Quel brutto pasticcio del patto segreto tra i segretari nel congresso a tesi
 
Mimmo Rizzuti
Segretario nazionale FLC CGIL
 
Il XV congresso della Cgil, che pure acquisisce nei suoi documenti di avvio scelte importanti maturate da Rimini ad oggi, a partire dal no secco alla guerra e da una critica più attenta al neoliberismo della globalizzazione, si avvia all'insegna di alcune ambiguità politiche di fondo e di contraddizioni regolamentari che rischiano di depotenziarne sul nascere aspetti rilevanti e di vanificare la novità del congresso unitario a tesi.

Sul piano della politica l'ambiguità e la contraddizione sono riscontrabili nella quasi contestuale denuncia della globalizzazione neoliberista e dei conseguenti modelli di sviluppo e sociali e riproposizione della competitività propria del modello di questa globalizzazione, a prescindere dall'aggettivo con cui la si connota, come dinamo del cambiamento e della crescita.

A ciò si aggiunge la esplicita rivendicazione della realizzazione della "società della conoscenza" che altro non è se non la forma specifica del capitalismo neoliberista di questa fase, che presuppone la mercificazione completa della conoscenza stessa, in quanto considerata oggi il principale fattore alla base della produzione della ricchezza.

Diventa quindi inevitabile l'appropriazione della stessa da parte delle imprese attraverso la legalizzazione e la garanzia/protezione del diritto di appropriazione privata attraverso la brevettazione.

Ma sulla politica dei brevetti, nulla è detto né nelle tesi Confederali, né nel documento della Flc.

E qui sorge spontanea una domanda: Si può affermare credibilmente di ritenere la conoscenza un bene comune, un diritto cui tutti devono avere accesso e non dire una parola sulla attuale legislazione che regola i brevetti? E, allo stesso modo, è credibilmente compatibile chiedere l'abolizione del sistema di istruzione e formazione definito dalla Moratti, della legge 30 e della precarizzazione del lavoro, con la scelta di collocarsi nell'orizzonte della competitività di questa globalizzazione alla quale i provvedimenti sopra richiamati, sono indispensabili?

E per toccare un altro punto cruciale: l'Europa.

Si può, anche se a fatica e parzialmente, prendere atto del fallimento delle scelte di Lisbona 2000 e della natura del trattato costituzionale bocciato in Francia e Olanda e riproporre contestualmente la retorica, ancorché mitigata, della globalizzazione come dinamo del cambiamento e della crescita, senza neanche adombrare per l'Europa altre possibili vie?

Non aiuta a capire e decidere il cavarsela con un fugace riferimento ai paesi nordici trascurando di segnalare la specificità di questi Paesi, che va tuttavia deteriorandosi. E' ovvio che questa ambiguità di fondo precipiti, nello specifico del sindacato, sulle politiche e sul modello contrattuale, sulla partecipazione, sulla democrazia.

E qui l'ambiguità rischia concretatemene di riportarci al 1992- 93.

Ma su questo non aggiungo niente alle cose che ha già scritto Giorgio Cremaschi su Liberazione di venerdì scorso, nelle quali mi ritrovo e alle cose che ha scritto e dichiarato Gianni Rinaldini.

Ora è comprensibile che in una grande organizzazione come la Cgil si registrino posizioni diverse sui nodi strategici e che la scelta di tenere un congresso unitario a tesi comporta livelli notevoli di mediazione ed anche margini di ambiguità. E' normale.

Ciò che non è normale ed è una contraddizione in termini, è l'affermare di voler celebrare un congresso a tesi per liberare il confronto sui contenuti e poi non collegare la formazione della platea congressuale, degli organismi dirigenti ed una necessaria operazione di ampio rinnovamento degli stessi alle posizioni politiche espresse nel confronto. Anzi peggio. Con il documento sottoscritto da tutta la segreteria confederale si opera ex ante una quotizzazione della platea congressuale tra ex maggioranza ed ex minoranza divenuta maggioranza. Quest'ultima tra l'altro, con l'accordo, ha mantenuto il diritto di proposta nella designazione dei delegati e nella composizione dei prossimi organismi dirigenti ed ha già attivato preoccupanti sistemi di preacquisizione del consenso.

E' un meccanismo quello definito dal patto che di fatto sterilizza la discussione, iberna gli assetti ed in gran parte i gruppi dirigenti, blocca ogni possibilità di rinnovamento che esuli da un ferreo meccanismo di cooptazione nel quale fa premio la fedeltà.

Personalmente reputo il congresso a tesi, anche alternative, dentro una significativa cornice unitaria, la forma migliore per una discussione, una ricerca ed un confronto liberi, a patto che le diverse espressioni trovino adeguato riconoscimento e rappresentanza. Ma il congresso che ci apprestiamo a celebrare muove in un'altra direzione: il Congresso a quote fisse, predefinite "a prescindere". E questo non si può accettare.

Mi auguro, quindi, che siano presentate le due tesi alternative annunciate dal segretario della Fiom su contrattazione, concertazione, partecipazione, patto sociale, democrazia, intorno alle quali stringere il confronto, in una ottica più netta e definita
Ciò contribuirebbe effettivamente a liberare il dibattito con forme, quelle proposte dalla rete 28 Aprile, ad esempio, che aiutano a chiudere con l'esaurita esperienza delle aree programmatiche senza programma, sempre più vittime anch'esse di soffocanti meccanicismi gerarchico - burocratici di governo e gestione. Se ciò non dovesse verificarsi bisogna augurarsi che si raggiungano le 400 firme necessarie, per un documento alternativo.

Mimmo Rizzuti
Segretario nazionale FLC CGIL