La situazione non cambia ma anzi peggiora per la Pubblica Amministrazione:salari da fame, Flessibilità, mobilità e contratti decentrati ingessati

Non più tardi di pochi giorni fa, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha ripetuto che il Governo potrebbe anche accordare aumenti superiori alla inflazione programmata (ma non a quella reale !) in cambio di una drastica riduzione del personale “in esubero” e meccanismi di mobilità per rendere più flessibile il lavoro nella Pubblica Amministrazione.

La ricetta di Berlusconi è  quella di esportare  in Italia la ricetta Blair  che ha tagliato in pochi anni 100 mila posti di lavoro e messo in mobilità 20 mila dipendenti pubblici con tagli  nei dipartimenti del lavoro, del welfare, della scuola e della sanità con l’idea di peggiorare il già brutto accordo sul costo del lavoro nel 1993 per aumentare la durata dei rinnovi contrattuali e evitare ogni tipo di adeguamento, anche fittizio, dei salari alla inflazione.

L’Ocse, Organizzazione dei paesi industrializzati invoca il Governo Italiano  a varare un pacchetto di interventi: liberalizzare i mercati e nuove privatizzazioni, mobilità del personale, compartecipazione tra pubblico e privato nella gestione dei servizi, aumenti ridotti per il personale pubblico, una riduzione delle materie oggetto di contrattazione sindacale nazionale e decentrata.

 

Baccini e Siniscalco alle 13.36 di Venerdi’ 27\5 ipotizzano un aumento del 5,1% ribadendo che su questa cifra Cgil Cisl Uil avevano dato il proprio assenso dopo avere avuto mandato dai loro stessi delegati a trattare solo aumenti non inferiori all’8%.

Le parti troveranno un accordo, gli aumenti in realtà non compenseranno la perdita di potere di acquisto, accresceranno le sperequazioni all’interno del comparto, non saranno uguali per tutti\e e mediamente si attesteranno a meno di 50 euro; la parte normativa contrattuale a sua volta determinerà un progressivo peggioramento della condizione lavorativa e salariale nella PA; nei luoghi di lavoro Cgil Cisl, Uil diranno di avere raggiunto un buon risultato  ma fin dai prossimi mesi inizieremo a sperimentare  le reali conseguenze con un uso flessibile della forza lavoro e un ricorso selvaggio alla mobilità .  Del tutto strumentale è la convocazione di uno sciopero utilizzato solo per accelerare la firma di contratti basati su mobilità, flessibilità e sempre più precarietà nella PA.

In questo modo si delegittima perfino lo strumento dello sciopero generale trasformandolo in una farsa dai contenuti grotteschi ma tragici per chi lavoro.

La conclusione di questo accordo potrebbe poi riservare sorprese sul fronte della previdenza integrativa visto che con l’avvicinarsi della legge delega in materia previdenziale crescono gli appetiti di Cgil cisl uil per estendere magari al tfs lo stesso trattamento riservato al tfr (verso la previdenza integrativa)

 

Il 30 aprile scorso il segretario della Cgil Epifani aveva detto che ulteriori sacrifici non sarebbero stati accettati ma dalle prime indiscrezioni sui contenuti del contratto (sul quale l’omertà di cgil cisl uil e autonomi è a dir poco vergognosa) un aumento al di sotto della inflazione reale e insufficiente a recuperare potere di acquisto sarà presentato come una vittoria occultando tutti i peggioramenti che interessano la parte normativa;fondi del salario decentrato ingessati, impossibilità per le Amministrazioni di aggiungere risorse fresche se non legate alla produttività, minore ricorso alle progressioni di carriera destinando fondi alla mobilità  e con tetti di spesa prestabiliti che impediranno ai contratti decentrati di migliorare, seppur di poco, la situazione economica dei\lle dipendenti pubblici.

  Da anni le direttive Aran sono imperativi categorici per ogni Amministrazione e solo la miopia di Cgil cisl uil nega l’evidenza dei fatti tanto è vero che  nel Bollettino Aran del Gennaio scorso il presidente Fantoni così scriveva:

L’idea che un servizio pubblico abbia un costo e che quel costo sia misurabile e che un dipendente a qualsiasi livello debba essere valutato e retribuito sulla base del contributo individuale e\o collettivo al raggiungimento di un risultato predeterminato non è ancora molto popolare all’interno della PA.

Tradotto in linguaggio corrente il dipendente sarà soggetto ai  diktat dei programmi di mandato dei politici e avrà una parte sempre più consistente del proprio salario legata ai cosiddetti risultati (aumenteranno i carichi di lavoro, le mansioni esigibili e lo stesso lavoro subirà forti pressioni per indirizzarsi verso obiettivi da raggiungere che nella maggior parte dei casi niente hanno a che vedere con un potenziamento \ miglioramento dei servizi).

I circa 100 euro di aumenti poi non saranno uguali per tutti , se gli enti pubblici non economici avranno 108 euro  gli enti locali arriveranno appena a 79 Euro.  Ma l’Aran non si limita a dettare linee ma arriva a dire tramite l’ineffabile Fantoni (Il sole 24 ore 11\5\2005)  che le risorse andrebbero tenute segrete preconizzando trattative con la forza lavoro completamente all’oscuro.

Sempre dalle pagine de Il sole 24 ore economisti ed editorialisti dicono da mesi che sono proprio i\le dipendenti pubblici a dovere pagare una situazione economica di crisi e la esiguità dei loro aumenti sarò funzionale al risanamento della finanza pubblica introducendo alcuni elementi di novità alquanto perniciosi come la retribuzione differenziata e un aumento della quota di salario determinata dalla valutazione dei Dirigenti. Si indeboliscono gli istituti contrattuali nazionali e stabili a favore di un decentrato che avrà ancora meno materie oggetto di contrattazione sindacale e rafforzerà il potere dei Dirigenti

Il Governo dice che i dipendenti pubblici sono troppi ma se guardiamo i paesi a capitalismo avanzato, Usa ; Francia, Germania, le nazioni scandinave, i dati italiani sono di gran lunga al di sotto della media e lo stesso dicasi per il costo del lavoro

C’è da dire che nella media delle retribuzioni della PA sono conteggiati gli aumenti del Ministero degli Esteri, della Difesa (+12% sponsorizzato da AN) di CC, PS (complessivamente quasi il 9%),  che percepiranno più soldi; sono  proprio questi contratti della sfera sicurezza che portano l’Istat a denunciare nei primi mesi 2005 una crescita delle buste paga pari al 3,5%).

 I dipendenti pubblici sono 3 milioni e 360 mila ma questa cifra andrebbe aumentata di un quarto per comprendere tutte quelle figure atipiche che attraverso rapporti precari operano alle dipendenze della PA. Un discorso analogo andrebbe fatto per le migliaia di Lsu e lpu che negli anni novanta hanno coperto i buchi della Pa e il loro lavoro di anni non viene coperto da alcun contributo previdenziale.

Un altro luogo comune è quello che vedrebbe i dipendenti Pubblici presenti soprattutto al Sud (se nella sanità fosse vero non si capirebbe la ragione per la quale quasi un milione di italiani ogni anno si sposta negli ospedali del centro nord per ricevere le cure necessarie). Lazio e Lombardia occupano da sole quasi il 25% della forza lavoro pubblica e tra Veneto, Emilia R , Piemonte e Toscana si raggiunge un altro 26%.

La devolution e il modello federale hanno solo aumentato le spese pubbliche senza dare nulla in cambio:i servizi gratuiti e\o a basso costo sono ai minimi storici, le esternalizzazioni hanno determinato crescenti disuguaglianze all’interno delle aziende pubbliche dove vivono molteplici livelli contrattuali e retributivi scaricando sulle cooperative i costi del lavoro ridotti all’osso (mentre crescono i compensi dei Dirigenti e dell’area quadri e soprattutto i proventi di consulenze esterne

 

Per queste ragioni crediamo sia necessario

o      Discutere in ogni luogo di lavoro sui contenuti reali dell’accordo e denunciarne il contenuto

o      Mobilitare i lavoratori e le lavoratrici nel mese di Giugno per respingere il contratto nelle assemblee che convocheranno  sul contratto

o      Iniziative locali per denunciare la precarizzazione del rapporto di lavoro, l’arretramento sul fronte dei diritti, per potere di acquisto dei salari e potere di contrattazione.

o      Una campagna nazionale contro lo scippo del tfr e flessibilità e mobilità nella PA

 

 

COBAS Pubblico Impiego