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dopo
l'assemblea nazionale della rete 28 aprile
La
difficile strada per ricostruire una sinistra sindacale in CGIL
L'attuale situazione è
caratterizzata dalla necessità di mettere in campo, urgentemente, una
prospettiva di lavoro per una sinistra sindacale in Cgil, capace di
rappresentare un punto di vista ed una proposta altra dalle derive
concertative e dalle cadute degli spazi partecipativi e democratici della
Cgil.
I fatti che abbiamo
davanti sono:
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Una Cgil che nella sua maggioranza
ha ormai accettato di riprendere in maniera sempre più esplicita il
piano concertativo come linea di riferimento strategico e come base per
il confronto con gli altri sindacati e con Confindustria. I Toni pesanti
e rigidi che tutt'ora si assumono nei confronti del Governo di centro
destra sono parte della necessaria tattica verso una parte
oggettivamente ostile ma non portano con se una piattaforma di svolta nè
tanto meno un rilancio dell'iniziativa contro le subordinazioni della
contrattazione che rimangono "moneta di scambio" per le relazioni con
Confindustria e con l'eventuale nuovo prossimo quadro politico.
Basterebbe a testimoniare ciò la forte discordanza tra le dure parole
d'ordine contro il Governo Berlusconi e la storia recente di accordi
territoriali e categoriali che hanno di fatto aperto, verso
Confindustria, in materia di Legge 30 e di spostamento di quote sempre
maggiori della contrattazione salariale verso le sue forme "variabili" e
non "consolidate" della retribuzione. Basterebbe a testimoniare ciò la
debole posizione Cgil in materia di modello contrattuale e di regole
sulla rappresentanza, orientata prevalentemente a non rompere con le
pretese neo corporative di Cisl e Uil, condannandosi così, pure la Cgil,
a contaminazioni che vanno oltre la già sbagliata concertazione.
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Lavoro e Società ha ormai deciso
di smantellare il proprio ruolo di critica sostanziale e programmatica
nei confronti della linea maggioritaria in Cgil. Governata ormai
essenzialmente dagli interessi dell'apparato e dal conseguente "realismo
pragmatico", l'area programmatica è stata
impegnata in questi mesi esclusivamente a dimostrare la propria
affidabilità verso la maggioranza e certe forze del centro sinistra,
usando ciò come moneta di scambio per una trattativa (conclusasi, pare,
positivamente) che le garantisse, anche di fronte allo scioglimento
dell'esperienza programmatica-congressuale, di sopravvivere come
corrente riconosciuta all'interno della nuova maggioranza.
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La Rete 28 aprile, presentatasi
come un percorso di uscita dai rischi di liquidazione di una sinistra
sindacale in Cgil prodotti dallo scioglimento nella maggioranza di
"Lavoro e Società", è tutt'ora impantanata dallo scontro interno tra
valutazioni di tipo burocratico (più attento alle alleanze interne alla
Cgil) e quanti invece assumono come prioritario l'obiettivo di dare una
prospettiva alle centinaia di delegati che, nel corso di numerose
iniziative territoriali e regionali, hanno espresso chiaramente la loro
disponibilità e volontà di riproporre, in Cgil, un punto di vista
diverso ed organizzato. L'assemblea nazionale della rete 28 aprile,
tenutasi venerdì 15 luglio non ha infatti risposto alle urgenze della
situazione ed alla forte richiesta dal basso di organizzare per il
prossimo congresso Cgil la discesa in campo di una piattaforma
alternativa e di una organizzazione capace di darle gambe e prospettiva.
Non tutti i 5 promotori della rete,
sembrano in realtà convinti di sostenere fino in fondo il percorso da loro
innescato con l'iniziativa del 18 aprile scorso che portò alla
costituzione della "rete". Ma a dispetto di ciò rimangono valide le
ragioni che hanno portato molti delegati a parteciparvi ed ad aderirvi.
Ci aspetta infatti un congresso blindato,
tutto orientato ad ordinare la Cgil attorno al nuovo quadro di affidamenti
che l'accordo tra Lavoro e Società e la maggioranza sta producendo, e
tutto orientato a modellare la linea dell'organizzazione per garantire una
adeguata pace sociale in caso di vittoria del centro sinistra alle
prossime elezioni e, comunque, a ricucire gli "strappi" di questi anni. Quindi bontà della concertazione, e disponibilità a
nuovi sacrifici (salariali e normativi) per favorire la gestione e
l'uscita dalla crisi di remunerabilità delle imprese. Il tutto si basa
sull'idea del nuovo "patto sociale" Sindacati, Governo e Confindustria e
di regole (nuove) che riducano le inevitabile contraddizioni che questo
nuovo Patto produrrà.
In questa situazione l'assenza della
messa in campo di una chiara ed esplicita posizione alternativa è da
suicidio. Chi non lo capisce è perchè, di fatto, ha rotto ogni legame con
la realtà concreta e con la fatica quotidiana di milioni di lavoratori in
lotta per la sopravvivenza, per cercare di mantenere
attiva una speranza di emancipazione dai vincoli che le leggi del mercato
gli impongono, per avere nel loro sindacato una organizzazione capace di
rappresentarli e non di utilizzare il loro consenso per agire come
"soggettività politica" autoreferenziale ed indipendente dai bisogni che
dovrebbe rappresentare. Chi non lo capisce è perchè mette se stesso (ed il suo
interesse di ceto sindacale) al di sopra di ogni cosa.
Questo vale per molti funzionari di
Lavoro e Società che hanno ormai deciso di disarmare e di passare alla
maggioranza, ma vale anche per quanti, nella rete 28 aprile, dopo
aver lanciato un percorso nel quale centinaia di delegate e delegati si
sono esposti non senza fatica, hanno prodotto quella incomprensibile
"fermi tutti ... marcia indietro" che è stata l'assemblea nazionale del 15
luglio a Roma. Ciò dimostra che il rischio di sciovinismo è presente
in tutto il ceto sindacale, anche in quello che apparentemente si dichiara
più a sinistra degli altri.
Che fare ??
Il "buco nero" dell'assemblea del 15
luglio non cambia il quadro delle necessità in campo, anche se ha reso
estremamente più difficile dargli soluzione.
Dal punto di vista del merito
rimangono aperte due possibilità per introdurre nel dibattito congressuale
una posizione in controtendenza alla deriva sindacale dei prossimi anni.
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Si potrebbe, se la Fiom menterrà le
sue tesi alternative sull'autonomia della contrattazione (col definitivo
abbandono di ogni prederminazione) e sull'esigibilità da parte dei
lavoratori (e non invece per discrezionalità delle organizzazioni) di
disporre dello strumento del referenum sulle piattaforme e sugli accordi,
sostenere queste tesi, organizzandovi attorno il massimo di consenso
possibile e mettendo conseguentemente sotto critica le deboli tesi della
maggioranza fino a ridurne il consenso.
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Oppure (a maggior ragione in assenza
di una iniziativa della Fiom fortemente qualificata) utilizzare la
possibilità data dallo statuto della Cgil e raccogliere velocemente 400
firme di membri di direttivi territoriali e regionali CGil, e di direttivi
nazionali di categoria.
Il grosso limite delle Tesi
alternative della Fiom (se presentate) è comunque quello di non essere
collegate alla elezione dei delegati, quindi di non produrre quella misura
automatica del consenso da loro ottenuto e di non pesare conseguentemente
sulla formazione dei gruppi dirigenti della Cgil. Rimarrebbe una
importante battaglia politica, capace di segnare il dibattito ma senza
garanzia alcuna di intaccare gli equilibri e la rappresentanza
nell'organizzazione.
Potrebbe essere l'unica soluzione
che ci rimane per tenere aperta, nel breve periodo, in Cgil una battaglia
di merito e per mantenere in piedi una rete capace di aggregare attorno
alla sua piattaforma il consenso necessario a continuare, anche dopo il
congresso, la sua battaglia in Cgil.
Ma molto più chiaro e lineare rimane
un percorso congressuale
organizzato sul confronto tra due documenti complessivamente alternativi,
non solo perchè produrrebbe un collegamento immediato alla elezione dei
delegati e quindi sui futuri gruppi dirigenti, ma anche perchè darebbe una
base ben più solida ed efficace alla riorganizzazione di una sinistra
sindacale in Cgil che, oltre che con questa battaglia congressuale dovrà
misurarsi nei prossimi mesi ed anni con rischi di ulteriori cedimenti
sindacali.
In questo senso raccogliamo la
posizione di Giorgio Cremaschi, purtoppo non chiaramente esplicitata
(anche se contenuta) nella sua relazione e nelle sue conclusioni
all'assemblea del 15 luglio) di sostenere nei prossimi giorni uno sforzo
particolare per provare a raccogliere le 400 firme necessarie alla
presentazione di un documento alternativo. Una posizione, questa, che
Giorgio Cremaschi esprimerà esplicitamente nel suo intervento al direttivo
nazionale Cgil convocato i giorni 18 e 19 luglio per discutere del
congresso.
Abbiamo solo 10 giorni (fino al 29
luglio) per provare a raccogliere le 400 firme necessarie. L'impegno sarà
quindi enorme ma è l'unica possibilità che abbiamo a disposizione per
rompere la blindatura congressuale e per dare forma alla necessità di dare
continuità ad una sinistra sindacale in Cgil, strutturata come area
programmatica congressuale. Oltretutto, un documento presentato e
sostenuto con 400 firme di mebri di direttivi confederali territoriali e
regionali e di direttivi nazionali di categoria, qualificherebbe
l'iniziativa come nata dal basso e quindi non condizionabile da tattiche
di apparato od altro. Un percorso che segnerebbe anche la forma
organizzativa che (anche senza il documento) dovremo velocemente
costruire. Un'area programmatica strutturata sulla massima partecipazione
e non su regole che danno ai funzionari tutto il potere di controllo e di
direzione che ha caratterizzato la recente esperienza di "Lavoro e
Società".
Torniamo
quindi all'impegno in prima persona
dei delegati che, anche se privi di un apparato che ormai ha scelto altre
strade, possono dimostrare di essere l'ossatura essenziale e
insostituibile di ogni battaglia di emancipazione del lavoro.
A
questo scopo è stato predisposto il modello su cui raccogliere le firme
per la presentazione del documento, provvisoriamente chiamato "per
l'indipendenza e la democrazia sindacale" (primo firmatario Giorgio Cremaschi della Fiom nazionale).
Per ogni
informazione e comunicazione scrivere a:
coord.naz.rsu@ecn.org
oppure
a
rete28aprile@yahoo.it
Materiali allegati:
il documento
"per l'indipendenza e la democtrazia sindacale"
(prima stesura)
il modulo per la raccolta delle firme
il testo delle tesi
congressuali presentate da
Epifani
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