati a deformare ed a piegare unicamente sui loro interessi il concetto di democrazia sindacale. Un decadimento evidente proprio nell'arroganza con cui questi schiacciano (in accordo con la maggioranza) il diritto di espressione congressuali di pluraismi e sensibilità diverse, e dall'altra intascano un accordo che tutela l'esistenza della loro cordata indipendentemente dal voto degli iscritti al congresso.

Inoltre. C'è una bella ed ulteriore arroganza nell'impegno assunto nell'accordo dei 12 segretari confederali quando si afferma .. " Per questo occorre che le platee congressuali e la stessa definizione dei gruppi dirigenti – Comitati direttivi e Segreterie – in occasione dei singoli congressi,  sia assolutamente rispettosa delle proporzioni di rappresentanza definiti al precedente Congresso e del percorso verso la costruzione di una nuova unità deciso dell’area programmatica Lavoro e Società" . Chi l'ha detto che i consensi che Lavoro e Società ha avuto nel precedente congresso ci siano ancora tutti. Gran parte della precedente platea congressuale che ha permesso a Lavoro e Società di esistere non si riconoscono più in questo gruppo dirigente. Per quale ragione, allora, a Lavoro e Società viene oggi garantito dalla maggioranza la stessa percentuale del precedente congresso, senza verifica alcuna sull'attuale effettivo grado di consenso e di rappresentatività di questo gruppo dirigente che, per altro, ha proceduto all'accordo con la maggioranza senza averne avuto, nè tanto meno cercato,  il mandato dalla sua base congressuale. Nell'accordo si cita ...  "percorso verso la costruzione di una nuova unità deciso dell’area programmatica Lavoro e Società". Deciso da chi e quando ??? Sappiamo solo che ci sono state riunioni ristrette, quasi solo degli apparati dell'area e che l'unica assemblea nazionale (se mai la si può chiamare assemblea) è convocata per settembre, cioè a giochi fatti.

5.      La maggioranza espressa del XIV Congresso si assume, perciò, la responsabilità di garantire che nelle fasi congressali che precedono il Congresso nazionale viva pienamente lo stesso  diritto di proposta esercitato finora da Lavoro e Società.

Qui la maggioranza esplicita chiaramente il suo ruolo di garante affinchè nel percorso congressuale venga garantito all'ex sinistra sindacale in Cgil (ormai ridottasi a mera cordata Pattiana) la possibilità di mantenere il peso che questa rivendica. Praticamente una dichiarazione di rispetto del Patto realizzato tra le due sensibilità, e quindi di inutilità del congresso. Con questa dichiarazione si pone infatti una compromettente pietra tombale sulla trasparenza del percorso congressuale, e sul riconoscimento del ruolo che gli iscritti dovrebbero avere, almeno una volta ogni quattro anni, nella verifica e nella elezione dei suoi gruppi dirigenti.
All'ex sinistra sindacale Lavoro e Società, viene di fatto riconosciuto un immeritato e non statutariamente previsto "Diritto di proposta" che, se aveva senso e dignità anche statutaria, in presenza di documenti alternativi, perde ogni ragione di esistere nella misura in cui questi hanno deciso di sciogliersi nella maggioranza Cgil. Di Fatto, e questo è gravissimo, viene riconosciuto ad una corrente della nuova maggioranza, quanto è statutariamente previsto solo per le aree programmatiche congressuali. Così facendo si apre un pericoloso precedente al ritorno ad una Cgil organizzata per correnti organizzate.

6.    Con la conclusione di tutti gli atti relativi al XV Congresso si sanzionerà la piena unità programmatica della Confederazione e verrà meno, perciò, la ragione del mantenimento del diritto di proposta. Pertanto, alla selezione dei gruppi dirigenti, compreso l’incarico di Segretario Generale ai vari livelli, parteciperanno anche le compagne e i compagni di Lavoro e Società, in quanto, a pieno titolo componenti della nuova maggioranza congressuale.

Qui tutto diventa evidente. Alla fine di scopre che l'obiettivo è quello di dare un contentino all'apparato di Lavoro e Società per garantirsi il suo scioglimento come area programmatica e la sua ufficiale entrata nella maggioranza. Hanno un bel dire, i compagni di Lavoro e Società, nel sostenere che la loro area non si scioglierà. Lo stesso accordo da loro voluto e sottoscritto lo sta a sanzionare con estrema chiarezza ed efficacia. Quindi appare evidente che tutto l'impegno a mantenere in piedi l'area in questi mesi che ci separano dalla conclusione del congresso è funzionale solo a rendere esigibili i benefici dell'accordo per l'apparato dell'area, dopo di che ogni legame anche solo formale con l'esperienza precedente ed i delegati che l'hanno sostenuta, sparirà definitivamente.

7. Le compagne e i compagni firmatari di questo documento si rendono garanti della piena realizzazione dell’insieme di questo processo politico e impegnano, allo stesso fine, in particolare, le compagne e i compagni dei Centri regolatori.

Col capitolo conclusivo si smonta anche l'ipocrisia presente nel titolo "documento di intenti sottoscritto dai 12 segretari confederali". Se di una lettera di intenti si tratta, questa non dovrebbe avere alcun valore ai fini dell'effettivo risultato che si promette di realizzare. Ma che senso ha questo "rendersi garanti" da parte di una segreteria ormai dimissionaria ad impegnare i centri regolatori alla realizzazione degli impegni sopra assunti?. E che senso ha allegare ciò ad un regolamento congressuale che, unico e solo, dovrebbe regolare il percorso congressuale, e che questo accordo pre congressuale di fatto contraddice e svilisce? Se ciò fosse lecito chiunque, allora, basta che sia iscritto alla Cgil, potrebbe, con pari dignità dei 12 segretari, contrarre una lettera di intenti dove uno promette un posto all'altro ed allegarlo al regolamento. Ma in realtà, come si vede dal contenuto e dal tono perentorio del documento, non si tratta di un documento di intenti, ma di un vero e proprio accordo per predeterminare il congresso, quindi impugnabile sul piano statutario ed illegittimo sul piano del codice civile per un sindacato, che non è una SPA nè tanto meno un'ente di diritto privato, ma una libera associazione nella quale ogni iscritto ha, nella possibilità di contare e decidere, pari dignità di Epifani e di Patta. Non lo diciamo noi ma lo Statuto della CGIL.

Ma della bontà e della validità di questo accordo, sulla necessità che venga dichiarato illegittimo  e reso inagibile a fronte della sua palese illegatlità e mancanza di rispetto verso la partecipazione libera degli iscritti nel percorso congressuale e del loro diritto di esprimere liberamente il loro voto partecipando così senza predeterminazione alcuna alla costruzione dei propri gruppi dirigenti, se ne parlerà ancora nelle prossime settimane, su tutti i piani con cui l'argomento può essere affrontato.
E' chiaro comunque che tale palese violazione dei principi di democrazia, trasparenza e partecipazione che dovrebbero informare il percorso congressuale di un sindacato, sarà anche oggetto, all'avvio dei congressi di base, di ordini del giorno da far votare nelle assemblee, che ne denuncino l'antidemocraticità e ne richiedano l'eliminazione.

PS: Notate la data in calce all'accordo. L'accordo per la spartizione delle platee congressuali, nei posti nei CD e nelle segreterie è stato fatto un mese fa. Tenuto quindi segreto fino all'ultimo. Se non è trasparenza e democrazia questa ...............

 

Roma, 27 giugno 2005

 

Guglielmo Epifani - Gian Paolo Patta - Paola Agnello Modica - Carla Cantone - Titti Di Salvo - Fulvio Fammoni - Mauro Guzzonato - Marigia Maulucci - Paolo Nerozzi - Achille Passoni - Morena Piccinini - Nicoletta Rocchi

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Cgil, congresso per quote
Sarà unitario: la minoranza entrerà nella maggioranza ma con posti garantiti
LORIS CAMPETTI - MANIFESTO DEL 22 LUGLIO 2005


Sarà un congresso plurale, per tesi. Finalmente la Cgil arriva al suo appuntamento più importante con un impianto unitario e non più, come tradizione, su mozioni contrattuali contrapposte che storicamente rappresentavano componenti organizzate, se non correnti comunque aree programmatiche. In un "documento di intenti" sottoscritto da tutti e 12 i segretari confederali dell'organizzazione e distribuito ieri alle strutture della Cgil si legge: "Con l'avvio del XV Congresso inizia una fase nuova e diversa nella vita democratica della Cgil; ci sono oggi le condizioni per superare la modalità dell'articolazione democratica, iniziata al XII Congresso, basata sull'alternatività delle mozioni congressuali". Si tratta di un'innovazione importante che dovrebbe consentire un confronto libero e pluralista sui contenuti, non ischeletrito da posizioni precostituite e dunque da contrapposizioni tra diverse appartenenze, a cui seguiva al termine del Congresso una votazione in base alla quale venivano attribuite quote proporzionali al consenso raccolto, tanto dalla maggioranza quanto dalla/e opposizione/i. Su questo principio si eleggevano i nuovi gruppi dirigenti, a tutti i livelli dell'organizzazione. Il congresso per tesi apre perciò la porta a una riflessione libera, in una stagione difficile per le organizzazioni sindacali in tutto il mondo.

Ma nel "documento di intenti" si trovano alcuni passaggi che non possono non sembrare contraddittori. Dopo aver affermato che il nuovo percorso democratico "va affrontato e governato con grande senso di responsabilità, garantendo che venga vissuto da tutte e da tutti come uno straordinario momento di unità e di protagonismo di ognuno", si fissano (o meglio si propongono, trattandosi di un documento di intenti e non di una deliberazione della segreteria) alcune regole: "Occorre che le platee congressuali e la stessa definizione dei gruppi dirigenti - comitati direttivi e segreterie - in occasione dei singoli congressi, sia assolutamente rispettosa delle proporzioni di rappresentanza definiti al precedente Congresso e del percorso verso la costruzione di una nuova unità deciso dall'area programmatica Lavoro e società, compresa la conferma, in questa fase, dell'esercizio del diritto di proposta e la continuità di esistenza come area programmatica, successivamente al Congresso nazionale, secondo le delibere regolamentari della Cgil... Pertanto alla selezione dei gruppi dirigenti, compreso l'incarico di Segretario Generale ai vari livelli, parteciperanno anche le compagne e i compagni di Lavoro e società, a pieno titolo componenti nella nuova maggioranza congressuale".

Tradotto dal sindacalese, il concetto si potrebbe riassumere così: il congresso è unitario, per tesi, senza contrapposizioni tra mozioni generali. Ma siccome prima c'era una maggioranza e una minoranza che ora si riuniscono dentro una sola maggioranza, bisognerà garantire alla minoranza le quote di spettanza. Quali, se non si vota per mozioni alternative? Quelle sanzionate dallo scorso congresso (rendita di posizione). Ma allora, non è neppure previsto che la discussione congressuale possa modificare le posizioni individuali e collettive di provenienza? O che si formino, sulle singole questioni, nuove maggioranze e nuove opposizioni? Anche perché al congresso saranno presentate non mozioni ma tesi alternative su alcuni punti. Per esempio, che senso ha che, alla luce di questo accordo, il capo della minoranza che diventerà maggioranza (Gian Paolo Patta, leader di Lavoro e società), abbia già annunciato la presentazione di una tesi alternativa, guarda un po' proprio sulla democrazia?

Le conseguenze di questo impianto congressuale, nei territori e nelle categorie, prefigurano uno scenario che di democraticamente alternativo ha ben poco. Solo per fare un esempio, con una lettera "Alle Compagne/ai compagni del direttivo Fiom Cgil Marche - Area congressuale programmatica Lavoro società-cambiare rotta", la coordinatrice dell'area chiede a ciascuno di ribadire la fedeltà alla componente: "Nel caso nei prossimi giorni non dovessi ricevere da te alcuna comunicazione, dovrò considerarti, mio malgrado e con grande rammarico, non più appartenente all'area...". In parole povere, sei fuori quota. Segue un prestampato ("Il sottoscritto/a...") per l'adesione, su cui è richiesta la firma dell'adepto.

Il congresso della Cgil non inizia nel modo migliore.
 

Cgil, congresso per quote
Sarà unitario: la minoranza entrerà nella maggioranza ma con posti garantiti
LORIS CAMPETTI - MANIFESTO DEL 22 LUGLIO 2005


Sarà un congresso plurale, per tesi. Finalmente la Cgil arriva al suo appuntamento più importante con un impianto unitario e non più, come tradizione, su mozioni contrattuali contrapposte che storicamente rappresentavano componenti organizzate, se non correnti comunque aree programmatiche. In un "documento di intenti" sottoscritto da tutti e 12 i segretari confederali dell'organizzazione e distribuito ieri alle strutture della Cgil si legge: "Con l'avvio del XV Congresso inizia una fase nuova e diversa nella vita democratica della Cgil; ci sono oggi le condizioni per superare la modalità dell'articolazione democratica, iniziata al XII Congresso, basata sull'alternatività delle mozioni congressuali". Si tratta di un'innovazione importante che dovrebbe consentire un confronto libero e pluralista sui contenuti, non ischeletrito da posizioni precostituite e dunque da contrapposizioni tra diverse appartenenze, a cui seguiva al termine del Congresso una votazione in base alla quale venivano attribuite quote proporzionali al consenso raccolto, tanto dalla maggioranza quanto dalla/e opposizione/i. Su questo principio si eleggevano i nuovi gruppi dirigenti, a tutti i livelli dell'organizzazione. Il congresso per tesi apre perciò la porta a una riflessione libera, in una stagione difficile per le organizzazioni sindacali in tutto il mondo.

Ma nel "documento di intenti" si trovano alcuni passaggi che non possono non sembrare contraddittori. Dopo aver affermato che il nuovo percorso democratico "va affrontato e governato con grande senso di responsabilità, garantendo che venga vissuto da tutte e da tutti come uno straordinario momento di unità e di protagonismo di ognuno", si fissano (o meglio si propongono, trattandosi di un documento di intenti e non di una deliberazione della segreteria) alcune regole: "Occorre che le platee congressuali e la stessa definizione dei gruppi dirigenti - comitati direttivi e segreterie - in occasione dei singoli congressi, sia assolutamente rispettosa delle proporzioni di rappresentanza definiti al precedente Congresso e del percorso verso la costruzione di una nuova unità deciso dall'area programmatica Lavoro e società, compresa la conferma, in questa fase, dell'esercizio del diritto di proposta e la continuità di esistenza come area programmatica, successivamente al Congresso nazionale, secondo le delibere regolamentari della Cgil... Pertanto alla selezione dei gruppi dirigenti, compreso l'incarico di Segretario Generale ai vari livelli, parteciperanno anche le compagne e i compagni di Lavoro e società, a pieno titolo componenti nella nuova maggioranza congressuale".

Tradotto dal sindacalese, il concetto si potrebbe riassumere così: il congresso è unitario, per tesi, senza contrapposizioni tra mozioni generali. Ma siccome prima c'era una maggioranza e una minoranza che ora si riuniscono dentro una sola maggioranza, bisognerà garantire alla minoranza le quote di spettanza. Quali, se non si vota per mozioni alternative? Quelle sanzionate dallo scorso congresso (rendita di posizione). Ma allora, non è neppure previsto che la discussione congressuale possa modificare le posizioni individuali e collettive di provenienza? O che si formino, sulle singole questioni, nuove maggioranze e nuove opposizioni? Anche perché al congresso saranno presentate non mozioni ma tesi alternative su alcuni punti. Per esempio, che senso ha che, alla luce di questo accordo, il capo della minoranza che diventerà maggioranza (Gian Paolo Patta, leader di Lavoro e società), abbia già annunciato la presentazione di una tesi alternativa, guarda un po' proprio sulla democrazia?

Le conseguenze di questo impianto congressuale, nei territori e nelle categorie, prefigurano uno scenario che di democraticamente alternativo ha ben poco. Solo per fare un esempio, con una lettera "Alle Compagne/ai compagni del direttivo Fiom Cgil Marche - Area congressuale programmatica Lavoro società-cambiare rotta", la coordinatrice dell'area chiede a ciascuno di ribadire la fedeltà alla componente: "Nel caso nei prossimi giorni non dovessi ricevere da te alcuna comunicazione, dovrò considerarti, mio malgrado e con grande rammarico, non più appartenente all'area...". In parole povere, sei fuori quota. Segue un prestampato ("Il sottoscritto/a...") per l'adesione, su cui è richiesta la firma dell'adepto.

Il congresso della Cgil non inizia nel modo migliore.
 

 

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L'articolo di Loris Campetti ha fatto veramente arrabbiare gli esponenti di lavoro e Società. Non tutti, ma i più suscettibili, quelli cioè che ad una parvenza di appartenenza alla sinistra radicale ci tengono ancora.

Così questi scrivono una lettera al direttore del Manifesto per mettere in cattiva luce un giornalista accusato di avere male interpretato il loro pensiero. Non siamo nuovi a ciò. Lo stesso è successo anche con Liberazione al cui direttore veniva praticamente richiesta la testa di un suo giornalista perchè aveva scritto un giudizio negativo sulla posizione di Patta (criticata anche dalla Fiom) sulla nuova normativa europea in materia di orario.

Ma non è il merito che conta, quanto il fastidio che questi provano ad essere criticati da sinistra e la loro incapacità di comprendere la loro deriva moderata. Sono così pochi gi argomenti di merito che questi possono portare che finiscono per ruotare attorno a se stessi, raccontando di cose che loro stessi contraddicono.

Ma vediamo la lettera, con i commenti da parte nostra

27 luglio 2005

coordinamento rsu

 

Milano, 27 luglio 2005                                              Alla c.a. di Gabriele Polo

                                                                                Direttore del Manifesto

 

Caro Gabriele,

 

                        Ci rivolgiamo a te non solo per il tuo ruolo di Direttore del Manifesto ma anche per la lunga consuetudine e la profonda conoscenza da te maturata in anni di lavoro nel campo sindacale, a stretto contatto con la CGIL e anche con le sue dinamiche interne.

Per questo non capiamo, e restiamo francamente un po’ sconcertati di fronte alla “lettura” non certo neutra, che Loris Campetti, nel suo articolo del 22 luglio dal titolo “Cgil, congresso per quote”, ha voluto dare del dibattito interno all’organizzazione in vista del XV° congresso.

Dire che “le conseguenze di questo impianto congressuale prefigurano uno scenario che di democraticamente alternativo ha ben poco” non rende certo giustizia né all’obiettività del vostro giornale né al lavoro di quanti e quante hanno concorso a determinare una soluzione unitaria che, visti i contenuti delle tesi, dovrebbe essere auspicabile per tutta la sinistra.

Invece di contenuti si parla poco, si pensa agli organigrammi e ai rapporti di forza, si spinge alla divisione, si fanno complicate dietrologie quando tutto è molto più chiaro, semplice e lineare: la Cgil, date le sue posizioni avanzate su questioni centrali per la politica e per l’economia del nostro Paese, parte da un punto di vista comune pur avendo al suo interno anime diverse. Si tratta di una ricchezza, non di una perdita, e il Manifesto dovrebbe rallegrarsene.

Ovviamente gli estensori della lettera non si capacitano del fatto che la loro scelta di sciogliersi nella maggioranza su una piattaforma congressuale legittimamente sottoposta a critica da molti (dalla stessa Fiom) non sia condivisa. Denunciano una attenzione esagerata ai rapporti di forza, proprio loro che hanno inseguito, prima di sciogliere la riserva sull'adesione al documento unitario, un accordo sui posti, sul mantenimento delle stesse quote del congresso precedente, e questo a prescindere dalla misura del loro reale consenso, sia tra li iscritti che tra la stessa base congressuale che li ha portati, nel precedente congresso, ad avere i posti che hanno.

C'è un bel dire che la presenza di anime diverse in Cgil è una ricchezza da salvaguardare. Ma questo è vero in generale, anche in presenza di documenti o tesi alternative. Ed allora come mai, gli esaltatori di questa ricchezza hanno votato contro, nell'ultimo direttivo Cgil, alla richiesta di Rinaldini di collegare l'elezione di delegate alla presentazione di tesi alternative ?? E come mai ci si ostina a non voler unificare queste diversità sul contenuto alternativo più importante proposto dalla Fiom di Rinaldini che è il capitolo sulla contrattazione?

Perché invece non è così? Questa è la domanda che con noi si fanno migliaia di iscritte e di iscritti, di delegati/e che all’ultimo congresso avevano dato vita, in un confronto congressuale su due documenti che solo alla fine ha trovato una soluzione unitaria, all’esperienza di Lavoro Società.

Più che a noi, la completezza dell’informazione va garantita a loro, che sono senz’altro tra i vostri lettori più attenti e affezionati e che non trovano traccia, negli articoli del Manifesto sul congresso della Cgil, non solo delle loro posizioni ma nemmeno della loro esistenza anche se, lo ricordiamo, nella confederazione rappresentano il  20%.

Questa è la questione vera. Le migliaia di iscrìtte e di iscritti non sanno in realtà nulla del cambiamento di rotta dell'area che avevano sostenuto nel precedente congresso, e l'apparato di Lavoro e società dovrebbe comprendere di aver perso una consistente quota del consenso allora ottenuto. Dovrebbero quindi avere l'onestà di non parlare più a nome del 20%, sopratutto visto che ci si è rifiutati di andare ad una assemblea nazionale dell'area mantenendo ogni decisione nell'ambito della stretta cerchia degli apparati.

Ma dovrebbero essere anche consci del fatto che la gravità del Patto per la garanzia delle quote, a prescindere dal loro reale consenso, è una questione che rimarrà aperta anche durante tutto il congresso e che proprio la base congressuale, a partire dalle assemblee di base, potrà decidere di criticare e di annullare nella sua efficacia.

Fraterni saluti

 

Nicola Nicolosi

Giacinto Botti  

CGIL Lombardia

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La Cgil vara la fase congressuale e intanto
prosegue il confronto sui contratti con Cisl e Uil
La XV assise discuterà sulla base di un documento unitario e tre tesi alternative
 
 
Ricordate l'ultimatum lanciato da Pezzotta alla Cgil dal palco del quindicesimo congresso della Cisl a proposito dell'urgenza di definire un nuovo modello contrattuale? Il termine ultimo era la metà di settembre. Oggi i tre leader di Cgil, Cisl e Uil si incontreranno in un vertice informale allargato agli "sherpa", i membri delle commissioni che nel corso dell'ultimo anno hanno continuato a vedersi per preparare un testo "senza spigoli". Ma soprattutto, senza scadenze preordinate. «Perché - ha spiegato il segretario generale della Cgil Epifani in un'intervista pubblicata l'altro ieri sull'Unità - c'è bisogno di un confronto vero» con Cisl e Uil. «E' un lavoro che può richiedere una settimana o molti mesi - ha aggiunto - ma l'alternativa è la sostanziale paralisi dell'efficacia dell'azione contrattuale del sindacato. Perché abbiamo un problema sulle regole della democrazia, su come si convalidano gli accordi, su come si preparano le piattaforme, sulle funzioni del contratto nazionale, che per noi deve restare l'asse fondamentale anche se siamo decisi a valorizzare il secondo livello».

Di nuovi modelli la Cgil dovrà discuterne innanzitutto al congresso, previsto per i primi giorni di marzo. Ieri il Comitato direttivo nazionale ha dato il via formale alla fase congressuale varando l'unico documento congressuale a tesi, che sarà alla base della quindicesima assise. A fianco al documento ci saranno comunque tre tesi alternative, due di Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, su "democrazia sindacale" e "contrattazione", e una di Gian Paolo Patta, sempre sulla democrazia (senza il dispositivo sul referendum).

Il Comitato direttivo ha eletto la Commissione di garanzia congressuale, composta da nove membri. Essendo un congresso a tesi con un documento unico, peraltro retto dal "patto dei 12 segretari", nella lista dei "garanti" non sono rappresentati gli esponenti delle varie minoranze che non si riconoscono nella grande coalizione di Epifani e Patta. Ieri, su questo punto c'è stata una forte polemica che ha visto come protagonista il segretario della Fiom Giorgio Cremaschi. Proprio per evidenziare la discriminazione Cremaschi ha annunciato la formazione di un'area programmatica. L'area dovrebbe vedere la luce proprio nei prossimi giorni con una assemblea che si terrà a Bologna domani.

Sulla mancata estensione alle minoranze della Commissione di garanzia (chiesta anche da Rinaldini) si è consumata una prima verifica della "buone intenzioni" di Epifani, che nelle conclusioni aveva lasciato intendere una maggiore disponibilità. Il "patto dei 12" (un documento che congela paradossalmente gli assetti interni al congresso precedente), in sostanza, non dovrebbe essere inteso alla lettera per quel che riguarda l'attribuzione di un certo numero di delegati a questa o a quella tesi alternativa. Tutto è rimesso alla "buona volontà" della maggioranza? Ancora non ci sono indicazioni precise ed impegnative. Di certo c'è solo che ieri, sempre stando alle conclusioni di Epifani, è stato di fatto allentato quel legame tra "patto dei 12" e regolamento interno che in un primo momento era stato inteso, soprattutto da Patta, come la bussola nella formazione dei gruppi dirigenti. Il pronunciamento del segretario generale della Cgil che ha fatto andare su tutte le furie Patta, che di quel patto è stato il vero e proprio ispiratore. L'arrabbiatura è aumentata ancora di più quando Rinaldini ha annunciato l'intenzione di non voler applicare il "patto dei 12" alla Fiom.

Contro la Fiom, "Lavoro e Società" (o perlomeno quel che resta dopo le defezioni di alcuni personaggi come Giorgio Cremaschi e l'allontanamento di altri che potevano essere considerati simpatizzanti, come Dino Greco) ha accumulato molta ruggine. Prova ne sia la presentazione di una tesi sulla democrazia molto simile a quella di Rinaldini.

6 settembre 2005