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La vicenda dei contratti pubblici
Dichiarazione di Mimmo Rizzuti - Segretario nazionale FLC CGIL
La vicenda contrattuale dei lavoratori
pubblici, tra cui quelli della scuola università e ricerca, continua ad
allontanarsi da ogni possibile soluzione adeguata. I ritardi imposti ed
accumulati( dai 40 mesi della ricerca ai 16 degli altri
contratti)sommati al precipitare della situazione della finanza pubblica
ed alla sostanziale crisi di un Governo le cui responsabilità sono
talmente nette, indiscutibili e visibili da non richiedere
aggettivazioni di sorta, hanno prodotto un corto circuito che rischia
di scaricarsi di nuovo e tutto ,sul mondo del lavoro, a cominciare da
quello pubblico. Proprio per questo il Sindacato, che ha sostenuto in
tutta questa lunga fase una decisa e vigorosa battaglia, deve
mantenere i contenuti, le dimensioni e la coerenza delle piattaforme
sulle base delle quali milioni di lavoratori hanno scioperato e lottato.
La sequenza convulsa di incontri centralizzati di quest’ultimo periodo,
con il corollario conseguente degli ultimatum reiterati rischia,
però, di farci perdere il senso della intera vicenda. In realtà, oggi,
si fa fatica a capire persino gli elementi centrali della contesa. Il
tutto sembrerebbe ridursi ad un braccio di ferro per 2,50-6,00 euro.
Cioè alla differenza tra i 95 € proposti dal Governo ed i 97,5-101
rivendicati dal sindacato nelle diverse dichiarazioni dell’oggi, a
fronte delle richieste iniziali oscillanti tra i 160 ed i 180 euro a
seconda dei comparti, corrispondenti alla mitica rivendicazione,
ampiamente motivata, dell’8%. In realtà quella richiesta,ormai
chiaramente e definitivamente archiviata, alla luce di quanto sta
avvenendo, sembra essere stata da sempre una aspirazione agitata, cui
non ha corrisposto nessuna iniziativa perché si affermasse
concretamente. Ma occorre aggiungere ( e la cosa è, per molti versi,
ancor più preoccupante dello stesso grave ridimensionamento delle
cifre) che non emergono ancora in alcun modo i termini qualitativi di
un possibile accordo, anche a ribasso. Non c’è dubbio che al Governo
bisogna rispondere con una grande mobilitazione corale che vada ben
oltre la rivendicazione di 2,5 - 6,00€, a seconda del dichiarante. Se
questa scelta restasse ancorata alle dimensioni sopra richiamate , oltre
che un errore clamoroso (senza una incentivazione dei consumi,
quindi, senza adeguati rinnovi contrattuali nel pubblico e nel privato,
la ripresa sarebbe destinata ad attendere ancora chissà quanto) sarebbe
un pessimo segnale per il futuro prossimo. Ma sarebbe forse ancor più
grave sul piano del metodo, perché determinerebbe la sospensione della
democrazia di mandato. Le piattaforme che si votano e vengono, anche con
modalità ed in sedi diverse, approvate, diventerebbero pezzi di carta
di scarso valore. I lavoratori e le lavoratrici sarebbero di fatto
espropriati di ogni decisione in merito al loro contratto, che
resterebbe affidato ad un puro processo di mediazione politica, con
l’aggravante del tentativo di esportare questi metodi anche verso i
settori privati,come richiede la Confindustria di Montezemolo. Cosa
significhi ciò in termini di autonomia, indipendenza e democrazia per il
sindacato, non è difficile capirlo. Ma è difficile pensare che la
vicenda possa essere chiusa così, senza un intervento diretto, da
protagonisti, dei lavoratori, delle lavoratrici, delle loro
rappresentanze unitarie e del quadro diffuso dei loro sindacati.
Mimmo Rizzuti - Segretario nazionale FLC CGIL
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