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Pubblichiamo il testo integrale della "lettera di intenti", ossia l'accordo con cui la maggioranza si impegna a tutelare i posti in apparato, nelle segreterie e nei Comitati direttivi agli esponenti della ex minoranza di sinistra sindacale in Cgil, in cambio della loro adesione al documento unitario per il prossimo congresso CGIL ed al conseguente scioglimento dell'area programmatica. In rosso i commenti a cura del Coordinamento RSU
DOCUMENTO D’ INTENTI SOTTOSCRITTO DAI DODICI SEGRETARI CONFEDERALI
1. Con l’avvio del XV Congresso inizia una fase nuova e diversa nella vita democratica della CGIL; ci sono oggi le condizioni politiche per superare la modalità dell’articolazione democratica, iniziata al XII Congresso, basata sull’alternatività delle mozioni congressuali. 2. Tale percorso, assai importante per la vita della Confederazione, va affrontato e governato con grande senso di responsabilità, garantendo innanzitutto che venga vissuto da tutte e da tutti come uno straordinario momento di unità e di protagonismo di ognuno. 3. Questa fase vivrà in tutto il percorso congressuale, sarà sancita nei Congressi di ogni istanza e avrà il suo compimento alla conclusione del Congresso nazionale. Praticamente, in questi primi capitoli dell'accordo, la maggioranza della CGIl e la sua ex minoranza, sottolineano il reciproco accordo a confluire in un documento unitario al prossimo congresso, e ad avere il massimo rispetto per il protagonismo di ognuna della parti contraenti l'accordo, quasi fossero le uniche sensibilità presenti in Cgil. Di fatto è la premessa al "Patto di cartello" per ridurre gli spazi a qualsiasi altra sensibilità di esprimersi e di vivere nel congresso Cgil, a salvaguarda esclusiva dei soggetti contraenti l'accordo. 4. Per questo occorre che le platee congressuali e la stessa definizione dei gruppi dirigenti – Comitati direttivi e Segreterie – in occasione dei singoli congressi, sia assolutamente rispettosa delle proporzioni di rappresentanza definiti al precedente Congresso e del percorso verso la costruzione di una nuova unità deciso dell’area programmatica Lavoro e Società, compresa la conferma, in questa fase, dell’esercizio del diritto di proposta e la continuità di esistenza come area programmatica, successivamente al Congresso nazionale, secondo le delibere regolamentari della Cgil.
Una palese trasgressione dello Statuto Cgil e del regolamento
congressuale.
5. La maggioranza espressa del XIV Congresso si assume, perciò, la responsabilità di garantire che nelle fasi congressali che precedono il Congresso nazionale viva pienamente lo stesso diritto di proposta esercitato finora da Lavoro e Società.
Qui la maggioranza esplicita
chiaramente il suo ruolo di garante affinchè nel percorso congressuale
venga garantito all'ex sinistra sindacale in Cgil (ormai ridottasi a mera
cordata Pattiana) la possibilità di mantenere il peso che questa
rivendica. Praticamente una dichiarazione di rispetto del Patto realizzato
tra le due sensibilità, e quindi di inutilità del congresso. Con questa
dichiarazione si pone infatti una compromettente pietra tombale sulla
trasparenza del percorso congressuale, e sul riconoscimento del ruolo che gli iscritti dovrebbero avere, almeno una
volta ogni quattro anni, nella verifica e nella elezione dei suoi gruppi
dirigenti. 6. Con la conclusione di tutti gli atti relativi al XV Congresso si sanzionerà la piena unità programmatica della Confederazione e verrà meno, perciò, la ragione del mantenimento del diritto di proposta. Pertanto, alla selezione dei gruppi dirigenti, compreso l’incarico di Segretario Generale ai vari livelli, parteciperanno anche le compagne e i compagni di Lavoro e Società, in quanto, a pieno titolo componenti della nuova maggioranza congressuale. Qui tutto diventa evidente. Alla fine di scopre che l'obiettivo è quello di dare un contentino all'apparato di Lavoro e Società per garantirsi il suo scioglimento come area programmatica e la sua ufficiale entrata nella maggioranza. Hanno un bel dire, i compagni di Lavoro e Società, nel sostenere che la loro area non si scioglierà. Lo stesso accordo da loro voluto e sottoscritto lo sta a sanzionare con estrema chiarezza ed efficacia. Quindi appare evidente che tutto l'impegno a mantenere in piedi l'area in questi mesi che ci separano dalla conclusione del congresso è funzionale solo a rendere esigibili i benefici dell'accordo per l'apparato dell'area, dopo di che ogni legame anche solo formale con l'esperienza precedente ed i delegati che l'hanno sostenuta, sparirà definitivamente. 7. Le compagne e i compagni firmatari di questo documento si rendono garanti della piena realizzazione dell’insieme di questo processo politico e impegnano, allo stesso fine, in particolare, le compagne e i compagni dei Centri regolatori. Col capitolo conclusivo si smonta anche l'ipocrisia presente nel titolo "documento di intenti sottoscritto dai 12 segretari confederali". Se di una lettera di intenti si tratta, questa non dovrebbe avere alcun valore ai fini dell'effettivo risultato che si promette di realizzare. Ma che senso ha questo "rendersi garanti" da parte di una segreteria ormai dimissionaria ad impegnare i centri regolatori alla realizzazione degli impegni sopra assunti?. E che senso ha allegare ciò ad un regolamento congressuale che, unico e solo, dovrebbe regolare il percorso congressuale, e che questo accordo pre congressuale di fatto contraddice e svilisce? Se ciò fosse lecito chiunque, allora, basta che sia iscritto alla Cgil, potrebbe, con pari dignità dei 12 segretari, contrarre una lettera di intenti dove uno promette un posto all'altro ed allegarlo al regolamento. Ma in realtà, come si vede dal contenuto e dal tono perentorio del documento, non si tratta di un documento di intenti, ma di un vero e proprio accordo per predeterminare il congresso, quindi impugnabile sul piano statutario ed illegittimo sul piano del codice civile per un sindacato, che non è una SPA nè tanto meno un'ente di diritto privato, ma una libera associazione nella quale ogni iscritto ha, nella possibilità di contare e decidere, pari dignità di Epifani e di Patta. Non lo diciamo noi ma lo Statuto della CGIL.
Ma della bontà e della validità di
questo accordo, sulla necessità che venga dichiarato illegittimo e
reso inagibile a fronte della sua palese illegatlità e mancanza di
rispetto verso la partecipazione libera degli iscritti nel percorso
congressuale e del loro diritto di esprimere liberamente il loro voto
partecipando così senza predeterminazione alcuna alla costruzione dei
propri gruppi dirigenti, se ne parlerà ancora nelle prossime settiman
Roma, 27 giugno 2005
Guglielmo Epifani Gian Paolo Patta Paola Agnello Modica Carla Cantone Titti Di Salvo Fulvio Fammoni Mauro Guzzonato Marigia Maulucci Paolo Nerozzi Achille Passoni Morena Piccinini Nicoletta Rocchi
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