Intervista a Antonio Lareno, della camera del Lavoro di Milano
«Abbiamo spostato a sinistra la Cgil»

24 luglio 2005

 
Fabio Sebastiani


Antonio Lareno, segretario della camera del lavoro di Milano e esponente di "Lavoro Società". Quali sono le ragioni della vostra adesione alle tesi del documento di maggioranza?

Non abbiamo aderito a un documento ma l'abbiamo costruito insieme. Tant'è che le tesi, sicuramente di carattere positivo, fissano definitivamente quanto di buono la Cgil ha perseguito negli ultimi anni, e quindi l'abrogazione della legge 30, la chiusura dei Cpt, la difesa del contratto nazionale come meccanismo di salvaguardia, la redistribuzione del salario, la pace "senza se e senza ma" e, soprattutto, il rifiuto netto di qualsiasi riedizione di politiche che tendano a far pagare i costi della crisi al lavoro dipendente. Vi sono inoltre delle aperture di credito per una ricerca, che andrà ancora sviluppata, di un possibile modello di sviluppo dove accanto alla ripresa dell'industria vi siano a pieno diritto il welfare e le utility locali come co-promotori dello sviluppo sostenibile. Contenuti ampi per essere soddisfatti del lavoro fatto, spostando a sinistra l'asse della Cgil.


Avete sempre parlato di emergenza salariale. E nelle tesi l'analisi che si fa sullo stato del salariato non lascia spazio a mediazioni. Cavarsela con il concetto di "potere d'acquisto" è un po' poco, non ti sembra?

Ovviamente trattandosi di questioni sindacali, la pratica sindacale assume - e sarà - il rilievo decisivo per giudicare che quello che abbiamo scritto è sincero e non una furbizia dialettica. La formula che proponiamo all'attenzione non solo del mondo dell'impresa ma anche alle forze politiche, in qualche modo richiamando la sinistra alla propria responsabilità, è proprio quella di comporre un tessuto, anche di carattere conflittuale, che distribuisca reddito attraverso la via contrattuale diretta e attraverso il welfare, agendo sia sul prelievo fiscale (la modifica delle curve), sia sul sistema tariffario, sia sui servizi erogati al cittadino. Per chi avrà pazienza di leggersi le tesi, è teorizzata la scala mobile sul reddito complessivo attraverso la proposta di un meccanismo di adeguamento automatico all'inflazione dell'imposta pagata. Ovvero una scala mobile non sul salario ma sul reddito complessivo, ancora più forte. E' chiaro a tutti che nell'era della globalizzazione è impossibile spostare un punto di Pil agendo solamente sulla leva contrattuale.


Si parla tanto di democrazia sindacale ma la strada proposta è piena di "se" e "ma"...

Formalmente le tesi richiamano il diritto al voto dei lavoratori. Anche noi come altri riteniamo che quel punto sia particolarmente delicato e bisognoso di una precisazione puntuale, proprio per la storia trentennale, a partire dalla carta di Brescia del 77, che pone l'esigibilità da parte dei lavoratori del diritto di voto su piattaforme e contratti. Per questo come "Lavoro e Società" abbiamo ripresentato come tesi alternative quanto unanimemente, Fiom compresa, abbiamo votato all'assemblea recente della Cgil Lombardia; in sintesi si prevede l'eliminazione del terzo di riserva, proporzionalità nell'elezione dei delegati, certificazione delle delegazioni contrattuali, possibilità di espressione del dissenso, voto sulle piattaforme e sugli accordi anche attraverso l'uso del referendum che può essere richiesto da una singola organizzazione sindacale o da una percentuale di lavoratori.


Ammesso che siano le tesi più belle del mondo, poi ci sarà bisogno di una sinistra critica in grado di farle applicare…

 
I compiti che abbiamo delineato con le tesi hanno una tale importanza che è facile concordare con quanti affermano che sarebbe rilevante che le varie anime della sinistra sindacale, pur attraverso diversi percorsi e conflitti, sapessero trovare un comune baricentro per applicare nella pratica quanto condiviso quasi all'unanimità nelle tesi. Per come la vedo io, allo stato delle cose la differenza è più presente nelle soggettività dei gruppi dirigenti piuttosto che nelle cose che vengono dette. L'unico elemento che è possibile rilevare, e che va ovviamente apprezzato, è la pratica contrattuale che ha distinto dapprima la Fiom e successivamente la scuola, il pubblico impiego e in parte gli stessi bancari.


Ecco, appunto, non è che tra "Lavoro e Società" e Fiom corra buon sangue…


Bisogna guardare al futuro. Il terreno sulla pratica democratica del sindacato per una buona legge sulla rappresentanza è oggi un possibile ambito comune di iniziativa e credo che su quel terreno si possano riallacciare fili, canali che in realtà nella pratica sindacale non si sono mai interrotti e che vivono più nel dibattito sui giornali che nel concreto delle lotte e della dialettica interna alla Cgil. Rinaldini ha votato la tesi sulla democrazia sindacale che abbiamo proposto come "Lavoro e Società". Si apre una stagione contrattuale difficile per molte altre categorie e non solo per la Fiom e credo che su questo terreno sarà importante che LS riesca ad operare confederalmente affinché la Fiom non venga lasciata sola e insieme ci si muova per battere il disegno della Confindustria e del governo di sostanziale arretramento di salario e diritti.

 

Cgil, al congresso 2006 occorre un avanzamento reale
 
 
C'è una contraddizione evidente tra la corretta cronaca quotidiana delle posizioni e delle battaglie della CGIL e la descrizione dell'apertura congressuale come ritorno al passato, come tentativo burocratico-normalizzatore, cui si presterebbe la quasi totalità del gruppo dirigente. E' una lettura francamente distorta. Innanzitutto, tenere il congresso alla scadenza naturale è una chiara scelta di autonomia dalla politica. Non fu così, con la sinistra sindacale contro, nel congresso scorso, quando la maggioranza cofferatiana rinviò il congresso a dopo le elezioni (scelta che gli attuali oppositori, oggi avrebbero preferito). Oggi la CGIL getta il peso della sua proposta programmatica nello scontro politico del paese, per condizionare l'auspicabile esperienza di governo del centro sinistra. In continuità con un quadriennio in cui la CGIL ha costituito un punto di riferimento irrinunciabile di una grande stagione di lotte e mobilitazioni. Le tesi che il Direttivo della CGIL ha varato sono un programma di radicale cambiamento della politica sociale ed economica: abrogazione della legge 30, della Moratti, della Bossi Fini, senza tornare alla riproposizione delle inefficaci, quando non fallimentari, politiche del precedente centro sinistra. Sulla globalizzazione come processo che amplifica le disuguaglianze planetarie, sul rifiuto della guerra e il ritiro delle truppe italiane dall'Iraq, sulla necessità del rilancio - con un radicale cambiamento - del processo costituente europeo, con un reale modello sociale, sulla necessità di politiche economiche di redistribuzione dei redditi per il lavoro dipendente e le pensioni, sulla difesa e l'ampliamento del welfare a partire dalla rimessa in discussione della controriforma pensionistica e dal superamento dei "limiti" della Dini, sulla intangibilità dei beni comuni, sul ruolo pubblico in economia, superando le pratiche di privatizzazione, le tesi congressuali dicono parole chiare E' sulla base di queste convergenze programmatiche che la sinistra sindacale di Lavoro Società si impegna a un congresso unitario e a un patto di gestione con la ex maggioranza che consenta a tutte le compagne e i compagni di misurarsi nel dibattito congressuale con pari dignità. Il giudizio complessivamente positivo sulle tesi congressuali non impedisce né parziali differenziazioni (una tesi alternativa è stata depositata da Lavoro Società sulla democrazia sindacale, lo stesso ha annunciato il segretario della FIOM, ovviamente abbiamo la disponibilità a convenire su un unico testo, sarebbero incomprensibili due tesi alternative simili sullo stesso argomento), né la massima attenzione per i problemi che si affacceranno durante e dopo la fase congressuale. Non a caso abbiamo voluto il mantenimento dell'area programmatica come parte della dialettica e del pluralismo interno. E si tratterà di un congresso vero: prendere a riferimento i pesi congressuali in essere non significa, evidentemente, eleggere gli stessi delegati del congresso scorso. Non abbiamo dato giudizi sempre positivi sulla concreta pratica contrattuale e democratica della CGIL e delle sue categorie. Dunque, la prima verifica degli avanzamenti fatti nelle tesi sta proprio nella pratica: nel sostegno alla lotta dei metalmeccanici per il contratto, come indicato dalla FIOM; nella risposta alle pressioni di Confindustria, CISL e UIL sugli assetti contrattuali. In questo giudizio, non si può prescindere dagli atti compiuti: di fronte alla proposta di un arretramento, la CGIL ha abbandonato il tavolo con Confindustria, il 14 luglio dello scorso anno e ha continuato a ribadire che le priorità sono altre; ha chiarito a CISL e UIL che qualsiasi proposta deve essere validata dal voto dei lavoratori e che le piattaforme in essere vanno chiuse con le regole vigenti. Ha detto che non c'è alcuna possibilità di accordi generali con questo governo. Le tesi rafforzano l'impianto contrattuale della conclusione del congresso di Rimini: maggior ruolo del contratto nazionale attraverso il recupero dell'inflazione effettiva e di una quota della maggior ricchezza prodotta nel paese, con l'obiettivo di invertire, dopo un decennio, la tendenza alla riduzione dei salari reali. L'accordo del 23 luglio è dunque superato.

Quello che si apre è un congresso importante. Il fatto che, per la prima volta da 15 anni a questa parte, probabilmente, non si confrontino documenti complessivamente alternativi, ma si sviluppi il dibattito e la pluralità di posizioni sulle 10 tesi non riduce la ricchezza e il pluralismo della CGIL. Nelle varie anime della sinistra sindacale si sono evidenziate posizioni diverse: da altre analisi sulla fase, con l'ipotesi di un documento globalmente alternativo; a diverse altre sensibilità politiche, categoriali, culturali. Sono posizioni con cui confrontarsi, la dialettica è sempre utile, nel rispetto delle posizioni di ciascuno. Non va poi sottovalutato che in CGIL ci sono anche posizioni molto più moderate che oggi hanno scelto di non uscire allo scoperto. Il dibattito partecipato e democratico dei milioni di iscritti alla CGIL costituirà la migliore garanzia di una forte e condivisa piattaforma sindacale per affermare l'autonomia della CGIL e del suo programma anche di fronte ad un nuovo, auspicabile quadro politico.

Vittorio Bardi, Nicola Nicolosi, Giuseppe Turudda
Direttivo nazionale CGIL