Riportiamo (più sotto) la lettera inviata al Manifesto da G.Botti e G.Marco Martignoni di Lavoro e Società della Lombardia. Lo facciamo volentieri perchè sintetizza in poche righe tutto quello che di sbagliato c'è in questo strano congresso Cgil che da una parte di vuole aperto e partecipato, mentre dall'altro è già tutto blindato nella sua gestione e nelle sue conclusioni.

E' interessante notare come gli estensori della lettera al manifesto cerchino di sostenere alcune cose:

  • Si dice che la decisione di andare ad un congresso unitario è stata decisa da una ampia consultazione dell'area. Si parla di un voto individuale effettuato da 750 dirigenti di Lavoro e Società (tolti gli impiegati nell'apparato Cgil vuol dire che i delegati che hanno espresso un loro voto individuale saranno stati si e no qualche decina, forse un centinaio). Non è gran cosa per vantare una consultazione democratica e partecipata. In realtà proprio il tipo di consultazione effettuata (telefonica, individuale, mirata) dimostra il carattere correntizio che, anche nei metodi Lavoro e Società ha ormai assunto. Tradizione della sinistra sindacale in Cgil (almeno così ce la ricordiamo dai tempi di Alternativa Sindacale) sarebbe quella di aprire una discussione di esplicito confronto tra le varie opzioni in campo, promuovendo riunioni ovunque ed adeguatamente pubblicizzate, per arrivare poi, prima di ogni decisione, ad una assemblea nazionale che tirasse una sintesi finale. Questa finta consultazione è invece stata costruita tutta in difesa di una decisione già presa a priori dal gruppo dirigente dell'area, mirata a produrre un risultato non contradditorio con la stessa, arrivando a decidere di non votare in nessuna riunione tenutasi, ed a dribblare le diverse contestazioni emerse per produrre successivamente sulla base di una consultazione individuale e telefonica il risultato desiderato da publicizzare e celebrare adeguatamente per lo scopo finale. Non è un caso che la tanto richiesta (da più parti) assemblea nazionale delle delegate e dei delegati dell'area si terrà solo a settembre, a congresso già avviato, quindi, nell'impossibilità di concludere alcunchè, e quindi inutile.

  • Si dice inoltre che il "Patto", ossia la lettera di intenti tra i 12 segretari confederali nazionali, non sia una vera e propria spartizione di posti, ma "un gesto di alto valore politico". Non sapevamo che ora la spartizione delle quote si chiamasse in questo modo, ma la sostanza non cambia. La si può girare come la si vuole, ma il merito di questo congresso cetra ben poco. Ed a dimostrarlo sta il fatto che per mesi, il compagno Patta, ha dichiarato nei vari interventi al direttivo nazionale, la sua indisponibilità ad entrare nel merito dei temi congressuali fino a che non fossero state chiarite le regole, ossia l'accordo sui posti che l'area rivendicava.

  • Si dice infine che non si andrà allo scioglimento di Lavoro e Società. Ci mancherebbe. E come potrebbe soppravvivere questo aggregato (variegato e diviso su tante cose, ma unito nell'idea che insieme ed organizzati ci si tutela di più) senza una forma organizzata che sancisse una loro appartenenza organizzativa e quindi un loro potere contrattuale. In realtà questi raggiungono l'obiettivo solo perchè offrono in cambio ciò che Epifani voleva e cioè lo scioglimento dell'area ed il documento unitario. Ed in effetti di questo si tratta. E' inutile che gli estensori della lettera al manifesto si spertichino per spiegare la forza e la continuità dell'area programmatica, quando proprio il Patto con la maggioranza, da loro difeso come scelta di alto valore politico, cita nel suo ultimo capoverso che, appena concluso il congresso la divisione per aree programmatiche cesserà di esistere. Quindi diciamo le cose come stanno, la loro pretesa di continuare ad esistere non deriva nè da un consenso congressuale, nè da un mandato della loro ex base congressuale (che in larga parte li ha già abbandonati) ma solo dalla tolleranza di una maggioranza che per ora ha bisogno di loro e dalla loro necessità di sentirsi una componente, una cordata, una corrente, senza la quale i livelli gerarchici al loro interno ed i reciprochi affidamenti cesserebbero di esistere.

 

 

30 luglio 2005

Coordinamento Rsu

 

 

 

Il Congresso CGIL e l’area programmatica Lavoro-Società

 

Il  XV° congresso nazionale della CGIL si farà a marzo, alla scadenza naturale e, dopo 15 anni, sarà unitario.

Nel Direttivo nazionale della CGIL il documento politico - dieci tesi che hanno come riferimento il documento d’intenti sottoscritto dai dodici segretari confederali - è stato approvato con solo due astensioni; il regolamento all’unanimità: una scelta positiva e non scontata.

La proposta di un congresso unitario era stata avanzata dal coordinatore nazionale di Lavoro Società in un’assemblea del gruppo dirigente della CGIL, nel mese di ottobre a Roma ed stata successivamente condivisa da oltre 750 dirigenti di Lavoro Società con un voto individuale.

Tutto questo può essere considerato e giudicato in vari modi, ma è essenziale che lo si faccia comprendendo le dinamiche complesse, gli scontri politici (come nel caso del documento dei 49 “riformisti” contro la linea CGIL di Rimini)  ed i cambiamenti che interessano la CGIL in vista del suo congresso. 

Lavoro Società, nel precedente congresso, ha ottenuto, sul documento alternativo, il 20% dei consensi nella confederazione e il 30 – 35% in quasi tutte le categorie. Il suo gruppo dirigente ha contribuito a determinare il “cambiamento di rotta” della CGIL e a raggiungere un accordo che non è, come qualcuno insinua, di “potere” o di garanzia di “posti sicuri”, ma è una scelta di alto valore politico che riguarda la natura della CGIL, la sua funzione, il suo modello organizzativo e la sua autonomia.

Riguarda, anche, il futuro ruolo della sinistra sindacale, in una CGIL che, per noi, deve continuare ad articolarsi attraverso un pluralismo riconosciuto, costruito su aree programmatiche e sensibilità diverse, ben definite. Questa è l’unica strada per non ritornare alle correnti di partito, alle mediazioni di tipo feudale tra strutture e poteri e alle pressioni di “lobby” indefinite.

Il regolamento approvato non nega la possibilità di documenti alternativi sui quali eleggere delegati e costruire gruppi dirigenti, emendamenti o tesi alternative, ma non prevede, per ragioni tecniche e politiche ovvie, il collegamento all’elezione dei delegati.

Il documento dei 12 segretari nazionali è un accordo politico tra la maggioranza e la minoranza che riconosce l’inizio di una fase nuova nella vita democratica della CGIL e, in assenza di documenti alternativi che misurino la rappresentatività, individua la strada per riconoscere le proporzioni delle rappresentanze presenti nel precedente congresso. Si afferma la costruzione di una nuova unità riconoscendo che Lavoro Società è parte integrante della nuova maggioranza, pur continuando la propria esperienza di area anche in futuro.

La CGIL ha deciso di presentarsi unita e coesa ai suoi iscritti e alle sue iscritte, attorno a tesi e ad un progetto di ricostruzione del Paese in continuità con le scelte e  le lotte straordinarie degli ultimi quattro anni.

Una sintesi avanzata, frutto di mediazioni tra diverse culture che si confronteranno in congressi di base che non saranno meno intensi dei precedenti ma, semmai, più costruttivi e più attenti ai contenuti che alla definizione del gruppo dirigente. E’ un passaggio straordinario e solo chi aveva altri progetti può non percepirne il valore, o decidere di contrastarlo.

Sarà un congresso vero. Avremo modo di confrontarci anche su temi sui quali permangono differenze: Lavoro Società ha già depositato una tesi alternativa sulla democrazia (con disponibilità alla convergenza), e su alcune questioni come il TFR e le privatizzazioni mantiene una posizione critica.

Queste differenze non fanno venire meno il valore generale e l’efficacia di un documento che accoglie, su aspetti fondanti, come la contrattazione e il modello contrattuale, le analisi e le proposte che nel precedente congresso erano alla base della presentazione del documento alternativo.

La Pace, il ripudio della guerra e il ritiro delle truppe dall’Iraq, la centralità del lavoro, lo sviluppo della contrattazione su due livelli per l’acquisizione dei diritti e del salario, il riferimento all’inflazione “effettiva” rispetto a quella programmata, la centralità del CCNL per recuperare anche con la ridistribuzione della produttività il salario eroso in questi anni, la lotta alla precarietà attraverso l’abrogazione della legge 30 e della legge Moratti, l’abrogazione della legge Bossi-Fini,  l’opposizione ad una politica che scarichi ancora sui lavoratori i costi della crisi economica e industriale, il recupero di risorse attraverso la leva fiscale per combattere le rendite finanziarie, l’elusione e l’evasione, il rilancio dello Stato Sociale, la programmazione democratica e il ruolo pubblico in economia, la critica alla globalizzazione e alle politiche liberiste, sono i contenuti qualitativamente alti delle tesi e del preambolo.

Questo è il risultato di un lavoro costruttivo e di ascolto reciproco avvenuto nelle commissioni, dove i dirigenti di L.S. hanno presentato documenti di arricchimento e di modifica che hanno, in alcuni casi, determinato la riscrittura delle tesi.

Certo, sappiamo delle incoerenze e dei risultati non sempre adeguati della contrattazione, come pure sappiamo che in futuro nulla sarà scontato.

Si dovrà lottare, a partire dai luoghi di lavoro, per la corretta applicazione delle scelte dell’organizzazione. L’autonomia sarà sottoposta a verifiche continue perché, in un paese destrutturato, segnato dalla crisi industriale ed economica, saremo chiamati da più parti a realizzare nuovi patti, a percorrere strade vecchie e fallimentari, per noi non percorribili.

In sostanza la lotta politica e di classe ci accompagnerà, dal giorno dopo il congresso, fuori e dentro l’organizzazione.

Noi abbiamo scelto la strada della costruzione, senza settarismi, di una sinistra più ampia, di allargare il consenso e spostare coscienze, ricostruire culture e rapporti di forza in favore del mondo del lavoro dipendente.

Abbiamo assunto la responsabilità di cimentarci con il congresso unitario, senza rinunciare al nostro ruolo, ai contenuti e ai valori sui quali ci siamo costituiti. Crediamo che per i lavoratori e le lavoratrici ci sia bisogno di una CGIL confederale, forte e unita sui contenuti e capace di indicare autonomamente agli iscritti, al Paese e alle forze politiche, un progetto di società e un’idea di sviluppo diversi da quelli sinora conosciuti. Questa è la  carta d’identità della CGIL: anche un auspicabile, eventuale Governo di centrosinistra, dovrà tenerne conto.

L’area di Lavoro Società continuerà la sua esperienza, in un percorso nuovo che ne modificherà la  collocazione, ma senza rinunciare ad essere se stessa.

 

Giacinto Botti, CGIL Lombardia                                    

Gian Marco Martignoni, Segretario CGIL Varese