Il  sindacato iracheno dei lavoratori del petrolio (Iraqi oil union) contro  la privatizzazione

(10 giugno 2005)

 


 

Il  25 e il 26 maggio a Basra (Iraq) la General union of oil employees (Guoe)  ha organizzato una storica conferenza sulla privatizzazione del settore  pubblico iracheno, con il motto: ”Per far rivivere il settore pubblico  e per costruire un Iraq libero dalla privatizzazione”.

 

Hanno  partecipato 150 attivisti dei sindacati, la maggior parte membri del  Guoe e leader sindacali da Nassiriyah, Amara e Basra, oltre a  rappresentanti della Federazione irachena dei sindacati e attivisti dei  partiti politici. C’erano anche delegati internazionali, organizzati  da Iraq occupation focus, e rappresentanti delle organizzazioni della  società civile del Regno Unito e degli Usa, che per 4 giorni hanno  visitato i siti petroliferi, intervistando lavoratori e sindacalisti.

 

Ewa  Jasiewicz, coordinatore della delegazione, è intervenuto sul tema “Solidarietà  internazionale, la lezione di Solidarnosc in Polonia e progetti per  imporre il modello del libero mercato polacco in Iraq”; Greg Muttitt,  ricercatore di Platform, ha parlato di “Progetti per aprire le riserve  petrolifere irachene alle multinazionali, e come certi contratti di  produzione petrolifera  privano  i governi di entrate e controllo sulle proprie industrie”; Justine  Alexander, coordinatore di Jubilee Iraq, organizzazione che si occupa  della cancellazione del debito estero dell’Iraq contratto durante il  regime, ha affrontato il tema del “Ruolo della Fism nell’utilizzo  del debito estero iracheno come leva per aprire l’economia alla  privatizzazione, e le ragioni etiche e legali per la cancellazione  incondizionata del debito”. David Bacon, giornalista americano in  rappresentanza di Us labour against the War (Uslaw), ha parlato di “Esperienze  ed effetti della privatizzazione in Messico e come i lavoratori  messicani nel settore elettrico e petrolifero hanno impedito la svendita  delle loro industrie; è intervenuta anche la dottoressa Martha Mundy,  docente di antropologia alla London school of economics e  copresidentessa del Comitato britannico delle Università della  Palestina (Bricup).

 

Alla  conferenza hanno dato il loro contributo anche studiosi e professori  dell’Università di Basra sui diversi aspetti della privatizzazione: l’attuale  capacità industriale irachena; la necessità di nuova tecnologia,  costruzione e capitale; i sistemi azionari; il welfare sociale; il  debito iracheno; competitività delle importazioni a basso costo;  monopoli e i rischi della corruzione nel settore pubblico e privato.

 

I  membri del Guoe e i sindacalisti hanno portato la loro esperienza  riguardo agli sforzi per una ricostruzione indipendente, affermando che  i lavoratori iracheni hanno difeso e riabilitato l’industria  nonostante i saccheggi di massa e il degrado deliberato sotto gli occhi  e con il permesso “di fatto” delle forze di occupazione.

 

Inoltre,  non c’è stato alcun dibattito democratico sulla privatizzazione all’interno  del Parlamento, e non si è insediata alcuna commissione per discutere  pubblicamente dell’argomento – in contrasto con le procedure di  altri paesi del Medio Oriente.

 

Gi  Stati Uniti nella loro dichiarazione finale alla conferenza hanno  affermato che “L’attuale situazione dell’Iraq è quella di un paese che difetta di una infrastruttura politica stabile e di un sistema  economico che sia chiaramente definito sul quale la gente possa fare  affidamento. Stando così le cose, i partecipanti alla conferenza  credono che la privatizzazione dei settori petrolifero e industriale, o  di una parte di essi, farà grande danno al popolo iracheno e alla sua  economia”.

 

Numerosi  i messaggi di solidarietà arrivati per questa occasione da parte di  organizzazioni e sindacati da tutto il mondo: oltre a quello inviato  dalla Fiom-Cgil e da altre organizzazioni italiane, è stata  testimoniata solidarietà da Africa del Sud, Argentina, Canada,  Filippine, Francia, Giappone, Grecia, Polonia, Regno Unito, Scozia,  Stati Uniti, Svezia e Venezuela.

 

6  giugno 2005

 


 

FIOM - Ufficio internazionale

 

fonte: www.fiom.cgil.it