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Il XV
congresso della Cgil, che pure acquisisce nei suoi documenti di avvio
scelte importanti maturate da Rimini ad oggi, a partire dal no secco
alla guerra e da una critica più attenta al neoliberismo della
globalizzazione, si avvia all'insegna di alcune ambiguità politiche di
fondo e di contraddizioni regolamentari che rischiano di depotenziarne
sul nascere aspetti rilevanti e di vanificare la novità del congresso
unitario a tesi.
Sul piano della politica l'ambiguità e la contraddizione sono
riscontrabili nella quasi contestuale denuncia della globalizzazione
neoliberista e dei conseguenti modelli di sviluppo e sociali e
riproposizione della competitività propria del modello di questa
globalizzazione, a prescindere dall'aggettivo con cui la si connota,
come dinamo del cambiamento e della crescita.
A ciò si aggiunge la esplicita rivendicazione della realizzazione
della "società della conoscenza" che altro non è se non la forma
specifica del capitalismo neoliberista di questa fase, che presuppone
la mercificazione completa della conoscenza stessa, in quanto
considerata oggi il principale fattore alla base della produzione
della ricchezza.
Diventa quindi inevitabile l'appropriazione della stessa da parte
delle imprese attraverso la legalizzazione e la garanzia/protezione
del diritto di appropriazione privata attraverso la brevettazione.
Ma sulla politica dei brevetti, nulla è detto né nelle tesi
Confederali, né nel documento della Flc.
E qui sorge spontanea una domanda: Si può affermare credibilmente
di ritenere la conoscenza un bene comune, un diritto cui tutti devono
avere accesso e non dire una parola sulla attuale legislazione che
regola i brevetti? E, allo stesso modo, è credibilmente compatibile
chiedere l'abolizione del sistema di istruzione e formazione definito
dalla Moratti, della legge 30 e della precarizzazione del lavoro, con
la scelta di collocarsi nell'orizzonte della competitività di questa
globalizzazione alla quale i provvedimenti sopra richiamati, sono
indispensabili?
E per toccare un altro punto cruciale: l'Europa.
Si può, anche se a fatica e parzialmente, prendere atto del
fallimento delle scelte di Lisbona 2000 e della natura del trattato
costituzionale bocciato in Francia e Olanda e riproporre
contestualmente la retorica, ancorché mitigata, della globalizzazione
come dinamo del cambiamento e della crescita, senza neanche adombrare
per l'Europa altre possibili vie?
Non aiuta a capire e decidere il cavarsela con un fugace
riferimento ai paesi nordici trascurando di segnalare la specificità
di questi Paesi, che va tuttavia deteriorandosi. E' ovvio che questa
ambiguità di fondo precipiti, nello specifico del sindacato, sulle
politiche e sul modello contrattuale, sulla partecipazione, sulla
democrazia.
E qui l'ambiguità rischia concretatemene di riportarci al 1992- 93.
Ma su questo non aggiungo niente alle cose che ha già scritto
Giorgio Cremaschi su Liberazione di venerdì scorso, nelle quali mi
ritrovo e alle cose che ha scritto e dichiarato Gianni Rinaldini.
Ora è comprensibile che in una grande organizzazione come la Cgil
si registrino posizioni diverse sui nodi strategici e che la scelta di
tenere un congresso unitario a tesi comporta livelli notevoli di
mediazione ed anche margini di ambiguità. E' normale.
Ciò che non è normale ed è una contraddizione in termini, è
l'affermare di voler celebrare un congresso a tesi per liberare il
confronto sui contenuti e poi non collegare la formazione della platea
congressuale, degli organismi dirigenti ed una necessaria operazione
di ampio rinnovamento degli stessi alle posizioni politiche espresse
nel confronto. Anzi peggio. Con il documento sottoscritto da tutta la
segreteria confederale si opera ex ante una quotizzazione della platea
congressuale tra ex maggioranza ed ex minoranza divenuta maggioranza.
Quest'ultima tra l'altro, con l'accordo, ha mantenuto il diritto di
proposta nella designazione dei delegati e nella composizione dei
prossimi organismi dirigenti ed ha già attivato preoccupanti sistemi
di preacquisizione del consenso.
E' un meccanismo quello definito dal patto che di fatto sterilizza
la discussione, iberna gli assetti ed in gran parte i gruppi
dirigenti, blocca ogni possibilità di rinnovamento che esuli da un
ferreo meccanismo di cooptazione nel quale fa premio la fedeltà.
Personalmente reputo il congresso a tesi, anche alternative, dentro
una significativa cornice unitaria, la forma migliore per una
discussione, una ricerca ed un confronto liberi, a patto che le
diverse espressioni trovino adeguato riconoscimento e rappresentanza.
Ma il congresso che ci apprestiamo a celebrare muove in un'altra
direzione: il Congresso a quote fisse, predefinite "a prescindere". E
questo non si può accettare.
Mi auguro, quindi, che siano presentate le due tesi alternative
annunciate dal segretario della Fiom su contrattazione, concertazione,
partecipazione, patto sociale, democrazia, intorno alle quali
stringere il confronto, in una ottica più netta e definita
Ciò contribuirebbe effettivamente a liberare il dibattito con forme,
quelle proposte dalla rete 28 Aprile, ad esempio, che aiutano a
chiudere con l'esaurita esperienza delle aree programmatiche senza
programma, sempre più vittime anch'esse di soffocanti meccanicismi
gerarchico - burocratici di governo e gestione. Se ciò non dovesse
verificarsi bisogna augurarsi che si raggiungano le 400 firme
necessarie, per un documento alternativo.
Mimmo Rizzuti
Segretario nazionale FLC CGIL
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