| CONTRATTI PUBBLICI QUANDO MILLE EURO AL MESE NON BASTANO PIù #8230;. NON SERVE UN NUOVO ACCORDO BIDONE! SUL LORO CONTRATTO DEVONO DECIDERE I LAVORATORI! Alla fine hanno firmato! Un accordo che prevede aumenti salariali, che se va bene verranno pagati nel 2006, di ben 3 punti percentuali al di sotto della già contenuta richiesta portata dai confederali al tavolo delle trattativa. Nei fatti l#8217;abolizione di una tornata contrattuale! I sindacati confederali e autonomi che hanno messo la loro firma su quell#8217;accordo hanno scelto di #8220;accodarsi#8221; alle dichiarazioni del Governo, della Confindustria e dei loro #8220;esperti#8221; che nei mesi scorsi si sono affannati a dare numeri in libertà, senza una analisi seria e fondata, per dimostrare l#8217;indimostrabile: che inostri stipendi sarebbero #8220;esorbitanti#8221; rispetto alle condizioni del paese e che si sarebbero rivalutati in questi anni con un tasso addirittura superiore all#8217;inflazione. La decisione di Fim Fiom e Uilm di aggiungere altre 4 ore di sciopero alle 10 già indette per il mese di giugno per mobilitarsi insieme ai dipendenti pubblici era un primo passo nella direzione giusta: quella di collegare e unificare le lotte delle varie categorie. Una scelta in controtendenza rispetto alla contrapposizione tra dipendenti pubblici e privati alimentata per anni dalle stesse organizzazioni confederali e che è servita solo a far #8220;ingoiare#8221; ai pubblici il peggioramento delle loro condizioni salariali, normative e pensionistiche. Senza alcun guadagno per i privati, anzi tutt#8217;altro! La sottoscrizione di un accordo che non tutela il salario reale dei dipendenti pubblici e che nel contempo lascia soli i metalmeccanici e le altre categorie del privato impegnate in analoghe vertenze per il rinnovo dei contratti, è un inaccettabile segnale nella direzione opposta. Una scelta in #8220;continuità#8221; con le politiche sindacali che hanno caratterizzato l#8217;ultimo decennio e che tanta sfiducia hanno prodotto nel ruolo stesso del sindacato come strumento collettivo di difesa degli interessi del lavoro dipendente. In un Paese dove anche chi un lavoro ce l#8217;ha non riesce a progettare il proprio futuro e fa fatica a far fronte alle spese del presente (casa, scuola, salute, consumi essenziali) tutto serviva meno che l#8217;ennesimo accordo bidone che fa pagare alle lavoratrici e ai lavoratori una politica governativa che ha dissanguato l#8217;economia pubblica attraverso condoni e sgravi fiscali e usato le risorse pubbliche per finanziare amici e parenti. Un accordo di 2 paginette che riesce ad andare oltre la #8220;resa#8221; sugli aumenti contrattuali. Ci sono infatti almeno altre 2 perle in poche righe. La finalizzazione dei miseri incrementi sui fondi per la contrattazione decentrata alla #8220;valorizzazione#8221; delle prestazioni e del merito ovvero la conferma del sistema premiante basato sull#8217;arbitrio della dirigenza (le famigerate pagelline). L#8217;accettazione di un piano di #8220;mobilità del personale#8221; che deriverebbe dai processi innovativi introdotti nella pubblica amministrazione. E mentre il problema dei dipendenti pubblici è sempre più quello del blocco delle assunzioni e della crescita del lavoro precario i sindacati firmatari dell#8217;intesa pensano a come aiutare il Governo a ridurre ulteriormente gli organici della Pubblica Amministrazione!. UN ACCORDO CHE GIUDICHIAMO IRRICEVIBILE E SU CUI CREDIAMO SI DEBBANO ESPRIMERE LE LAVORATRICI E I LAVORATORI CON ASSEMBLEE CAPILLARI IN OGNI POSTO DI LAVORO! E#8217; tempo che cominci una nuova #8220;primavera#8221; in cui i diritti di chi lavora tornino ad occupare un posto centrale nella scena politica e sociale del Paese e le lavoratrici e i lavoratori tornino a rivendicare tutti insieme salario e diritti, al di là delle categorie. E#8217; tempo che i firmatari di accordi come questo tornino #8220;in produzione#8221; invece che andare a trattare #8220;la riduzione del potere d#8217;acquisto#8221; degli stipendi di altri! Milano, 28 maggio 2005 UFFICIO STAMPA SINCOBAS |