La "strana tesi alternativa" di Lavoro e Società.

Nostra nota

Lavoro e Società ha presentato nel direttivo nazionale Cgil una tesi alternativa per il congresso sui temi della democrazia. Una tesi condivisibilissima nella sua ovvietà e la cui unica originalità sta nel fatto che si valortizza l'importanza di definire regole e ruoli certi della delegazione trattante. A conti fatti parliamo di una cosa non nuova dato che diverse categorie (tra le quali la Filcem che non brilla certo per essere la punta avanzata del sindacato italiano) già la praticano. C'è da aspettarsi quindi che su questa tesi "alternativa" si possa arrivare ad un accoglimento della stessa maggioranza.

L'unica cosa veramente alternativa che Lavoro e Società poteva sostenere è la questione del diritto al referendum nei luoghi di lavoro. Cosa che come si può leggere non c'è. D'altra parte l'affermare ciò come obiettivo voleva dire dover in qualche modo confluire sulle posizioni di Rinaldini, cosa che, a quanto si vede, non rientra nei piani della cordata Pattiana, la quale ha fatto di tutto per evitare qualsiasi confluenza, preoccupata come era di non dispiacere alla maggioranza dalla quale si aspetta il rispetto e l'applicazione del "Patto" che le garantisce la soppravvivenza come corrente della maggioranza.

Ciò non di meno la tesi di Lavoro e Società non può esimersi dall'argomento (bisogna pur far vedere che si hanno almeno "preoccupazioni" da forza di sinistra), così è che si sposano appieno le tesi di Alleva (vedi documento di Alleva e nostra nota) il quale all'interno di ragionamenti condivisibili cerca però di trovare una posizione, sulla questione del referendum, che possa essere un punto di incontro con Cisl e Uil, essendo la Cgil preoccupata sopratutto di questo. La conclusione è quindi che la democrazia, ed il diritto al referendum, vengono ridotte a mera preoccupazione per il confronto con Cisl e Uil (con la quale si cerca una mediazione) a scapito del diritto dei lavoratori ad essere loro a decidere in prima persona.

In conclusione possiamo dire che, a differenza della tesi di Rinaldini sulla democrazia che chiede esplicitamente che i lavoratori utilizzino lo strumento referendario come loro diritto e non come graziosa concessione delle organizzazioni quando a queste può essere utile, la tesi di Lavoro e Società si riduce a far da spalla ad una posizione che è già presente nella maggioranza come una tra le ipotesi per una mediazione con Cisl e Uil e non come risposta al bisogno di partecipazione ed al diritto di decidere dei lavoratori.

La tesi presentata da Lavoro e Società

PROPOSTA PER NUOVE REGOLE DI DEMOCRAZIA E RAPPRESENTANZA

Diritti nel lavoro e democrazia sindacale sono sempre stati elemento determinante  della qualità della democrazia del nostro Paese.

Con la conquista dello Statuto dei Lavoratori e con la successiva battaglia per la sua applicazione, diritti e democrazia riuscirono a varcare i cancelli dei luoghi di lavoro.

L’affermarsi dei diritti sindacali nei luoghi di lavoro contribuì a dare vita ad una importante stagione di democrazia, partecipazione e diritti sociali nel Paese.

Anche oggi si pone l’esigenza, non più rinviabile, di dare certezza alle lavoratrici e ai lavoratori, di poter contare e decidere sulle proprie condizioni.

Un eventuale accordo tra sindacati non può essere sostitutivo di una normativa legislativa, che ha la caratteristica di essere comunque esigibile dai lavoratori e dalle lavoratrici, anche nel caso di dispareri tra le organizzazioni sindacali. Per queste ragioni la CGIL riconferma la necessità di una legge su rappresentanza, rappresentatività e democrazia sindacale e perseguirà in ogni caso tale obiettivo.

 La CGIL intende ricercare con CISL e UIL un accordo sui contenuti della legge, come già avvenuto per il pubblico impiego, che rappresenterebbe la condizione migliore per il suo ottenimento,.

Tale accordo ha lo scopo di realizzare un sostanziale avanzamento nella costruzione di un processo unitario, democratico e partecipativo, per l’affermazione della parità dei diritti e delle garanzie democratiche per i lavoratori e le loro associazioni e per la verifica della rappresentatività e della piena titolarità alla rappresentanza.

La CGIL avanza pertanto le seguenti proposte , da realizzare in parte per via legislativa e in parte per  accordo tra  organizzazioni sindacali.

 

  1. Generalizzazione dell’elezione delle RSU (Rappresentanze sindacali Unitarie) in tutti i luoghi di lavoro e contestuale certificazione degli eletti, superando il concetto delle quote riservate ai delegati nominati dalle OO.SS.; R.S.U. elette con voto libero, segreto e con sistema proporzionale, dotate di poteri certi di contrattazione in ambito aziendale e territoriale.

 

  1. Deve essere assunta la prassi di eleggere delegazioni trattanti certificate composte da RSU titolate a condurre con le OO.SS. la contrattazione ed alle quali viene riconosciuto il diritto di voto sui risultati conseguiti prima che essi siano sottoposti all’insieme delle lavoratrici e lavoratori, nonché il diritto alla circolazione di eventuali posizioni differenti.

 

  1. L’insieme dei delegati e delle delegate eletti/e nelle RSU e regolarmente certificati esprimono con voto la propria valutazione di merito, rispetto a piattaforme e ipotesi di accordo. Tale valutazione, unitamente a quella delle OO.SS., viene consegnata alle assemblee dei lavoratori.

 

  1. Le piattaforme e le ipotesi di accordo devono essere presentate in tutti i luoghi di lavoro, discusse e votate in modo certificato dai lavoratori e dalle lavoratrici in assemblea per la loro convalida. L’esito del voto è vincolante per le OO.SS.

 

  1. Le OO.SS. sono tenute ad indire la consultazione referendaria a scrutinio segreto fra tutti i lavoratori e lavoratrici qualora essa sia richiesta da una percentuale minima di lavoratrici e lavoratori (che potrà variare da settore a settore) oppure da una percentuale minima di delegati e delegate eletti e regolarmente certificati. La consultazione referendaria sarà indetta anche qualora ne facesse richiesta una delle Organizzazioni Sindacali Rappresentative.

 

E’ altresì necessario realizzare una validazione democratica delle piattaforme rivendicative e degli accordi raggiunti nella contrattazione sociale territoriale.

La CGIL, in ogni caso, fino alla conquista della legge, considererà vincolanti e applicherà questi principi nell’ambito dei propri iscritti, rendendo cogente quanto già previsto dal proprio Statuto.

Democrazia e rappresentanza sindacale debbono essere diritti di tutti i lavoratori e lavoratrici del Paese: per questo è necessario estenderli anche nelle imprese sotto i 16 dipendenti, alle quali va esteso l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.

 

Gian Paolo Patta

Seguono 25 firme di componenti del Direttivo Nazionale CGIL

(Luglio 2005)