L'articolo di Loris Campetti (pubblicato anche sul nostro sito) ha fatto veramente arrabbiare gli esponenti di lavoro e Società. Non tutti, ma i più suscettibili, quelli cioè che ad una parvenza di appartenenza alla sinistra radicale ci tengono ancora.

Così questi scrivono una lettera al direttore del Manifesto per mettere in cattiva luce un giornalista accusato di avere male interpretato il loro pensiero. Non siamo nuovi a ciò. Lo stesso è successo anche con Liberazione al cui direttore veniva praticamente richiesta la testa di un suo giornalista perchè aveva scritto un giudizio negativo sulla posizione di Patta (criticata anche dalla Fiom) sulla nuova normativa europea in materia di orario.

Ma non è il merito che conta, quanto il fastidio che questi provano ad essere criticati da sinistra e la loro incapacità di comprendere la loro deriva moderata. Sono così pochi gi argomenti di merito che questi possono portare che finiscono per ruotare attorno a se stessi, raccontando di cose che loro stessi contraddicono.

Ma vediamo la lettera, con i commenti da parte nostra

27 luglio 2005

coordinamento rsu

 

Milano, 27 luglio 2005                                              Alla c.a. di Gabriele Polo

                                                                                Direttore del Manifesto

 

Caro Gabriele,

 

                        Ci rivolgiamo a te non solo per il tuo ruolo di Direttore del Manifesto ma anche per la lunga consuetudine e la profonda conoscenza da te maturata in anni di lavoro nel campo sindacale, a stretto contatto con la CGIL e anche con le sue dinamiche interne.

Per questo non capiamo, e restiamo francamente un po’ sconcertati di fronte alla “lettura” non certo neutra, che Loris Campetti, nel suo articolo del 22 luglio dal titolo “Cgil, congresso per quote”, ha voluto dare del dibattito interno all’organizzazione in vista del XV° congresso.

Dire che “le conseguenze di questo impianto congressuale prefigurano uno scenario che di democraticamente alternativo ha ben poco” non rende certo giustizia né all’obiettività del vostro giornale né al lavoro di quanti e quante hanno concorso a determinare una soluzione unitaria che, visti i contenuti delle tesi, dovrebbe essere auspicabile per tutta la sinistra.

Invece di contenuti si parla poco, si pensa agli organigrammi e ai rapporti di forza, si spinge alla divisione, si fanno complicate dietrologie quando tutto è molto più chiaro, semplice e lineare: la Cgil, date le sue posizioni avanzate su questioni centrali per la politica e per l’economia del nostro Paese, parte da un punto di vista comune pur avendo al suo interno anime diverse. Si tratta di una ricchezza, non di una perdita, e il Manifesto dovrebbe rallegrarsene.

Ovviamente gli estensori della lettera non si capacitano del fatto che la loro scelta di sciogliersi nella maggioranza su una piattaforma congressuale legittimamente sottoposta a critica da molti (dalla stessa Fiom) non sia condivisa. Denunciano una attenzione esagerata ai rapporti di forza, proprio loro che hanno inseguito, prima di sciogliere la riserva sull'adesione al documento unitario, un accordo sui posti, sul mantenimento delle stesse quote del congresso precedente, e questo a prescindere dalla misura del loro reale consenso, sia tra li iscritti che tra la stessa base congressuale che li ha portati, nel precedente congresso, ad avere i posti che hanno.

C'è un bel dire che la presenza di anime diverse in Cgil è una ricchezza da salvaguardare. Ma questo è vero in generale, anche in presenza di documenti o tesi alternative. Ed allora come mai, gli esaltatori di questa ricchezza hanno votato contro, nell'ultimo direttivo Cgil, alla richiesta di Rinaldini di collegare l'elezione di delegate alla presentazione di tesi alternative ?? E come mai ci si ostina a non voler unificare queste diversità sul contenuto alternativo più importante proposto dalla Fiom di Rinaldini che è il capitolo sulla contrattazione?

Perché invece non è così? Questa è la domanda che con noi si fanno migliaia di iscritte e di iscritti, di delegati/e che all’ultimo congresso avevano dato vita, in un confronto congressuale su due documenti che solo alla fine ha trovato una soluzione unitaria, all’esperienza di Lavoro Società.

Più che a noi, la completezza dell’informazione va garantita a loro, che sono senz’altro tra i vostri lettori più attenti e affezionati e che non trovano traccia, negli articoli del Manifesto sul congresso della Cgil, non solo delle loro posizioni ma nemmeno della loro esistenza anche se, lo ricordiamo, nella confederazione rappresentano il  20%.

Questa è la questione vera. Le migliaia di iscrìtte e di iscritti non sanno in realtà nulla del cambiamento di rotta dell'area che avevano sostenuto nel precedente congresso, e l'apparato di Lavoro e società dovrebbe comprendere di aver perso una consistente quota del consenso allora ottenuto. Dovrebbero quindi avere l'onestà di non parlare più a nome del 20%, sopratutto visto che ci si è rifiutati di andare ad una assemblea nazionale dell'area mantenendo ogni decisione nell'ambito della stretta cerchia degli apparati.

Ma dovrebbero essere anche consci del fatto che la gravità del Patto per la garanzia delle quote, a prescindere dal loro reale consenso, è una questione che rimarrà aperta anche durante tutto il congresso e che proprio la base congressuale, a partire dalle assemblee di base, potrà decidere di criticare e di annullare nella sua efficacia.

Fraterni saluti

 

Nicola Nicolosi

Giacinto Botti  

CGIL Lombardia